La Galleria Nazionale della Liguria, un museo in costante arricchimento. Parla il direttore Gianluca Zanelli


La Galleria Nazionale della Liguria a Genova è un museo che si arricchisce in maniera costante con importanti capolavori. Ne abbiamo parlato con il direttore, Gianluca Zanelli.

La Galleria Nazionale della Liguria di Genova, che ha sede nello storico Palazzo Spinola, è uno dei musei più attivi del nord Italia. Un’attività espositiva costante, con piccoli focus mirati sulle collezioni, tante iniziative per il pubblico, importantissime acquisizioni che, in questo senso, la rendono uno dei più attenti musei del paese. Dal 2015, la Galleria fa parte del Museo di Palazzo Reale, uno dei nuovi istituti autonomi creati con la riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (a questo link un editoriale sul nuovo corso del museo), e che ha appena conosciuto un cambio alla direzione: dopo l’addio di Serena Bertolucci, passata a dirigere Palazzo Ducale, e l’attuale interim del Segretario Regionale Elisabetta Piccioni, Palazzo Reale sarà diretto da Alessandra Guerrini. Di tutti questi argomenti, con particolare riferimento alla politica di acquisizione di nuove opere d’arte, abbiamo parlato con Gianluca Zanelli, direttore della Galleria Nazionale della Liguria. L’intervista è a cura di Federico Giannini, direttore responsabile di Finestre sull’Arte.

FG. Partiamo dalla più recente acquisizione della Galleria Nazionale della Liguria: il ritratto di Anton von Maron (Vienna, 1733 – Roma, 1808) che raffigura Maria Francesca Durazzo, un dipinto di notevole pregio che peraltro ha rischiato di finire all’estero...
GZ. Questo acquisto nasce da una collaborazione molto stretta con l’ufficio esportazione della Soprintendenza di Genova: il dipinto era stato presentato per ottenere l’attestato di libera circolazione e la commissione, dopo aver fatto alcuni accertamenti, lo ha ritenuto importante, ne ha proposto l’acquisto al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e il Ministero ha dato parere favorevole. È un dipinto molto importante perché è una testimonianza, datata e firmata, del soggiorno e dell’attività a Genova di Anton von Maron, e lo stesso personaggio ritratto è molto interessante perché si tratta della madre dell’ultimo proprietario di Palazzo Reale. Poiché nelle collezioni statali, a livello nazionale, non ci sono molte opere di von Maron, ci è sembrato importante acquisirla per il patrimonio della Galleria Nazionale della Liguria. Anche perché credo che la Galleria sia una realtà che debba cercare di rendere fruibili opere non solo legate al contesto genovese, ma anche a tutto il territorio regionale, com’era nell’idea degli stessi donatori di Palazzo Spinola. Il ritratto è un’opera importante del breve soggiorno genovese (dal 1791 al 1793) di Anton von Maron, e attorno al dipinto abbiamo organizzato una piccola mostra, una presentazione, mettendo a confronto il ritratto con il nostro dipinto di Angelica Kauffmann del 1793, il ritratto di Paolo Francesco Spinola. Abbiamo quindi presentato assieme i due pittori internazionali che in quel momento lavoravano a Roma, in modo da valorizzare il fatto che la nobiltà genovese, nonostante un momento non certo favorevole, se non di decadenza, esprimesse comunque una committenza molto aggiornata. Dunque, da una parte Paolo Francesco Spinola che si rivolge ad Angelica Kaufmann, dall’altra Cicchetta Durazzo che riceve in omaggio dal pittore questo ritratto di gusto internazionale.

Altra importante acquisizione è quella della splendida pala con la Visione e il martirio del beato Marcello Mastrilli di Anton Maria Vassallo. In questo caso si è trattato di una donazione. Come avete lavorato per ottenere quest’acquisizione?
È stata un’importante donazione e fortunatamente non l’unica negli ultimi tempi. Siamo stati contattati dalla proprietaria, una collezionista, che aveva piacere di ricordare la figura di suo padre proprio attraverso la donazione al museo di un’opera. Questa pala di Anton Maria Vassallo, ricordata dalle fonti, con un soggetto molto particolare (il beato Marcello Mastrilli, che è un unicum nell’ambito delle pale d’altare genovesi), probabilmente proviene dalla chiesa del Gesù, e si tratta di un’opera che poi probabilmente nell’Ottocento, dopo le soppressioni degli ordini ecclesiastici o dopo l’aggiornamento di alcune cappelle, fu immessa sul mercato e acquistata da una famiglia. Per noi è stato importante l’aver creato un rapporto molto stretto con alcuni collezionisti, e in generale è significativo il rapporto che si sta creando con le realtà private. Casi come questo non sono una novità per il museo: un rapporto simile, per esempio, nacque qualche anno fa in modo inaspettato con il giornalista Giuseppe Gallo che al momento del testamento aveva lasciato alcune opere alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola (e noi non eravamo a conoscenza di questo gesto). Ma si sono mosse anche altre realtà, anche donazioni piccole ma per noi significative: ad esempio, di recente sono arrivati un mezzaro dell’Ottocento e altri tessuti della seconda metà del XIX secolo che vanno ad arricchire la collezione tessile. Tornando ai dipinti, di recente è stata donata un’opera di Gregorio De Ferrari, che sarà presentata a novembre in una delle prossime iniziative, e che è legata all’importante nucleo di dipinti delle Fatiche di Ercole, comprati dal Ministero negli anni scorsi: questo nucleo è stato integrato proprio grazie a questa ulteriore donazione. I cinque dipinti raffiguranti le Fatiche di Ercole, peraltro, attualmente sono in prestito alla mostra di Venaria Reale. Ancora, anche quest’anno, con i nostri dirigenti (prima Serena Bertolucci e poi Elisabetta Piccioni), abbiamo dato vita a un progetto di Art Bonus finalizzato proprio al sostegno dell’attività di incremento delle collezioni. Non le nascondo che per ora non è riuscito molto a decollare, ma siamo molto fiduciosi: negli ultimi anni, soprattutto dal 2000, sulle acquisizioni abbiamo ricevuto molti pareri favorevoli dal Ministero e la collezione si è arricchita di moltissime opere. È quindi soprattutto il Ministero che, con strumenti come la trattativa privata, l’acquisto coattivo e la prelazione, ha reso possibile un incremento importante della Galleria Nazionale della Liguria. Ci piacerebbe che altre opere possano essere acquisite anche attraverso dei mecenati, ed è per questo che adesso stiamo anche cercando di prendere contatti con le fondazioni bancarie o con le grandi società, perché le proposte ci sono, ma il problema poi è concretizzarle.

Anton von Maron, Ritratto di Maria Francesca Durazzo (1792; olio su tela, 200,6 x 147,3 cm; Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)
Anton von Maron, Ritratto di Maria Francesca Durazzo (1792; olio su tela, 200,6 x 147,3 cm; Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)


Angelica Kauffmann, Paolo Francesco Spinola (1793; olio su tela; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)
Angelica Kauffmann, Ritratto di Paolo Francesco Spinola (1793; olio su tela; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)


Anton Maria Vassallo, Visione e martirio del beato Marcello Mastrilli (anni quaranta del XVII secolo; olio su tela; Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)
Anton Maria Vassallo, Visione e martirio del beato Marcello Mastrilli (anni quaranta del XVII secolo; olio su tela; Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)


Gregorio de Ferrari, Ercole e l'idra di Lerna (fine del XVII secolo; olio su tela; Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)
Gregorio de Ferrari, Ercole e l’idra di Lerna (fine del XVII secolo; olio su tela; Genova; Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)

Quanto è importante, per un museo come la Galleria Nazionale della Liguria, vedere la propria collezione in maniera costante, e quindi quanto è importante investire sull’ampliamento della raccolta? Spesso non se ne ha percezione.
È fondamentale, e peraltro è anche un’indicazione dell’ICOM: tra le missioni di un museo c’è anche l’incremento delle collezioni. Ed è fondamentale soprattutto per una realtà come la Galleria Nazionale della Liguria che è giovane, poiché è stata aperta nel 1959 ed è nata idealmente con la donazione del 1958 dei marchesi Spinola. La Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e la Galleria Nazionale della Liguria costituiscono due realtà unite nello stesso edificio, con due storie che però sono differenti. La donazione del 1958 ha chiuso la storia della raccolta storica di Palazzo Spinola e nello stesso anno ha iniziato a vivere la Galleria Nazionale della Liguria, che era stata fortamente voluta dai marchesi e da Pasquale Rotondi, una figura di primissimo piano (infatti le prime acquisizioni risalgono al 1958). Poi ci sono stati alcuni anni di stallo, fino al 1966, quando è stata comprata la prima opera collegata al territorio genovese, la Giustizia di Giovanni Pisano, e di nuovo una ripresa dagli anni Ottanta con Giovanna Rotondi Terminiello, seguendo i criterî che portiamo avanti ancora oggi. Abbiamo perciò una storia che è fatta non solo di acquisizioni di opere belle o importanti, ma anche di acquisizioni di opere che sono radicate fortemente al territorio. Questo è il requisito fondamentale: o si tratta di opere che provengono da collezioni storiche, ricordate dalle fonti o registrate negli inventarî, oppure sono testimonianze dei più importanti rappresentanti della cultura figurativa genovese, dal Trecento al Settecento. Nulla però vieta di recuperare anche opere dell’Ottocento, secolo che merita ancora di essere riscoperto. Questi sono i criterî e le finalità del museo: pensiamo (in primis il dirigente e poi noi) che sia proprio una missione. Per me poi è fonte di grande soddisfazione vedere che dal Ministero c’è grande attenzione e che le proposte vengono esaminate con grande cura. Non sempre si può raggiungere un esito positivo perché i fondi possono non essere moltissimi e soprattutto devono essere destinati a tutte le realtà nazionali, però è sicuramente possibile affermare che le collezioni, negli ultimi anni, si sono arricchite con opere importanti.

L’anno scorso l’allora direttrice Bertolucci parlava di ampliare la Galleria Nazionale della Liguria sulla base del presupposto che gli spazî di Palazzo Spinola non basterebbero più. Come sta procedendo questo progetto?
Attendiamo il nuovo dirigente per vedere quali saranno le sue scelte. Indubbiamente io credo che, in un prossimo futuro, dovrà essere considerato un progetto importante e da seguire con attenzione, perché le opere, giustamente, devono essere acquistate per essere esposte e non per essere conservate in un deposito. Inoltre a mio parere dovrà trattarsi di un doppio progetto, nel senso che se un giorno si troverà la sede idonea per ospitare la Galleria Nazionale della Liguria, questo trasferimento non dovrà essere un depotenziamento di Palazzo Spinola. Ci dovranno pertanto essere due progetti museali, dal momento che il terzo e il quarto piano di Palazzo Spinola dovranno sempre essere inseriti nel percorso di visita. Ci sono varie idee: per esempio, personalmente a me piacerebbe moltissimo mantenere a Spinola tutto ciò che è collegato alle arti decorative (ceramiche, tessuti, e così via) che dialogano strettamente con il contesto storico del primo e secondo piano, e verificare la possibilità di lasciare una galleria dei ritratti dei genovesi, in modo che la galleria storica possa essere comunicata anche attraverso i ritratti dei nobili genovesi realizzando in questo modo anche un percorso che leghi il piano storico al piano superiore (nella quadreria storica sono presenti varî ritratti arrivati a Spinola, da van Dyck fino al Molinaretto), e integrare questa galleria attraverso altri ritratti che potrebbero arricchire il percorso nella parte storica. È un progetto su cui riflettere, è un progetto importante per tempistiche e risorse (bisogna non solo spostare opere, ma anche rendere idonea la nuova sede, ed evitare di rendere vuoto Palazzo Spinola, bensì continuare a tenerlo pieno in modo giusto e pertinente), ed è un progetto per il quale è importante poter contare sulla presenza di un nuovo dirigente.

Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola, sala di Rubens
Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola, sala di Rubens


Servizio Spinola (Cina, dinastia Qing, regno di Qianlong, 1770-1780 circa; servizio da tè e da caffè comprendente una coppa da risciacquo, una coppa da zucchero e tre piatti di servizio; Genova; Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)
Servizio Spinola (Cina, dinastia Qing, regno di Qianlong, 1770-1780 circa; servizio da tè e da caffè comprendente una coppa da risciacquo, una coppa da zucchero e tre piatti di servizio; Genova; Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)


Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola, sala de Ferrari
Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola, sala de Ferrari

Questo progetto vi porterà a modificare il modo in cui lavorate sulle mostre? Al momento, la Galleria organizza delle mostre molto interessanti e deve farlo in modo molto mirato e intelligente (e, devo dire, ci riesce pienamente), dati gli spazî a disposizione...
Sì, non abbiamo spazî molto ampi per le mostre. Certe volte io stesso sono un po’ in imbarazzo, nel senso che non so se chiamarle mostre, esposizioni o presentazioni, perché anche in occasione della mostra di von Maron si è trattato di un evento con soli due dipinti. È vero che a volte basta anche un’opera per fare una mostra, ma indubbiamente lo spazio gioca un ruolo molto significativo. Noi creiamo soprattutto quelli che a me piace definire “approfondimenti”: in occasione della presentazione dell’Allegoria della Pittura di Bernardo Strozzi abbiamo allestito, a fianco di questo dipinto, le altre opere di Bernardo Strozzi della quadreria storica. E per noi questo è un modo per fornire al visitatore un approfondimento all’interno del percorso di visita. Anticipo che a giugno presenteremo un altro approfondimento, dedicato al ritratto di Tintoretto raffigurante Scipione Clusone, che fa parte della Galleria Nazionale della Liguria, assieme ad altri dipinti veneti conservati invece nella parte storica della Galleria, e a un’altra piccola tela che fa parte della collezione della Galleria Nazionale della Liguria (una donazione del 1960), che non era mai stata esposta e che merita di essere conosciuta anche perché opera di un importante pittore veneziano del Settecento. Ovviamente, quando organizziamo una mostra, un’esposizione, una presentazione, non abbiamo la possibilità di chiedere in prestito moltissime opere: cerchiamo di creare dei confronti con poche opere, spero interessanti. Mi viene in mente l’esposizione dell’anno scorso sulle Sacre Famiglie di Cavarozzi in occasione del prestito di Rubens (il ritratto di Gio. Carlo) a Milano, credo che sia stato un momento interessante anche perché probabilmente una delle Sacre Famiglie proviene da questo palazzo, era di proprietà Spinola, dunque è stata un’occasione anche per far “tornare a casa” un dipinto.

E che riscontri avete dal pubblico riguardo le vostre attività?
Devo dire molto positivi: l’anno scorso c’è stato un incremento dei visitatori. Concordo con chi dice che non è il numero dei biglietti staccati che deve stabilire se un museo è importante o meno: ovviamente il nostro museo non è un grande contenitore, e ci sono problematiche legate alla mancanza di personale, ma quando progettiamo un’esposizione cerchiamo di farlo al meglio. Io di solito seguo quelle legate alle acquisizioni: si tratta del momento in cui si concretizza una nuova acquisizione, ma a volte mi piace anche focalizzare l’attenzione su di un’acquisizione non recente che dev’essere rivalutata. È il caso del ritratto del Tintoretto, che viene destinato al Ministero nel 1988, ma uno dei prossimi progetti consisterà nel presentare l’acquisizione di un ritratto di Alessandro Magnasco assieme a un dipinto di Paolo Pagani che è stato acquistato nei primi anni Ottanta. Questo è l’input principale per scegliere gli argomenti delle mostre, ovviamente mantenendo un legame con il patrimonio storico del palazzo. Un altro progetto che mi piacerebbe in futuro portare avanti è quello della pittura napoletana, perché tra la collezione storica della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e le acquisizioni della Galleria Nazionale della Liguria il nucleo è davvero importante (le sole pittura di Luca Giordano sono quattro e documentano anche varî momenti del suo percorso).

Le vostre attività interessano principalmente i genovesi o chi viene da fuori? Come è distribuito il vostro pubblico?
Noto che c’è un incremento dei turisti, non solo europei: grazie anche alla collaborazione con il personale, riscontro una presenza sempre più crescente di turisti che vengono da fuori Europa e che conoscevano poco Genova. C’è poi un rapporto molto stretto con il centro storico e con i suoi abitanti: si stanno creando dei laboratorî e delle attività che permettono di far dialogare Spinola con, per esempio, tutta la zona della Maddalena, anche perché il museo è al centro di questo contesto e grazie alle sue opere dialoga con chiese ed edifici collocati in questo contesto.

Bernardo Strozzi, Allegoria della pittura (1635 circa; olio su tela, 130 x 94 cm; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)
Bernardo Strozzi, Allegoria della pittura (1635 circa; olio su tela, 130 x 94 cm; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)


Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Ritratto di Scipione Clusone (1561; olio su tela, 124 x 148 cm; Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)
Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Ritratto di Scipione Clusone (1561; olio su tela, 124 x 148 cm; Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola)


Luca Giordano, Ratto delle Sabine (1680 circa; olio su tela, 285 x 366 cm; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)
Luca Giordano, Ratto delle Sabine (1680 circa; olio su tela, 285 x 366 cm; Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)

Come è noto, dopo la riforma Franceschini, il Palazzo Reale di Genova e la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola (e con essa la Galleria Nazionale della Liguria) sono stati legati nell’ambito di un unico soggetto, autonomo. Come giudicherebbe questi primi quattro anni di “convivenza” con Palazzo Reale?
Non utilizzerei il termine “convivenza”, perché questo è un aspetto dei nostri musei che sento molto: siamo due realtà che fanno parte del museo autonomo di Palazzo Reale, e siamo realtà che hanno molte caratteristiche simili, ma in due contesti diversi e in due strutture diverse (Palazzo Reale è un edificio enorme che ha la possibilità, per esempio attraverso il teatro del Falcone, di organizzare delle bellissime mostre: penso alla recente mostra su Maragliano ma alla mostra altrettanto raffinata su sant’Agata). Noi non abbiamo la possibilità di sviluppare progetti di questo tipo. Ma soprattutto, quello che secondo me penalizza di più noi è il fatto che ci sia una carenza di personale notevole, che ci costringe ad alcune chiusure forzate: da qualche tempo siamo chiusi la domenica, e da quanto ho letto nelle dichiarazioni del nuovo dirigente, uno dei suoi desiderî sarebbe aprire di più i musei la domenica, e trovo che questo sia un obiettivo molto importante.

Dunque, soluzioni del problema delle carenze di personale a parte, che immagino sarà la principale priorità nell’immediato, a che cosa si dedicherà nel breve termine la Galleria Nazionale della Liguria?
Varî progetti: ovviamente la presentazione delle nuove acquisizioni, e poi mi piacerebbe riprendere, come Galleria Nazionale della Liguria, un legame che non si è mai interrotto, quello con la Soprintendenza, presentando nei nostri spazî, ad esempio, come aveva inaugurato Pasquale Rotondi, i più importanti restauri che la Soprintendenza fa sul territorio. Perché io sento molto questo concetto di “Galleria della Liguria” che non deve focalizzarsi solo su Genova, ma deve comprendere tutto il territorio ed essere aperta a poter valorizzare il patrimonio di tutta la regione.


Finestre sull'arte
Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante,
iscriviti alla nostra newsletter gratuita!
Niente spam, una sola uscita la domenica, più eventuali extra, per aggiornarti su tutte le nostre novità!

La tua lettura settimanale su tutto il mondo dell'arte

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

Leggi il profilo completo


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. Jessica in data 01/06/2019, 22:55:31

Figurati se Pasquale Rotondi è una figura importante per la storia dell'arte...
Per fortuna non potete fare orrende mostre.
Per fortuna esiste ancora uno Stato.
Accettate consigli dagli stranieri, quelli vogliono solo dominarvi.
Mica lavorano a vuoto.
Lol.
Italiani.



2. genovese in data 02/06/2019, 14:27:01

Jessica prima di scrivere "figurati se Pasquale Rotondi è una figura importante per la storia dell'arte" studia e informati e prima di scrivere "per fortuna non potete fare orrende mostre" studia e vai a Palazzo Spinola e soprattutto rispetta il lavoro degli altri



3. Jessica Consalvi in data 02/06/2019, 17:44:01

Io ho studiato tantissimo.
Io rispetto chi se lo merita.
Rispetta tu me che io m'informo per davvero!!!
Se poi lei vuole illuminarmi, io sono qui.



4. FedericoBarocci in data 02/06/2019, 18:10:28

Pasquale Rotondi, per chi non lo sapesse, fu il Soprintendente alle Gallerie di Urbino negli anni della guerra, che mise al sicuro, nei sotterranei del Palazzo Ducale, e nella rocca di Sassocorvaro e nel Palazzo di Carpegna, innumeri capolavori provenienti soprattutto da Venezia (la Pala d'oro e il Tesoro di San Marco, ad esempio) perché fossero al sicuro dai Tedeschi in ritirata, destreggiandosi a suo rischio tra gli ordini contraddittori provenienti da Roma ( già liberata) e Salò, cui formalmente era soggetto. Parliamo di un uomo che non riusciva a dormire perché nella sua casa di Urbino teneva sotto il suo letto la Tempesta di Giorgione, di cui era responsabile...per tutto questo ha avuto la medaglia d'oro al valor civile! Come storico dell'arte, tra l'altro, ha scritto a inizio anno '50 il miglior libro sul Palazzo Ducale di Urbino, un capolavoro anche dal punto di vista tipografico. Ora se qualcuno non vuole rispettare la memoria di uno storico del passato liberissimo, ma in questo caso gradiremmo sapere il perché...



5. Jessica Consalvi in data 02/06/2019, 18:36:17

Interessante.
Comunque, non entro nel merito della guerra, perché non c'ero.
Per quando c'ero non credo che il suo operato storico-artistico sia stato affatto sensato.
Anzi!
Se vuole può chiedermelo di persona.
Sono sempre a Roma e in Italia.
Qui non posso scrivere i miei motivi personali.
Bye



6. Finestre sull'Arte in data 02/06/2019, 20:18:49

@Jessica Consalvi
se vuole continuare a usufruire di questo spazio, La invitiamo a fornire un contributo costruttivo. In questo spazio non vengono accettate le provocazioni, né vengono accettate posizioni così dure se non sono supportate da motivazioni. Purtroppo se continua a partecipare con questi toni e con queste modalità (che comportano poi risposte sopra le righe: abbiamo già dovuto eliminare un commento di un altro utente), La informiamo che Suoi ulteriori commenti, se scritti con gli stessi toni, saranno cancellati. Grazie per la collaborazione, la redazione di Finestre sull'Arte



7. Jessica in data 11/06/2019, 10:47:35

Lei cancelli quel che vuole, meglio delle intimidazioni!
Non sono provocazioni.
Sono vissuta realtà.







Torna indietro



Login

Username / EmailPassword

Ricordami

Password dimenticata?

Non hai ancora un account? Registrati ora!!!

Tag cloud


Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Barocco     Quattrocento     Genova     Roma