Airbnb sfida Firenze: “I divieti sugli affitti brevi non risolvono l'emergenza casa”


Airbnb replica alle restrizioni introdotte dal Comune di Firenze sugli affitti brevi: secondo la piattaforma, i casi di New York, Barcellona e Lisbona dimostrerebbero che i divieti non hanno migliorato il mercato delle locazioni. Palazzo Vecchio ribadisce invece la necessità di tutelare il diritto all’abitare.

“Ad oggi non c’è nessun dato che dimostri che le restrizioni totali di Manhattan e di Barcellona abbiano prodotto alcun effetto positivo sugli affitti a lungo termine. L’overtourism è assolutamente un tema però bisogna capire da dove arriva questo turismo, perché se la città continua ad accogliere milioni di turisti da qualche parte devono stare”: a Firenze, Airbnb va al contrattacco di Palazzo Vecchio e con queste parole, pronunciate dal country manager Airbnb Italia e Sud Est Europa, Matteo Sarzana, in una conferenza stampa nel capoluogo toscano, la piattaforma del turismo extra-alberghiero prova a smontare la narrazione alla base della politica di limitazioni a questa attività in vigore nel capoluogo toscano con un Regolamento comunale del maggio 2025.

Il Comune di Firenze infatti, sulla scorta della Legge regionale sul turismo, dopo l’introduzione della licenza per la praticare affitti brevi, ha imposto una moratoria fino al 2028 per il rilascio della licenza e l’introduzione dopo tale data della licenza con una durata di 5 anni con rinnovo non automatico. Il Comune si riserva infatti di stabilire ogni 5 anni se il numero di b&b sia da diminuire in base all’impatto sulla città. E l’attenzione non riguarda solo il centro storico, che è classificato come Patrimonio Unesco, ma anche il resto dei quartieri, visto che a giugno è stato approvato anche un Regolamento che ne blocca l’avvio anche in molte zone urbanizzate nell’Ottocento e inizio Novecento (e non solo).

Turisti a Firenze. Foto: Dipen Patel
Turisti a Firenze. Foto: Dipen Patel

Le motivazioni, simili alle altre città d’arte che in Italia e nel mondo vivono la stessa situazione, sono quelle dello svuotamento del centro di famiglie fiorentine in forza della trasformazione in crescita costante degli appartamenti da residenza a locazione per turisti con il conseguente aumento dei prezzi per trovare casa per viverci. Perché il vero tema non è Airbnb in sé. È il conflitto tra due funzioni urbane: la città come destinazione culturale internazionale o la città come luogo abitato dai residenti. Da una parte c’è l’economia del turismo, che rappresenta una componente ormai strutturale dell’identità di Firenze. Dall’altra c’è il rischio che il centro storico e parti crescenti della città perdano popolazione residente e relative botteghe. Chi ha diritto alla città storica? I residenti, i visitatori, il mercato? In altre parole, il timore è che il successo turistico finisca per modificare profondamente la composizione sociale della città.

Ma Airbnb non ci sta ad essere additata come la causa dell’emergenza abitativa e ai dati del Comune contrappone un report elaborato con Nomisma e sostiene che chi, come New York e Barcellona, ha preceduto Firenze nella politica di restrizione non ha ottenuto il risultato sperato. Anzi: Sarzana parlando a Firenze ha affermato che la stretta sugli affitti brevi contribuisce ad “alimentare il turismo mordi e fuggi che è l’opposto di quello che fanno i turisti su Airbnb dove noi vediamo che il tempo medio di soggiorno è più lungo rispetto a quello degli hotel e sono persone che amano anche scoprire quello che c’è al di fuori del centro storico”.

“L’accusa di essere la causa dell’emergenza abitativa fiorentina la respingiamo sulla base dei dati in nostro possesso che ci dicono che ad oggi il vero tema abitativo di Firenze è solo il 12,9% di case nel Comune di Firenze che sono completamente sfitte e non utilizzate”, ha affermato l’esponente di Airbnb difendendo il suo modello: “Quello che noi vediamo è che l’affitto a breve termine è nella stragrande maggioranza dei casi un sostegno al reddito. Noi vediamo che tre-quarti delle persone che affittano una casa su Airbnb affittano una sola casa”. E qui emergono dei numeri. Intanto quelli della tassa di soggiorno, prelevati come sostituto di imposta ai villeggianti grazie a un accordo del 2018 con il Comune e girati a quest’ultimo: gli oltre 6.200 host attivi a Firenze (età media 49 anni) hanno versato 76 milioni di euro nelle casse di Piazza Signoria, di cui 17 milioni solo nel 2025. E il guadagno tipico annuo dei proprietari, secondo il country manager Airbnb Italia e Sud Est Europa, si aggirerebbe sui 14mila euro. Nomisma calcola anche l’indotto dei ricavi generati, quantificati in 524 milioni di euro, che sono 80 le notti di media affittate all’anno, e che la quota di notti prenotate su Airbnb sul totale notti a Firenze sia il 30%. Sono 10.645 gli appartamenti interi messi in locazione su Airbnb, cioè il 5% degli immobili residenziali fiorentini e per il 64% degli ‘host’ l’attività con la piattaforma non è l’attività principale.

Sarzana tende comunque la mano: “Continuiamo a collaborare e a dialogare con il Comune di Firenze e siamo disponibili a un incontro: quello che sosteniamo è che queste misure debbano essere chiare. Ad oggi non c’è chiarezza sui criteri con cui vengono rilasciate le nuove licenze. Le misure poi devono tutelare gli host dovranno anche basarsi su dati certificati da rivedere almeno una volta all’anno sulla base dei cambiamenti della città”.

Una riflessione anche sul boom di turisti che sta vivendo Firenze in questi anni con la valorizzazione delle sue opere d’arte sempre più attrazione di visitatori da tutto il mondo: “L’overtourism è assolutamente un tema, bisogna però capire da dove arriva questo turismo perché se la città continua ad accogliere milioni di turisti che giustamente vogliono vedere le bellezze di Firenze da qualche parte queste persone devono stare”, e la politica del contenimento non crede che sia efficace. E aggiunge: “Oggi i tre quarti di coloro che mettono in affitto una casa con Airbnb affittano una sola casa o una sola stanza. Per loro rappresenta una possibilità di integrazione del reddito e talvolta di mantenere un’abitazione che, altrimenti, sarebbero stati costretti a vendere”.

La calata in riva d’Arno del vertice italiano della piattaforma prova a confutare i dati alla base delle motivazioni che hanno portato a bloccare il proliferare di locazioni turistiche a Firenze, allontanando l’idea della speculazione immobiliare associata ad Airbnb, volendo aggiungere un giudizio su chi lo aveva già fatto: “Ad oggi”, afferma Sarzana, “non c’è nessun dato che dimostri che le restrizioni totali di Manhattan e di Barcellona abbiano prodotto alcun effetto positivo sugli affitti a lungo termine addirittura cominciamo a vedere città, come Lisbona, che hanno fatto marcia indietro proprio perché non hanno visto benefici”.

Da Palazzo Vecchio, l’assessore al turismo Jacopo Vicini ha ricordato che il Comune non ha mai “indicato gli affitti brevi come unica causa dell’emergenza abitativa, ma come uno dei fenomeni che producono effetti rilevanti sul tessuto urbano”. Il regolamento, sottolinea l’amministrazione, “non nasce da un singolo studio ma dall’incrocio di diverse analisi e monitoraggi”. “Il nostro obiettivo non è contrapporre istituzioni e operatori, ma costruire un modello di turismo sempre più sostenibile, che tuteli il diritto all’abitare senza rinucniare alla qualità dell’accoglienza dell’offerta turistica”.

La posizione sostenuta da Palazzo Vecchio si inserisce inoltre in una cornice più ampia costruita dalla Regione Toscana. Il Testo unico del turismo approvato a fine 2024 consente infatti ai comuni a maggiore pressione turistica, e in particolare ai capoluoghi di provincia, di individuare aree nelle quali introdurre criteri e limiti specifici per le locazioni brevi, con l’obiettivo di governare gli effetti del turismo sul tessuto urbano. L’assessore Leonardo Marras, come si Legge su La Nazione, ha giudicato quelle di “Airbnb critiche fuori luogo e scarsamente motivate. Abbiamo fatto una legge che sta diventando il riferimento nazionale del settore”.



Andrea Laratta

L'autore di questo articolo: Andrea Laratta

Giornalista. Amante della politica (militante), si interessa dei fenomeni generati dal turismo, dell’arte e della poesia. “Tutta la vita è teatro”.



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