Il terribile pot-pourri artistico di Sgarbi e Farinetti per Expo 2015. Di cui nessuno parla


Vittorio Sgarbi e Oscar Farinetti stanno allestendo una terribile mostra per il padiglione Eataly a Expo 2015. Solo che nessuno ne parla. Alcune riflessioni di Federico Giannini

Cosa c’entrano, tra loro, Lorenzo Lotto, Francesco Cairo, Bartolomeo della Gatta e Virgilio Guidi? Assolutamente niente, non foss’altro per il fatto che sono tutti pittori. Da questi giorni però possono fregiarsi di aver tutti e quattro un nuovo tratto comune: sono stati infatti scelti da Vittorio Sgarbi per la sua mostra I tesori d’Italia, che si terrà al padiglione di Eataly nel contesto dell’Expo di Milano. Sì, avete letto bene: capolavori d’arte antica e contemporanea, scelti in rappresentanza delle venti regioni italiane secondo chissà quali logiche, verranno spediti a Milano per assecondare le mai sopite (e mai compiute) velleità culturali di Oscar Farinetti. Il rampante rampollo amico di Renzi che ha aperto i suoi supermercati in mezza Italia giovandosi spesso di capannoni e spazi concessi dai comuni in comodato gratuito. Quello dei tremendi pannelli illustrativi sul Rinascimento nel punto vendita di Firenze. Quello che diceva che è giusto che i giovani lavorino a 8 euro l’ora, oppure che il sud andrebbe trasformato in un enorme villaggio vacanze. Ma soprattutto, quello che, con Eataly, ha chiuso il contratto per la presenza ad Expo senza gara d’appalto.

Intento di Sgarbi, dichiarato l’altro ieri alla presentazione del progetto, è quello di “mostrare bellezza a chi viene da fuori l’Italia”. Obiettivo del tutto in linea con lo spazio che ospita la mostra: pretendere di conoscere l’arte italiana visitando accozzaglie di opere fatte arrivare pescando qua e là, è un po’ come credere che da Eataly si possano veramente assaporare le eccellenze della gastronomia italiana. È il concetto della grande distribuzione organizzata applicato all’arte: siccome si considerano i visitatori troppo svogliati per andare a vedere le opere d’arte nel loro contesto, e i buongustai troppo pigri per cercare ristoranti, trattorie e osterie dove si possano gustare i veri sapori tradizionali, si confenzionano strutture senza personalità, valide sia a Torino che a New York, e ci si infila dentro un pot-pourri di opere d’arte e piatti tipici. Il visitatore del padiglione Eataly, dunque, non dovrà neppure far lo sforzo di cercare un ristorante finita la sua visita: dopo aver visto Lorenzo Lotto e Bartolomeo della Gatta, potrà gustosamente sollazzarsi di fronte a una pizza con broccoli e insaccati, pensando non già alla mostra appena visitata, ma a quali sono i padiglioni che gli mancano per completare il giro che aveva in mente.

Vittorio Sgarbi e Oscar Farinetti
Vittorio Sgarbi (foto di Giovanni Dell’Orto) e Oscar Farinetti (foto di Fanpage.it)

Imbarazzante il comunicato di Eataly in cui la mostra viene presentata: si legge che dall’esposizione delle opere a I Tesori d’Italia “emergerà la biodiversità dell’arte”. C’è bisogno di aggiungere altro? Ancor più imbarazzanti sono molti commenti di sindaci e amministratori locali, tutti smaniosi di inviare i propri gioielli al padiglione di Eataly. Non c’è testata locale che non abbia dedicato un articolo all’opera del proprio territorio in partenza per Milano: basta fare una ricerca su Google. “La presenza al padiglione Eataly per noi è motivo di grande orgoglio”. “L’opera sarà ambasciatrice del nostro territorio”. “L’Expo sarà per noi una vetrina importante per valorizzare la nostra cultura e la nostra arte”. E via dicendo: il tenore dell’entusiasmo dei prestatori è più o meno sempre questo. Diverse domande sorgono spontanee: come può un’amministrazione comunale pensare che il proprio territorio possa giovarsi della presenza di un’opera in un contesto tanto dispersivo? Siamo davvero così sprovveduti da pensare che un visitatore arrivato da Hong Kong o dalla Bolivia sarà preso dalla smania di visitare un paesino dell’Appennino umbro solo perché avrà visto di sfuggita un’opera alla mostra di Sgarbi? È normale pensare che un’opera d’arte di un grande maestro del passato possa essere valorizzata in una mostra realizzata senza criteri scientifici e filologici, senza un progetto serio, e di cui non si conoscono bene i termini a poco più di una settimana dall’apertura?

Siamo ormai talmente assuefatti alla retorica della bellezza che abbiamo perso il gusto per le cose belle, siamo talmente abituati a ragionare in ottica di pubblicità più che di vera valorizzazione, perdendo peraltro di vista come fare marketing in modo serio e ragionato, e soprattutto siamo talmente avvezzi a iniziative in cui l’arte diventa accessorio da esibire, che iniziative di questo tipo, che impoveriscono i musei locali (come la Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino, che ha mandato a Milano i due pezzi di maggior pregio della propria raccolta) e tutto fanno fuorché veicolare conoscenza e diffondere l’estetica del bello, anch’essa ridotta a merce da supermercato, non ci arrecano più stupore.

Infine, c’è un ultimo dato di cui tener conto: se per la mostra Da Cimabue a Morandi, allestita da Sgarbi a Bologna, abbiamo assistito a numerose levate di scudi da parte degli storici dell’arte, con appelli, titoli sui giornali, accuse e controaccuse, nessuno ha pronunciato una sillaba per parlare dell’operazione Sgarbi-Farinetti in corso a Milano. La mostra di Bologna ha sì un progetto alquanto discutibile, è una mostra blockbuster, difficilmente invoglia il pubblico ad approfondire l’arte bolognese (tutti aspetti di cui avevamo discusso), ma ci si può ancora trovare un seppur labile fine culturale. Del progetto Eataly non si può dire la stessa cosa: le opere, qui, vengono trattate semplicemente come merce da esporre al pubblico, come lussuosi orpelli attraverso i quali conferire una patina chic a un supermercato, come accessori da mostrare a persone alle quali Eataly verrà spacciata come summa dell’enogastronomia tradizionale italiana, e alle quali la mostra verrà spacciata per operazione culturale. Ma l’arte, è bene specificarlo, con tutto ciò non ha niente a che vedere. Ed è un peccato che, in questa occasione, nessuno lo abbia ricordato.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Andrea Moreno Greggio in data 22/04/2015, 14:41:52

E lo scrittoio di Gabriele D'Annunzio cosa c'entra visto che dalla stanza della Zambracca è stato prestato per Expo sempre a Sgarbi. Per sei mesi chi andrà al Vittoriale non potrà godere di quel mobile dove li primo marzo 1938 alle ore 20.30 D'Annunzio mori.



2. Alessio Bernardi in data 22/04/2015, 17:01:53

Oscar Farinetti è anche quello che in una diretta televisiva disse: "Facciamo ripartire l'economia, anche a costo di beccarci avvisi di garanzia", affermando con spocchiosa arroganza di aver aperto molti dei suoi ristoranti Eataly senza licenza (7 o 8 sui circa venti aperti in Italia).
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/UZyOaeSwDaTatr_U



3. Federico D. Giannini in data 22/04/2015, 18:55:50

Grazie per il contributo Alessio... ammetto che questa dichiarazione di Farinetti mi mancava... :-)



4. Nanni Omodeo Zorini Qfwfq in data 22/04/2015, 20:30:25

La coerenza non guasta mai, d'altronde. Non abbiamo ancora del tutto alle spalle un periodo in cui ci siamo fatti governare da un commerciante di pubblicità, che aveva scelto come fedelissima ministro dell'istruzione un'ingenua gallina che credeva davvero che esistesse una galleria tra il Monte Bianco e il gran sasso?! E in tempo di kermesse "attira gente" che usano come pretesto aspetti della cultura (festival del carciofo, festival della letteratura, festival della mente, per rilanciare l'economia anche a livello turistico e della ristorazione?) Il fungo gigantesco costituito da Expo è coerente con il contesto culturale e mentale che viviamo. Anche nelle sagre di paese nuovi funghi prolificano, e va molto il termine di "festival"... E nascono qua e là cosiddetti festival (avrebbero più modestamente potuto usare termini più alla buona: sagra dell'asparago? con letture poetiche; festa del sanguinaccio con esibizione di dilettanti scrittori?; Camminata con degustazione del salame d'oca, e mostra di fotografie digitali fatte con lo smartfone?). Alcuni emeriti idioti hanno spesso affermato che la cultura non si mangia; ma si può andare a mangiare qualsiasi cosa, con il gusto e l'autocompiacimento di credere e raccontare ai vicini di casa e agli zii infermi, la propria partecipazione ad "eventi" culturali? raccontando e descrivendo il menu!



5. Vito Toyo Tognarini in data 22/04/2015, 20:30:52

..siete...sei ...un cervello sovietizzato....ancorati a un passato deprimente...una sinistra fagocitata dalla dc...un credo sindacale da terzo mondo..una atmosfera di stagnazione tipica del CATTOCOMUNISMO ....decine di anni di inciuci per poltrone..potere...soldi...in barba al paese...promesse...tavoli aperti...infinite riunioni...piazzate rosse......ma di vergogna!...proletariato abbandonato dirigenti ..politici..stipendi alle stelle privilegi vergognosi....E AVETE LA FACCIA TOSTA DI CRITICARE CHI FA?.....



6. Alberto Agazzani in data 23/04/2015, 01:32:08

Che ci sia di mezzo una tale Cinzia Chiari? Così, casualmente... Chi si somiglia si piglia!



7. Cinzia Sinigaglia in data 23/04/2015, 08:55:39

Non sono d'accordo, anche se capisco la frustrazione di chi opera nel mondo dell'arte in Italia. Non amo per nulla Sgarbi, né la sua concezione di mostra, però non vedo nessun dramma se alcune opere della pinacoteca di Castiglion Fiorentino saranno ad EXPO per alcuni mesi, non lo considero un impoverimento, ma l'occasione per migliaia e migliaia di persone di sapere che esiste Castiglion Fiorentino e che vi si trova una pinacoteca che conserva capolavori! Eventi che coinvolgono milioni di persone possono davvero essere l'occasione per far conoscere qualcosa. Lo vediamo anche nel caso di programmi televisivi, che in sé magari non hanno particolare spessore, ma veicolano comunque informazioni utili. Non credo del resto che EXPO sia primariamente il palcoscenico per veicolare arte per addetti ai lavori! Meglio poco che nulla



8. Rugantino in data 23/04/2015, 09:07:22

Tenuto conto che personalmente avrei messo delle copie l 'operazione non mi sembra da supermercato dell arte. Chi sarà interessato ad approfondire andrà a Castiglion fFiorentino e chi è interessato ad ingozzarmi lo farà e basta. Ho conosciuto una persona a New York che aveva prenotato un viaggio in Umbria perchè affascinato da un pannello di eataly. Eataly New York funziona meglio che tanti portali farloCchi o istituti di cultura fantasma.La comunicazione forse è riduttiva ma funziona così. Mi devi spiegare cos È la "vera valorizzazione," ( cioè?) è il "marketing in modo serio e ragionato". Quando si scrive forse si dovrebbe avere cognizione di causa. A questo punto sono davvero curioso di visitare il museo Ugo Guidi con il quale collabori per imparare la vera valorizzazione e il vero marketing.



9. Michele Montanari in data 23/04/2015, 10:26:58

Mi permetto solamente di osservare che mostre stravaganti come assemblaggio di opere c'è ne è in abbondanza: a Vicenza ad esempio quella allestita da Goldin...Da Cimabue a Morandi secondo me è un'esposizione molto interessante e convincente. Mentre molto complesso è l'uso dei materiali da piccoli musei: si tratta di una scommessa, in un certo senso. A me, ad esempio, ha portato poi a visitare quei luoghi...



10. carlo migani in data 23/04/2015, 13:04:52

Non conosco Farinetti e non esprimo commenti su di lui anche se le affermazioni riportate mi sembrano gravi. Nessuno, nemmeno Mattei (quello dell'ENI) dovrebbe poter prescindere dalle leggi che valgono per tutti. Commento invece su Vittorio Sgarbi che è assessore nella mia città, Urbino. E' persona molto venale (ma non è il solo) di buona cultura artistica ma di scarsissimo tatto e senso civico. E' rancoroso (lui si) e molto invidioso e si crede in diritto di criticare offensivamente senza voler essere criticato. Realizza iniziative a volte di media efficacia e che suscitano qualche interesse ma lo fa in perfetta solitudine senza tener conto dei risultati e delle ricadute a lungo periodo, quasi solo per soddisfare una sua visione delle cose e del mondo. Lo fa, sopratutto, con fondi pubblici dei quali lautamente usufruisce. A mio avviso è il miglior (o peggior?) prodotto dell'attuale società italiana, sempre pronta a qualsiasi effimera novità senza approfondire o appassionarsi veramente a nulla.E' così che lentamente si perde la cura del nostro grande patrimonio culturale in nome della pseudo cultura da fiction televisiva.



11. Federico D. Giannini in data 23/04/2015, 13:22:43

Caro "Rugantino", posto che non devo spiegarti alcunché dato che la domanda che fai esula del tutto dai temi del post, ti dico solo che il Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, un piccolo museo nato nel 2005 che apre solo nel fine settimana (oppure su appuntamento), e con il quale mi onoro di collaborare, ha conosciuto nell'ultimo quadriennio un aumento dei visitatori su base annuale del 28% (in rapporto al numero dei giorni di apertura all'anno, è più visitato di molti musei più celebri), è una delle realtà espositive più attive della provincia di Lucca, ha ospitato mostre di artisti di altissimo livello (qualche nome: Ernesto Treccani, Arturo Puliti, Antonio Barberi e altri), ospita ogni mese personali di artisti giovani ma già affermati, e ogni anno organizza un premio di scultura (patrocinato dalla Presidenza della Repubblica) a cui partecipano i migliori allievi di tutte le principali Accademie di Belle Arti d'Italia. Non sarà Palazzo Pitti o, per rimanere in provincia, non sarà Villa Guinigi, anche perché conta su risorse scarsissime: ma sa creare interesse, ha un pubblico composto da moltissimi giovani, amplia in modo egregio l'offerta culturale di una città conosciuta esclusivamente per spiagge e discoteche, ha avvicinato moltissime persone alla scultura del Novecento. Questa è valorizzazione. Visitalo: vedrai che sarà per te un'esperienza emozionante e significativa, come lo è per centinaia di altre persone ogni anno.



12. Fabio Cavallari in data 23/04/2015, 16:19:24

Studio Didattica Museale all'Accademia di Belle Ari di Brescia e, causa forse la giovane età, credo ancora in quello che studio cercando di non supportare (anche inconsciamente) il fenomeno della MERCIFICAZIONE dell'arte. Dico questo perché credo che l'emozione di fronte ad un'opera sia data dalla CONOSCENZA che si ha di essa, ed è solo attraverso una buona mediazione culturale che si può ottenere ciò. L'ignoranza non la si sconfigge con l'oggetto materiale ma con la ricerca, una ricerca capace di trasformarsi in curiosità ed emozioni (RICERCA CULURALE PRSONALE), ben distanti dal CONSUMISMO CULTURALE DI MASSA di cui EXPO ne è immagine. Credo inoltre che il rapporto tra contenuto (opera) e contenitore (musei) non debba essere stravolto da motivi prettamente economici. I fatti quotidiani testimoniano un forte fallimento del colonialismo occidentale. Credo nello sviluppo della diversità e nel viaggio come mezzo per comprenderla al meglio. EXPO deve essere un punto di partenza e non d'arrivo per chi, mangiando pasta industriale al fianco di un'opera del Rinascimento, possa credere di aver assaporato il piacere e la bellezza cantata dai più grandi scrittori e filosofi di questo tempo.



13. Gian Marco Russo in data 25/04/2015, 13:00:12

Per quanto condivida la critica di fondo a quest'operazione, trovo un po'esagerati i toni con cui hai espresso il tutto.
"si confenzionano strutture senza personalità, valide sia a Torino che a New York, e ci si infila dentro un pot-pourri di opere d'arte e piatti tipici" Scusa, ma come le avresti volute queste strutture? Con i fiaschi di vino e le trecce d'aglio appese alle pareti? Per non parlare del fatto che Eataly, seppur non rappresenti de facto il vertice della gastronomia italiana, dal punto di vista commerciale è un'operazione geniale: da là possibilità agli appassionati e agli intenditori, a Torino così come a New York, di acquistare specialità regionali o comunque difficili da reperire all'infuori del loro terroir di provenienza. Ed è anche per questo motivo che l'aspetto delle varie sedi di Eataly è così simile da una location all'altra: intende sì esaltare i vari particolarismi locali, ma ricordando al contempo che si tratta delle componenti di quel grande tessuto connettivo noto come Italia.

Altra cosa che mi ha fatto storcere il naso: "le opere, qui, vengono trattate semplicemente come merce da esporre al pubblico, come lussuosi orpelli attraverso i quali conferire una patina chic a un supermercato"...sei cascato nel classico cliché da cattedratico vecchio stampo che vede l'arte come un qualcosa che sta su un piedistallo, inaccessibile ai comuni mortali. Ma a cosa servirebbero le varie Artissime, Frieze e compagnia bella? Per non parlare del fatto che le fiere in Europa sono una realtà ben consolidata almeno dal '600, se proprio vogliamo dirla tutta, per non parlare dei cabinet d'amateurs, dove i committenti esponevano al pubblico (anche se si trattava di un pubblico molto selezionato) i loro orpelli di lusso con un approccio non dissimile da quello con cui Sgarbi intende esporre le opere al padiglione Expo.



14. Federico D. Giannini in data 25/04/2015, 21:30:26

Caro Gian Marco, è proprio perché non sono un cattedratico vecchio stampo, ed è proprio perché dai cattedratici vecchio stampo mi tengo lontano, che insieme a Ilaria ho aperto questo sito, e che questo sito è così seguito. Fossimo cattedratici vecchio stampo, saremmo qui a farci festa da soli, o con altri cinque o sei amichetti come noi. Invece abbiamo deciso di metterci in gioco e di parlare di storia dell'arte in modo serio e al contempo chiaro, perché siamo convinti che l'arte debba appartenere a tutti.
Quanto al resto... mi piacerebbe sapere cosa hanno a che fare Artissima e Frieze, che sono fiere in cui le gallerie espongono la propria merce, con una mostra d'arte antica allestita con dipinti di proprietà pubblica, o che comunque non annovera la vendita delle opere tra i propri obiettivi.
Su Eataly... ci sono entrato tre o quattro volte e mi sono sforzato di cogliere le specificità che lei mette in evidenza. Ma non ci sono riuscito... evidentemente non fa per me, oppure ho una concezione differente dell'enogastronomia :-) Un caro saluto, Federico



15. Gian Marco Russo in data 25/04/2015, 22:10:58

Federico Giannini c'entra se consideri che anche le opere che attualmente sono esposte nei musei un tempo erano merce. Merce commissionata da una congrega, da un consiglio cittadino, da un signorotto per la sua collezione, ma pur sempre merce.



16. Cristiana Curti in data 20/05/2015, 18:31:42

Gentile estensore, scrivo perché casualmente ho letto il suo post all'interno di questo sito che, confesso, non conoscevo, ma che ora apprezzo. Sono una prestatrice (privata, attraverso un museo pubblico che le ha in deposito) di alcune opere del '900 italiano della collezione della mia famiglia di origine. La nostra "politica" è sempre stata di promuovere l'arte italiana nel mondo per quanto potesse essere in noi. Da quando la collezione è ospitata in un Museo pubblico questa urgenza risulta più semplice da attuare. Negli anni abbiamo visto le nostre opere viaggiare presso i più importanti musei del globo, ma non abbiamo mai dimenticato l'Italia, prestando con piacere per le manifestazioni che ritenevamo all'altezza delle opere stesse. Devo dire che per me è stato un vero dilemma (che ha prodotto una piccola crisi) acconsentire al prestito per la mostra sgarbiana all'Expo. Soprattutto quando ho potuto leggere in chiaro il progetto, se progetto può essere chiamato. Francamente non amo il personaggio (con cui, molti anni fa, ho potuto anche lavorare in occasione di un off Biennale), ma cerco di non farmi guidare dal sentimento. Ho visitato la mostra di Bologna è l'ho trovata - fondamentalmente - incompleta. La parte dell'Antico meglio riuscita e la parte del Moderno (per non parlare del Contemporaneo) talmente lacunosa da non poter essere neppure qualificata. Mi sono detta allora che i tanti studiosi che accesero la causa preventivamente contro l'allestimento della mostra felsinea potevano evitare di lottare allora (impossibile contrastare una macchina da grida come Sgarbi), sarebbe stato più opportuno giudicare la mostra quando presentata: avrebbero avuto buon gioco a criticare l'operato sgarbiano. Tuttavia questa possibilità fu persa nelle polemiche pretestuose intorno ai prestiti della porta accanto... un errore di valutazione che contraddistingue in genere il comportamento dell'Accademia le poche volte che si muove compatta e riesce a superare le invide schermaglie da cortile che la contraddistingue. Oltre a questo, anche con la mia attività, ho avuto modo di criticare spesso e volentieri il metodo di Sgarbi nel progettare mostre: in occasione della Biennale di quattro anni fa (il terribile padiglione Italia con le scelte della sciura Pina, per così dire, al demagogico verbo di "L'arte non è cosa nostra") e delle relative patetiche "biennaline" sparse in tutto lo Stivale e altre volte ancora. Il sistema è sempre il solito: accatastare quel che trovo nel minor tempo possibile (e fare tanta polvere...), in barba a qualsiasi direzione scientifica o teoria critica portante. Un'idea, un pivot, un profilo teorico: tutto ciò è vana cosa tentare di trovare in una mostra sgarbiana.
Detto questo, io ho invece - e, temo, al contrario della vostra Redazione, o gruppo di studiosi - un precetto a cui tengo sempre fede: quando la Nazione chiama, bisogna rispondere. Non si pensi ad antichi richiami, per carità. Si tratta di semplice desiderio di essere (=contribuire) dove è bene essere quando lo Stato deve presentare se stesso nelle ormai rarissime occasioni in cui ciò è possibile. Potendo contribuire, ho deciso di farlo, pur con tutte le indecisioni del caso. L'Expo è davvero un importante passaporto per l'Italia in un periodo in cui le occasioni di ben apparire sono quasi inesistenti (malgrado le nostre grandi capacità), infangati come siamo dalla corruzione, da una crisi che sfianca il Paese e dal malaffare. E io spero sinceramente che abbia successo. Per questo motivo pensai che il mio piccolo contributo era un dovere, se non un onore. Mi dispiace che questo aspetto non venga mai sollevato e che non sembri meritevole di discussione. Le risposte, ingenue forse, ma non credo in cattiva fede, dei Comuni e delle Istituzioni che hanno deciso di partecipare alla mostra sgarbiana sono probabilmente (sicuramente?) dettate da questo sentimento di partecipazione a un momento più unico che raro. Per far capire che l'Italia, la cultura italiana, la civiltà italiana, è compatta nelle sue proposizioni e cerca di non far dimenticare al visitatore (boliviano, giapponese, di Lamezia Terme...) che la qualità può essere ovunque nel nostro Paese. Le opere parleranno da sole. Malgrado siano lì per causa di discutibili "promotori". La ringrazio per la sua pazienza.



17. Michele in data 08/06/2015, 17:32:47

Caro Giannini, qui di labile e discutibile c'è solo il suo pezzo e il suo snobismo.
Abbiamo assistito a mostre molto più inconsistenti e discutibili di quelle curate da Sgarbi, ma l'opinione sua e di molti altri parrucconi cattedratici non si è sentita in quanto quelle esposizioni vengono prodotte da enti amministrativi (Soprintendenze) o personalità d'estrazione accademica. Quale sarebbe la colpa di Sgarbi? aver arricchito Expo con una bella mostra non pretenziosa, con belle e poco note opere d'arte distribuite in base alla provenienza regionale? Faccio notare che la gran parte dei pezzi proviene da raccolte private, quindi Sgarbi non ha depauperato i pubblici musei e ha offerto al contempo la possibilità di ammirare pezzi altrimenti difficilmente visibili al pubblico. Ha avuto il coraggio di evitare inoltre i facili nomi; non ci sono Leonardo, Raffaello o Caravaggio, ma piuttosto Vitale da Bologna, Andrea Sansovino, Guido Reni, Rutilio Manetti, Mattias Stomer. L'allestimento è lineare e accattivante,ho visto famiglie o giovani entrare casualmente depositando le birre acquistate al bar adicente e uscire dall'esposizione soddisfatti e motivati a visitare altre mostre o musei. Sgarbi andrebbe solo ringraziato per aver allestito, senza gravare sulle pubbliche finanze!, un'operazione altamente democratica e divulgativa. Lo scrivo da storico dell'arte e ricercatore nel pieno della sua attività e non da piccolo imprenditore. I parrucconi e i filo parrucconi snob seguaci di un culto elitario dell'arte se ne facciano una ragione.



18. Michele in data 08/06/2015, 18:23:18

E prima di giudicare, l'avete almeno visitata la mostra?? giudizio sul merito della qualità dei pezzi esposti please!! e magari foto a riprova dell'avvenuta visita. Grazie



19. Alessandro Manzoni in data 18/06/2015, 21:39:09

Federico Giannini? Oggi Carneade si chiama così?



20. Benedetta in data 12/10/2015, 15:30:38

Come sempre mi trovo d'accordo con quanto scritto negli articoli che leggo con piacere in questo blog. Ritengo che le questioni alla base della discussione siano sempre le stesse: da un lato c'è chi guarda alle mostre come occasioni "pubblicitarie" (nel senso migliore del termine) e dall'altro chi considera determinate esposizioni inutili e dannose poiché prive di valore culturale. Non credo che difendere quest'ultima posizione sia da "parrucconi cattedratici", penso invece che sia un pensiero legittimo da parte di quanti guardano alle opere d'arte come testimonianze storiche, civili, culturali e sociali che vanno preservate (inutile ricordare quanto i continui spostamenti siano dannosi) e valorizzate per far sì che possano espletare la loro fondamentale funzione civile e sociale, cosa che ovviamente non puó verificarsi in operazioni di questo tipo. È probabile che qualche straniero, affascinato da qualche tela esposta, abbia poi deciso di approfondire le sue conoscenze con visite in zone d'Italia generalmente escluse dai percorsi turistici di massa, ma si tratta di casi rari, almeno in proporzione, che forse non valgono l'entità dell'operazione messa in atto.



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