Importanti scoperte in Israele: sulle rive occidentali del Lago di Tiberiade, noto anche come Mar di Galilea, in un’area profondamente legata alla predicazione di Gesù Cristo, sono infatti emerse scoperte archeologiche che gettano nuova luce sulle pratiche battesimali del cristianesimo antico. I ritrovamenti, definiti senza precedenti dagli studiosi israeliani, provengono dal sito dell’antica città di Sussita, nota anche come Hippos, che in epoca romana e bizantina dominava il paesaggio dalla sommità di una collina visibile a chilometri di distanza.
Osservando dalla sponda occidentale del lago verso est, si distingue ancora oggi il profilo della montagna dalla cima piatta su cui sorgeva la città. In epoca evangelica, Sussita rappresentava un centro urbano rilevante, tanto da essere stata talvolta identificata come possibile riferimento al passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù parla di una “città posta sopra un monte” destinata a non restare nascosta. Secoli più tardi, lo stesso luogo si trasformò in un importante centro cristiano, come testimoniano le numerose chiese rinvenute all’interno delle sue mura.
Le nuove evidenze archeologiche riguardano in particolare una cattedrale bizantina che presenta una caratteristica singolare: la presenza di due distinti ambienti battesimali, un elemento estremamente raro nel panorama dell’archeologia cristiana. Nella navata settentrionale era collocato un fonte battesimale di grandi dimensioni, alimentato da acqua corrente, mentre nella navata meridionale si trovava un secondo fonte, più piccolo, alimentato da acqua stagnante e ricavato in un angolo di quello che in origine era stato un martyrion, ovvero una cappella destinata alla venerazione delle reliquie di un santo.
L’aggiunta del secondo fonte battesimale, avvenuta in un momento successivo al 590 d.C., costituisce uno degli aspetti più enigmatici del complesso. La presenza simultanea di due strutture destinate allo stesso rito ha sollevato interrogativi tra gli archeologi, che non dispongono al momento di una risposta univoca. Le ipotesi sono diverse: potrebbe trattarsi della necessità di celebrare più battesimi contemporaneamente, forse destinando uno spazio agli adulti e l’altro ai neonati; oppure la distinzione potrebbe riflettere diverse tradizioni liturgiche, con una preferenza per l’acqua corrente nella navata settentrionale e per quella stagnante nella meridionale, ciascuna portatrice di un diverso significato teologico. Non si esclude, inoltre, che la presenza delle reliquie del martire abbia conferito al secondo spazio un valore rituale particolare.
Proprio nell’area meridionale, definita architettonicamente da due paraventi d’altare in marmo decorati con motivi a croce e rami di edera, è stata rinvenuta una straordinaria concentrazione di oggetti liturgici risalenti al VI secolo d.C., rimasti sepolti sotto le macerie di un terremoto per oltre mille anni. Tra questi spicca un grande candelabro in ottone, ritrovato ancora in posizione verticale accanto al fonte battesimale, segno della rapidità con cui l’edificio venne abbandonato in seguito al crollo.
Accanto al candelabro è stato rinvenuto un blocco rettangolare in marmo con tre cavità emisferiche identiche scolpite sulla sommità. Si tratta di un oggetto senza confronti noti, che gli archeologi interpretano come un contenitore per oli utilizzati nei rituali di unzione connessi al battesimo. La presenza di tre cavità suggerisce l’impiego di oli differenti in momenti distinti del rito, offrendo quella che potrebbe essere la prima prova materiale di una pratica finora documentata solo nelle fonti scritte del cristianesimo delle origini.
Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato da un piccolo piedistallo rotondo in marmo, decorato con quattro nervature circolari. Anche in questo caso si tratta di un manufatto privo di confronti diretti, la cui funzione resta incerta. Si ipotizza che potesse sostenere una piccola colonna o un oggetto liturgico, ma la mancanza di elementi associati non consente di formulare conclusioni definitive.
A breve distanza da questo gruppo di oggetti è stato rinvenuto un massiccio reliquiario in marmo del peso di circa 42 chilogrammi, il più grande mai scoperto in Terra Santa. Il contenitore, destinato a custodire le reliquie di un santo, è stato trovato rovesciato su un pavimento decorato in piastrelle di pietra, suggerendo un evento distruttivo improvviso, probabilmente il terremoto che causò il crollo dell’edificio.
La disposizione degli oggetti all’interno dello spazio meridionale appare significativa. Il candelabro, il blocco con le tre cavità e il piedistallo erano concentrati in prossimità del fonte battesimale, mentre il reliquiario si trovava leggermente più distante, verso il centro della sala. Questa separazione potrebbe riflettere una distinzione funzionale tra l’area dedicata al culto delle reliquie e quella destinata al rito battesimale, confermando la complessità dell’organizzazione liturgica dello spazio.
All’interno delle mura della città di Sussita sono state individuate almeno sei chiese, ma nessuna di esse presenta un fotisterion, ovvero un ambiente specificamente dedicato al battesimo. La presenza di due fonti battesimali all’interno della stessa cattedrale rappresenta quindi un unicum che continua a interrogare gli studiosi. Le diverse ipotesi avanzate non si escludono a vicenda e potrebbero anzi riflettere una realtà più articolata, in cui esigenze pratiche, tradizioni liturgiche e significati teologici coesistevano.
Questi ritrovamenti offrono un contributo rilevante alla comprensione delle pratiche religiose nel periodo bizantino, in un contesto geografico strettamente legato alle origini del cristianesimo. La possibilità di disporre di evidenze materiali così dettagliate consente di integrare e, in alcuni casi, di verificare le informazioni provenienti dalle fonti testuali, aprendo nuove prospettive di ricerca sulla storia dei riti e delle comunità cristiane nei primi secoli.
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