Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia aprono al pubblico un ciclo di mostre che si estende da marzo 2026 fino ai primi mesi del 2027, presentando una selezione di artisti internazionali la cui produzione affronta con rigore e complessità questioni politiche, sociali e identitarie. Le esposizioni negli spazi della Pinault Collection, curate rispettivamente da Jean-Marie Gallais, Emma Lavigne e Fernanda Brenner, mettono in scena un panorama ampio e diversificato della pratica artistica contemporanea, in cui pittura, installazione, multimedialità e performance dialogano con la storia, la memoria e i conflitti globali.
A Palazzo Grassi, dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027 Michael Armitage è protagonista con la mostra The Promise of Change, una retrospettiva, a cura di Jean-Marie Gallais, che comprende quarantacinque dipinti e oltre cento studi preparatori. L’artista keniota-britannico, nato a Nairobi nel 1984, sviluppa una pratica pittorica che intreccia realismo e visione onirica, affrontando temi di rilevanza globale come conflitti, crisi migratorie e tensioni sociopolitiche. Le opere in mostra, realizzate a olio su tessuto ricavato dalla corteccia secondo tradizioni ugandesi e indonesiane, mostrano composizioni stratificate e intensità cromatica, in cui figure reali e immaginarie si sovrappongono a riferimenti letterari, cinematografici e storici.
I soggetti spaziano dai resoconti delle violenze elettorali in Kenya nel 2017 ai temi del confinamento globale del 2020-2021, passando per ritratti simbolici e narrazioni mitologiche. Il percorso espositivo conduce i visitatori attraverso paesaggi abitati da presenze ambigue e situazioni emotivamente complesse, in cui la violenza si intreccia alla dolcezza, e la memoria storica si confronta con l’interpretazione soggettiva. Il catalogo in collaborazione con Marislio Arte (Venezia) accompagna l’esposizione con testi di Jean-Marie Gallais, Manthia Diawara, Salman Rushdie e Ocean Vuong, e un’intervista di Hans-Ulrich Obrist con l’artista, mentre il programma culturale prevede un concerto del gruppo ugandese Nakibembe Xylophone Troupe il 7 maggio.
Nello stesso spazio, dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, Amar Kanwar propone la mostra Co-travellers, a cura di Jean-Marie Gallais, che riunisce due installazioni multimediali distanti vent’anni nella loro realizzazione. L’artista indiano, nato nel 1964 a New Delhi, sviluppa opere che combinano documentazione e narrazione poetica, ponendo l’accento su questioni di giustizia, resistenza e violenza politica. The Torn First Pages (2004-2008) documenta la lotta per la democrazia in Birmania attraverso l’uso di archivi e video, mentre The Peacock’s Graveyard (2023) esplora il ciclo della vita e la morte attraverso sette schermi che evocano una coreografia visiva accompagnata da un raga (musica classica indiana melodica) eseguito dal pianista Utsav Lal.
Le opere di Kanwar trascendono la cronaca diretta per produrre narrazioni stratificate, in cui immagini e testi si combinano per stimolare una riflessione sulla violenza, il potere e la moralità. Il programma culturale prevede proiezioni aperte al pubblico nel mese di settembre 2026 e un incontro tra artista e curatore presso il Teatrino di Palazzo Grassi. A corredo della mostra è disponibile un catalogo, pubblicato in collaborazione con Marsilio Arte (Venezia), che include il testo dell’opera The Peacock’s Graveyard di Amar Kanwar.
A Punta della Dogana, dal 29 marzo al 22 novembre 2026, Lorna Simpson presenta la mostra Third Person, a cura di Emma Lavigne e realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York. L’esposizione costituisce la più importante presentazione europea dell’artista statunitense dal 2015, includendo circa cinquanta opere tra dipinti, collage, sculture, installazioni e film, con opere inedite create appositamente per gli spazi veneziani. Simpson, nata nel 1960, negli Stati Uniti, esplora la costruzione dell’immagine e le tensioni tra memoria, rappresentazione e stereotipi attraverso un linguaggio concettuale che integra pittura, fotografia e collage.
Il percorso espositivo si articola in tre nuclei: composizioni figurative che evocano tensioni politiche e sociali, panorami artici in tonalità di blu e grigi che trasmettono sospensione e incertezza, e una galleria di ritratti femminili che interrogano l’identità e la percezione. La mostra include quaranta collage in cui l’artista sperimenta giustapposizioni e slittamenti di senso, esplorando stati della materia e fenomeni naturali come acqua, fuoco e ghiaccio. Il programma culturale comprende un concerto di esperanza spalding il 9 maggio e un intervento in autunno di Jason Moran, pianista e compositore. La mostra è corredata da un catalogo, edito in collaborazione con Marsilio Arte (Venezia), che comprende un testo di Emma Lavigne insieme a testi di sezione e didascalie commentate.
Sempre a Punta della Dogana, dal 29 marzo al 22 novembre 2026 l’artista brasiliano Paulo Nazareth propone la mostra Algebra, curata da Fernanda Brenner. La mostra raccoglie oltre vent’anni di pratica artistica, includendo opere inedite e lavori presenti nella Pinault Collection. Il titolo rimanda all’etimologia araba del termine algebra, al-jabr, interpretata come il processo di ricomporre ciò che è fratturato. Nazareth affronta temi legati alla violenza strutturale e coloniale, alla migrazione e ai confini culturali, sviluppando un metodo di ricerca basato sul camminare e sull’esperienza diretta dei luoghi. L’allestimento trasforma lo spazio dell’ex dogana in un continuum di stazioni che evocano le tracce di navi negriere e relazioni di potere non registrate, dove fotografie, testi e oggetti documentano la sovrapposizione di identità, storia e finzione.
La mostra include anche un dialogo tra la città di Venezia e la sua omonima brasiliana nello stato di Minas Gerais, creando una riflessione sulle geografie e sui sistemi di registrazione storica. Il catalogo pubblicato in collaborazione con Marsilio Arte (Venezia) accompagna l’esposizione con testi di Fernanda Brenner, Gabriela de Matos, Johny Pitts e Philippe Rekacewicz, mentre il programma culturale prevede performance aperte al pubblico, tra cui un intervento al Teatrino di Palazzo Grassi l’8 maggio.
Le mostre della Pinault Collection a Venezia presentano così un quadro articolato della produzione artistica contemporanea internazionale, in cui pittura, installazione, multimedialità e pratiche concettuali dialogano con questioni globali e riflessioni sulla storia, la memoria e l’identità.
| Città | Venezia | Sede | Palazzo Grassi | Date | Dal 29/03/2026 al 10/01/2027 | Artisti | Michael Armitage, Lorna Simpson, Amar Kanwar, Paulo Nazareth | Curatori | Emma Lavigne, Jean-Marie Gallais, Fernanda Brenner | Temi | Arte contemporanea |
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