È giusto che i musei prestino i loro capolavori iconici per mostre temporanee?


Sempre più spesso capolavori iconici lasciano i loro musei per diverso tempo, in prestito per mostre temporanee: una prassi accettabile?

Tutti coloro che, quest’inverno, hanno visitato il Museo Civico “Ala Ponzone”poli di Cremona, non hanno potuto far altro che vivere un’esperienza incompleta, probabilmente per molti insoddisfacente, dal momento che il più noto museo cremonese, da fine ottobre ai primi di febbraio, s’è trovato a essere privo dei suoi due principali e più conosciuti capolavori: l’Ortolano di Giuseppe Arcimboldi e il San Francesco in meditazione del Caravaggio. Entrambi erano momentaneamente fuori dalla loro sede perché concessi in prestito a mostre temporanee, ovvero quella sull’Arcimboldo a Roma, a Palazzo Barberini, e la grande monografica milanese su Michelangelo Merisi a Palazzo Reale: due mostre che avrebbero potuto tranquillamente rinunciare alle due opere cremonesi senza che il progetto scientifico e divulgativo ne risultasse intaccato. Inutile dire che la reputazione dell’istituto ha in qualche modo sofferto una tale situazione: basta scorrere la pagina del museo su Tripadvisor per imbattersi in alcune recensioni di visitatori delusi per non aver potuto osservare le due opere.

Quello del Museo Civico di Cremona è un caso tutt’altro che isolato. Anzi: sempre più spesso moltissimi musei, soprattutto di medie o piccole dimensioni, prestano i loro capolavori più iconici, privandosene anche per periodi lunghi, e sempre più spesso opere di fondamentale importanza all’interno d’una raccolta partono per esposizioni di scarso valore, se non addirittura totalmente prive di carattere scientifico: lo abbiamo visto, per esempio, lo scorso anno, quando lo scomparto centrale del Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, conservato al Museo Civico di Sansepolcro (e ricordiamo che una tavola quattrocentesca è un oggetto fragilissimo: di fronte allo spostamento d’un quadro tocca anche fare i conti con la sua natura fisica), è stato brutalmente sottratto dal resto della struttura e spedito a Palazzo Marino, a Milano, per una squallida e mortificante ostensione natalizia. In cambio, la città di Sansepolcro aveva ottenuto la collaborazione del Comune di Milano per l’allestimento di due mostre, in programma per quest’anno.

Molti prestiti nascono infatti da scambi culturali che i soggetti coinvolti mirano a instaurare. Uno degli ultimi esempî in tal senso è il prestito della Strage degli innocenti di Guido Reni, forse l’opera più famosa della Pinacoteca Nazionale di Bologna, partita dall’Emilia alla volta del castello di Chantilly, in Francia, per essere esposta in una mostra che poneva a confronto alcune opere d’artisti di diverse epoche sul tema dell’episodio evangelico: la rassegna si teneva da settembre a gennaio, e il museo bolognese aveva ottenuto in cambio il prestito di una delle opere più rappresentative di Guido Reni, il Nesso e Deianira del Louvre, che sarebbe stato accolto nelle sale della Pinacoteca per lo stesso periodo della mostra di Chantilly (e alcuni giornali scrissero, peraltro, che il Nesso e Deianira avrebbe “fatto ritorno a casa”, ma in realtà la casa del capolavoro reniano è proprio il Louvre, dal momento che l’opera venne acquisita da Luigi XIV già a metà Seicento). Occorre però domandarsi fino a che punto possa ritenersi accettabile una pratica simile: continuando con lo stesso esempio, la Strage degli Innocenti era già stata in prestito dal dicembre 2016 fino a marzo 2017 per la mostra Il museo universale a Roma, e di ritorno da Chantilly si sarebbe trattenuta per un mese ulteriore ad Aosta. In sostanza, nell’arco di quindici mesi, il più celebre capolavoro della Pinacoteca Nazionale di Bologna ne ha passati circa dieci lontano dalla sua sede. L’assenza ha prodotto beneficî? Sono stati maggiori gli svantaggi o i vantaggi? Si tratta di un’esperienza che sarà ripetuta? Sono domande su cui occorrerebbe riflettere.

Un cartello indica l'assenza del San Pietro in carcere di Giovanni Francesco Guerrieri dalla sua parete alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, nel 2015: era stata prestata per la mostra di Sgarbi e Eataly all'Expo di Milano
Un cartello indica l’assenza del San Pietro in carcere di Giovanni Francesco Guerrieri dalla sua parete alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, nel 2015: era stata prestata per la mostra di Sgarbi e Eataly all’Expo di Milano

E forse non è neppure necessario ribadire che lo scambio dovrebbe comunque esser fondato su solide basi scientifiche: diventa pertanto difficilmente accettabile sapere che, nel novembre del 2017, tre dipinti di Caravaggio della Galleria Borghese di Roma (su sei) partono, nel silenzio generale, alla volta di Los Angeles, dove si trattengono tre mesi, per una mostra scientificamente inutile, ma che s’inserisce nel quadro d’un accordo con una maison di moda per divulgare il progetto d’un “Caravaggio Research Institute”, un centro internazionale di studî su Caravaggio il cui progetto appare tuttavia piuttosto fumoso, almeno al momento, e la cui promozione, per una qualche bizzarra ragione, doveva assolutamente partire dalla California. Bisogna poi considerare il fatto che le opere d’arte antiche sono oggetti estremamente delicati, e per quanto sicura sia ormai la loro movimentazione, sussiste sempre il rischio che qualcosa vada storto: il caso della Santa Bibiana di Bernini, prestata alla mostra sul grande artista barocco alla Galleria Borghese, e finita con un dito rotto durante le operazioni di ricollocamento nella chiesa (che dista tre chilometri dalla sede dell’esposizione: un prestito forse inopportuno, la cui unica giustificazione risiedeva nel fatto che l’opera era stata restaurata in occasione della rassegna), dovrebbe mettere tutti in allerta.

Anche le chiese, del resto, non sono esenti dal problema dei prestiti a oltranza. Si pensi alla Madonna dei pellegrini di Caravaggio, opera realizzata per la chiesa di Sant’Agostino a Roma e ancor oggi lì custodita: solo nell’ultimo anno ha lasciato la sua cappella per ben due volte, e sempre per mostre alle quali nulla avrebbe tolto la sua eventuale assenza (la monografica su Caravaggio di Palazzo Reale, e la mostra sull’Eterno e il Tempo da Michelangelo a Caravaggio, a Forlì). Stesso discorso per la Visitazione del Pontormo conservata nella parrocchiale di Carmignano, vicino Prato: fuori anch’essa due volte nel giro di un anno, per la mostra su Bill Viola a Palazzo Strozzi (dove avrebbe potuto esser sostituita da una riproduzione, anche per il fatto che Bill Viola, per la sua opera The Greeting, non meditò sull’originale), e per la mostra sul Pontormo agli Uffizi.

Qual è, dunque, il giusto equilibrio? Un piccolo museo può privarsi del suo capolavoro se in cambio può ottenere dei vantaggi concreti? Su quali basi dovrebbe fondarsi uno scambio culturale tra due istituti? Non sarebbe il caso che ogni museo si dotasse di un elenco di opere inamovibili, o che si possono spostare solo per ragioni più che solide? Francis Haskell, il critico “che detestava le mostre”, come da icastica definizione di qualche anno fa di Pierluigi Panza, era convinto che gli unici spostamenti giustificabili fossero quelli utili, dove l’utilità è da misurarsi esclusivamente su base scientifica. Forse è dunque il caso di aprire una discussione sulle politiche di prestito e sul modo in cui consideriamo le opere: troppe volte abbiamo assistito al calpestamento d’ogni buona pratica della storia dell’arte, ed è quindi necessario che le opere d’arte tornino al centro della riflessione. Sono argomenti su cui, sicuramente, torneremo a breve con alcune proposte.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

Leggi il profilo completo

Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante, clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter: niente spam, una sola uscita settimanale per aggiornarti su tutte le nostre novità!


Piero della Francesca a Milano: quella “mostra” che mortifica la storia dell'arte
Piero della Francesca a Milano: quella “mostra” che mortifica la storia dell'arte
Francis Haskell, lo storico dell'arte contrario ai prestiti di opere alle mostre
Francis Haskell, lo storico dell'arte contrario ai prestiti di opere alle mostre
Il terribile pot-pourri artistico di Sgarbi e Farinetti per Expo 2015. Di cui nessuno parla
Il terribile pot-pourri artistico di Sgarbi e Farinetti per Expo 2015. Di cui nessuno parla


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. mario costa in data 20/05/2018, 20:31:08

E' giusto che siano le opere a spostarsi per ampliare la platea dei visitatori e stimolare l'amore per l'arte



2. Patrizia in data 22/05/2018, 15:38:52

Non è giusto, né lo concepisco: le opere d'arte non si devono muovere, per i rischi che corrono e perché il turista deve essere educato al viaggio come scoperta del territorioin primo luogo. Provando poi maggiore gioia e stupore ammirando un capolavoro in una completa esperienza di viaggiatore.



3. Jessica in data 25/05/2018, 15:26:24

Il grande problema è che lo storico dell'arte non fa il suo mestiere e oggi è solo un ciarlatano. Tra i fondamenti della Storia dell'arte c'è proprio il voler guardare un'opera d'arte nel luogo dove fu pensata dall'autore. Un'opera d'arte ha senso solo all'interno del suo contesto. Lo sanno tutti gli storici dell'arte, che sono stati educati così, ma proprio loro se ne infischiano per ingrandire la loro notorietà (e magari il portafoglio!). Il mondo storico-artistico in Italia è ormai così corrotto che è autodistruttivo. Io sono una storica dell'arte e l'ho visto benissimo! Spostare le opere d'arte è pericolosissimo per l'oggetto in sé e se sei del mestiere lo sai!!! Ogni volta, e dico ogni volta, che una tela viene spostata questa si rovina sicuramente! Il caso della statua del Bernini a Roma è solo un caso di rovina più evidente. Tramite le mostre non si stimola l'amore per l'arte, ma la si distrugge. Si stimola solo l'ignoranza.



4. Federica in data 06/06/2018, 11:47:32

Sì per me è giusto, sempre nel rispetto delle opere! Ovviamente non si dovrebbero spostare opere fragili o molto antiche! Non tutti possono permettersi di andare oltre oceano (per esempio) per ammirare dei capolavori e le mostre temporanee sono una bella occasione! Dovrebbero però essere stilate delle regole per far sì che i dipinti o le sculture non siano danneggiate e tornino nella loro sede originaria senza problemi! L'importane è fare le cose con criterio e stabilire anche un limite massimo per tenere un'opera fuori dalla sua sede museale originaria (non più di sei mesi secondo me)



5. Nicolò Maurantonio in data 13/06/2018, 15:34:51

Tempo fa volendo creare qualcosa di originale nella città dove risiedo, mi venne in mente di realizzare un museo della "copia". Pensai subito ad uno dei capolavori che più mi affascina: La pietà di Michelangelo. Contattai alcune aziende ma dovetti rinunciare all' acquisto e anche all' idea poichè la copia della pietà in marmo mi sarebbe costata 50 mila euro escluso il trasporto. Preciso che attualmente sono in cerca di occupazione e la necessità di lavorare mi portò a pensare ad un' attività che oltre a soddisfare la parte economica personale doveva essere intesa come un' opportunità per quelle tante persone che non possono o non hanno la possibilità economica di spostarsi oltre che per stimolare le coscienze verso il bello, verso l'Arte. Quindi , condivido la possibilità di poter spostare le opere da un museo all' altro ma con le dovute limitazioni laddove si presenti un pericolo per l' opera stessa.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

6.Angela Amendola in data 19/05/2018 00:34:32

Si



7.Roberto Tassi in data 19/05/2018 04:32:39

Rivedere. Credo sarebbe davvero importante una petizione in tal senso.



8.Renato Dalpiaz in data 19/05/2018 05:08:51

Contrario alle mostre,tranne qualche rara eccezzione



9.Giorgia Busatto in data 19/05/2018 06:28:13

Certo! È in questo modo che si trasmette cultura



10.Ginevra Zelaschi in data 19/05/2018 07:10:02

Le mostre dovrebbero essere realizzate con opere del museo, ad esempio con quelle che si trovano nei depositi, facendo girare così tutta la collezione dell'istituzione museale. I prestiti di questo genere sono rischiosi per l'opera, che può subire danneggiamenti e risultano molto costosi!



11.Francesca Gherardi in data 19/05/2018 08:12:32

A volte quando un museo, passatemi il termine, grosso, richiede un?opera ad un museo più piccolo, quest?ultimo ha la possibilità poi di vedere il favore ricambiato, e, alle volte, ottenere per l?opera prestata che torni indietro restaurata, nel caso fosse necessario. È in questo modo che i musei più piccoli, costantemente senza fondi, possono mantenere intatti i loro piccoli capolavori.



12. Maria Vittoria Rizza in data 19/05/2018 17:03:19

E oltre a ció, al piccolo museo viene fatta anche una sorta di "pubblicità" :)



13. Finestre sull'Arte in data 21/05/2018 19:48:15

È esattamente il ragionamento che facciamo nell'articolo, ma il punto è se questa pratica possa avere dei limiti



14. Maria Vittoria Rizza in data 21/05/2018 19:53:54

Certo che ha dei limiti, articolo 44 e 48 del codice dei beni culturali.



15.Manuelita De Filippis in data 19/05/2018 08:32:36

No



16.Pietro Walter Cicconi in data 19/05/2018 09:09:18

No



17.Renato Dalpiaz in data 19/05/2018 17:40:36

solo in casi particolari,e ben motivati scientificamente



18.Graciela Daneri in data 19/05/2018 22:53:00

Non mi piace, ma credo che apporta a reduire costos.



19.Roberta Bellora in data 20/05/2018 20:30:26

Sono propensa ai prestiti, la cultura deve girare e farsi ammirare, accresce il senso della bellezza (quella che forse salverà il mondo) e ho capito che oggi i musei danno garanzie di non rovinare le opere e grande attenzione dei curatori e allestitori (e grandi assicurazioni) o almeno lo spero





Torna indietro



Login

Username / EmailPassword

Ricordami

Password dimenticata?

Non hai ancora un account? Registrati ora!!!

Tag cloud


Politica e beni culturali     Arte antica     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Seicento     Rinascimento     Barocco     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Genova     Roma    

Strumenti utili