Il Museo Poldi Pezzoli di Milano è il protagonista del nuovo capitolo italiano del World Monuments Fund, con un progetto dedicato al recupero del Salone dorato, uno degli ambienti più rappresentativi della casa museo fondata da Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Presentato nel maggio 2026, il progetto è il risultato di un anno e mezzo di ricerche d’archivio, interventi di restauro e operazioni di riallestimento, inserendosi nel percorso di valorizzazione degli spazi e delle collezioni avviato dal museo nel 2023.
Il progetto, curato da Alessandra Quarto e Piero Guicciardini, è partito dal confronto con la Soprintendenza e dall’analisi della documentazione storica, con l’obiettivo di recuperare alcuni elementi dell’assetto concepito nell’Ottocento e modificato nel corso del Novecento. Il Salone dorato ospita i capolavori della collezione di Rinascimento italiano e fu immaginato da Poldi Pezzoli come il luogo destinato alle opere più preziose della sua raccolta, tra dipinti, arredi, arazzi e sculture. Gian Giacomo Poldi Pezzoli aveva costruito il proprio progetto collezionistico secondo due direttrici: da una parte l’acquisto di opere selezionate secondo il criterio del capolavoro e dell’unicità, dall’altra la decorazione degli ambienti del suo appartamento attraverso il ricorso agli stili del passato. Alla realizzazione della casa museo parteciparono alcuni tra i principali artisti dell’Accademia di Brera, tra scultori, intagliatori, ebanisti e frescanti, sotto la direzione di Giuseppe Bertini (1825-1898).
Il Salone dorato fu ultimato poco dopo la morte di Poldi Pezzoli, avvenuta nel 1879. I documenti conservati nell’archivio del museo permettono di ricostruire l’iter dei lavori attraverso contratti, pagamenti e forniture. Nella guida del museo pubblicata nel 1883, Bertini definiva il Salone il fulcro della casa, caratterizzato dal soffitto in legno dorato da cui deriva il nome della sala e da pareti decorate nella parte superiore con affreschi raffiguranti putti e festoni di fiori e frutti. Elemento centrale dell’ambiente era inoltre la grande finestra a serliana in stile rinascimentale, affacciata sul giardino. La struttura era realizzata in marmi policromi e presentava, nella parte inferiore, colonne con capitelli in bronzo, mentre la grande arcata a tutto sesto era decorata da rosette.
I contratti relativi alla realizzazione della serliana risalgono al marzo 1876 e restituiscono con precisione le scelte di Poldi Pezzoli. Per la selezione dei marmi furono fatti arrivare con un trasporto speciale della Ferrovia dell’Alta Italia diversi quintali di campioni: verde di Varallo, pavonazzo di Siena, marmo statuario di Carrara, marmo del Duomo di Milano, marmo d’Ornavasso e marmo di Portovenere. I campioni dovevano essere visionati, scelti e controfirmati sul retro per accettazione.
Poldi Pezzoli fece inoltre realizzare un modello in gesso a grandezza reale, basato sul disegno di Lodovico Pogliaghi, destinato a mostrare cornici, riquadri, intagli e decorazioni del grande arco. I contratti furono redatti da Giuseppe Speluzzi, supervisore del cantiere, e intestati agli scultori Giovan Battista Boni e Francesco Pellitti, incaricati di eseguire il lavoro su disegno di Pogliaghi. Le decorazioni dell’arco erano realizzate in galvanico di Christofle, fatto arrivare da Parigi, la stessa lega utilizzata per le guarniture delle basi delle colonne, per i capitelli e per le rosette, tutte differenti tra loro. Il ricorso a questo materiale rifletteva l’incontro tra tecnologia, design e arti decorative che caratterizzava la cultura dell’epoca. Il contratto stabiliva che i lavori della serliana dovessero essere consegnati il 15 settembre 1876, pena una multa di 200 lire per ogni settimana di ritardo. La data coincide, nel 2026, con i 150 anni dalla scadenza prevista per la consegna.
La storia del Salone è stata però segnata dalle trasformazioni successive e soprattutto dai danni della guerra. Nell’agosto del 1943, durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, il Museo Poldi Pezzoli, come altri importanti monumenti milanesi, subì gravi distruzioni che interessarono gli allestimenti ottocenteschi delle sale. Dopo anni di lavori e di discussioni sulla ricostruzione, il museo riaprì il 3 dicembre 1951, con gli interventi del dopoguerra affidati a Fernanda Wittgens. Nel 1974 il Salone dorato fu nuovamente modificato: venne deciso di abbassare di un metro il soffitto, introducendo una struttura in cartongesso con forma di volta ribassata. Questa configurazione, alla quale si aggiunsero nel 2017 due grandi lampadari in carbonio, ha caratterizzato l’aspetto della sala fino al nuovo intervento.
L’abbassamento del soffitto ebbe diverse conseguenze sull’ambiente. La parte superiore della serliana e il grande arco con le relative decorazioni furono chiusi, modificando il linguaggio architettonico della sala. Anche la grande specchiera settecentesca in legno e vetro di Murano risultò penalizzata dalla nuova altezza e dalla curvatura della volta. Gli interventi impedirono inoltre di esporre due grandi arazzi di Françoise Spiering, raffiguranti le Storie di Amadigi di Gaula, restaurati nel 2005. Le due opere, di 430 x 266 e 430 x 206 centimetri, sono esempi della produzione dell’arazziere fiammingo, che li realizzò nel 1602.
Anche il soffitto originale fu smontato. Delle 98 tavolette che lo componevano, 54 furono allestite nel 1974 nelle tre sale dedicate alla pittura del Rinascimento lombardo, mentre le altre 44 furono trasferite in deposito, dove si trovano tuttora in perfetto stato di conservazione.
Un passaggio decisivo per il nuovo progetto è arrivato nel gennaio 2025, quando una videoispezione all’interno della volta in cartongesso ha permesso di verificare la situazione delle strutture sottostanti. L’indagine ha evidenziato che il soffitto ligneo realizzato da Wittgens nel 1950, destinato a coprire le travi e ad accogliere le tavolette, era stato completamente demolito nel 1974. È stata invece riscontrata la presenza dell’arco in marmo della serliana, con le rosette in bronzo, risultato in ottimo stato di conservazione.
Da questi dati prende avvio il recupero attuale, che ripristina la volumetria della sala e la grande arcata della finestra con le sue decorazioni. Il progetto prevede inoltre il riallestimento della specchiera veneziana e dei due arazzi fiamminghi. L’intervento costituisce anche l’occasione per restaurare le opere, approfondire gli studi sulla collezione e ricostruire la storia della casa museo dalla sua origine alla ricostruzione post-bellica.
Il recupero del Salone dorato si inserisce in una riflessione sulla trasformazione del Museo Poldi Pezzoli. Dal 1951 gli ambienti sono stati infatti modificati più volte: negli anni Settanta il Salone dorato e le sale lombarde, negli anni Novanta le sale a quadri, nel 2000 l’Armeria, nel 2006 la Sala degli Ori, nel 2008 la Sala Trivulzio e del Collezionista. Nel 2017 l’annessione di quattro nuove sale ha consentito un ulteriore ampliamento degli spazi espositivi. Le trasformazioni degli ultimi decenni hanno risposto anche alle mutate esigenze di sicurezza, agli adeguamenti impiantistici, alla crescita delle collezioni e agli standard museali internazionali, modificando progressivamente il carattere della casa museo ottocentesca. Negli ultimi tre anni il museo ha quindi avviato un progetto complessivo volto a ricucire questi diversi interventi, uniformandone i linguaggi e ricostruendo l’identità dell’istituzione attraverso lo studio delle fonti.
Per presentare al pubblico il nuovo assetto del Salone dorato, sabato 19 settembre dalle 10 alle 18 l’ingresso al Museo Poldi Pezzoli sarà gratuito. Dal 24 settembre, inoltre, ogni giovedì saranno organizzate visite guidate durante la pausa pranzo dedicate al recupero dell’ambiente e alle opere che vi sono conservate.
“La cura e la valorizzazione delle collezioni della casa museo si inseriscono nel percorso avviato nel 2023, con l’obiettivo di assicurare nel tempo la conservazione, la conoscenza e la trasmissione del patrimonio”, dichiara Alessandra Quarto, direttore del Poldi Pezzoli. “Un impegno che nasce dalla consapevolezza della responsabilità che ogni istituzione culturale ha nei confronti della propria storia e delle generazioni future. Preservare la memoria, approfondire la conoscenza del passato e restituirne la ricchezza e i valori, affinché continuino a costituire una fonte di consapevolezza e di ispirazione per il presente e per il futuro”.
“In oltre sei decenni e in più di 80 progetti, il World Monuments Fund ha lavorato al fianco di partner italiani per proteggere alcuni dei luoghi più significativi al mondo”, dichiara Bénédicte de Montlaur, Presidente e CEO del World Monuments Fund. “Il Museo Poldi Pezzoli è una delle case museo storiche più importanti d’Europa, e il suo fondatore è stato un apripista nell’idea di esporre l’arte all’interno di ambienti progettati attorno ad essa, un modello che ha poi plasmato istituzioni come l’Isabella Stewart Gardner Museum e la Frick Collection. Insieme ad Alessandra Quarto e al team del museo, abbiamo restituito al Salone Dorato le sue proporzioni originali. Questo progetto dimostra come un luogo danneggiato dalla guerra possa essere recuperato attraverso la ricerca e la cura, rendendo omaggio sia alla visione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, sia alla ricostruzione postbellica guidata da Fernanda Wittgens”.
“Siamo molto orgogliosi che il Salone Dorato abbia inaugurato l’attività della nuova sede italiana del World Monuments Fund”, dichiara Fiorella Ballabio, direttrice del World Monuments Fund in Italia. “Ciò che mi emoziona di più di questo salone è la cura dietro ad ogni dettaglio. Gian Giacomo Poldi Pezzoli ispezionò di persona ciascun campione di marmo e riunì i migliori arti- giani dell’Accademia di Brera per realizzare la sua visione. Gran parte del loro lavoro è rimasta nascosta per mezzo secolo. Ora, a 150 anni dalla realizzazione della serliana, il suo grande arco è di nuovo visibile, gli arazzi fiamminghi sono tornati alle pareti e la stanza è ancora una volta il cuore della casa immaginata da Poldi Pezzoli”.
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