Scoperta una nuova opera di Rembrandt: l'annuncio del Rijksmuseum


Dopo due anni di studi con tecniche avanzate, il Rijksmuseum dimostra che la Visione di Zaccaria nel tempio del 1633 è un autentico dipinto di Rembrandt. L’opera, in prestito da un collezionista privato, sarà in mostra dal 4 marzo.

Una nuova opera entra ufficialmente nel catalogo di Rembrandt van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669). I ricercatori del Rijksmuseum di Amsterdam hanno infatti dimostrato che un dipinto, la Visione di Zaccaria nel tempio, datato 1633, si può assegnare al maestro olandese. Il risultato arriva al termine di un’indagine durata due anni, condotta con le stesse tecnologie avanzate impiegate nell’ambito di Operation Night Watch, il grande progetto di studio e restauro dedicato alla celebre Ronda di notte. La Visione di Zaccaria nel tempio, concessa in prestito a lungo termine al museo da un collezionista privato, sarà esposta al pubblico a partire da mercoledì 4 marzo.

L’annuncio, dato dal museo questa mattina, rappresenta un passaggio significativo per gli studi rembrandtiani. Il dipinto, infatti, era stato escluso dall’opera generale dell’artista nel 1960 e, dopo essere stato acquistato da un privato nel 1961, era scomparso dalla circolazione pubblica. Per oltre sei decenni gli studiosi non hanno potuto esaminarlo né verificarne direttamente le caratteristiche materiali e stilistiche. Solo di recente l’attuale proprietario ha contattato il Rijksmuseum, permettendo così che l’opera venisse analizzata per la prima volta dopo 65 anni.

Secondo quanto comunicato dal museo, l’insieme delle evidenze raccolte sostiene in modo coerente l’attribuzione a Rembrandt. Le analisi dei materiali hanno mostrato che tutti i pigmenti impiegati nella Visione di Zaccaria nel tempio ricorrono anche in altri dipinti dell’artista realizzati nello stesso periodo. La tecnica pittorica e la costruzione stratigrafica delle stesure risultano comparabili a quelle delle prime opere del maestro. Le indagini condotte con la macro-XRF, affiancate da un’accurata ispezione visiva, hanno inoltre rivelato modifiche compositive compatibili con il processo creativo di Rembrandt, elementi che rafforzano l’autenticità del lavoro.

Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk

Ulteriori conferme provengono dallo studio della firma, risultata originale, e dall’analisi dendrocronologica del supporto ligneo. Quest’ultima ha attestato la coerenza cronologica del pannello con la data riportata sul dipinto, il 1633, confermando la plausibilità storica dell’opera. L’insieme di questi dati tecnici, unito alle considerazioni stilistiche e qualitative, ha portato i ricercatori alla conclusione che il dipinto debba essere considerato a pieno titolo un’opera di Rembrandt van Rijn.

Taco Dibbits, direttore generale del Rijksmuseum, ha sottolineato l’importanza della scoperta anche dal punto di vista della conoscenza dell’artista. “È meraviglioso”, ha detto, “che ora si possa scoprire di più sul giovane Rembrandt: creò quest’opera così toccante poco dopo essersi trasferito da Leida ad Amsterdam. È un bellissimo esempio del modo unico in cui Rembrandt racconta le storie”.

Il soggetto raffigura un episodio tratto dalla narrazione biblica del sommo sacerdote Zaccaria. La scena rappresenta il momento in cui Zaccaria riceve nel tempio la visita dell’arcangelo Gabriele. L’angelo annuncia che, nonostante l’età avanzata sua e della moglie, la coppia avrà un figlio, Giovanni Battista. Nel dipinto l’arcangelo non è visibile direttamente, ma la sua presenza è evocata dalla luce che irrompe dall’angolo superiore destro della composizione. L’espressione di sorpresa e incredulità di Zaccaria traduce visivamente il turbamento di fronte a un annuncio inatteso e miracoloso.

Dal punto di vista tematico, l’opera si inserisce con coerenza nell’attività del Rembrandt ventisettenne. I ricercatori evidenziano come la Visione di Zaccaria nel tempio si collochi accanto a dipinti quali Daniele e Ciro davanti all’idolo Bel del 1633, oggi al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Cantico di Simeone del 1631 conservato al Mauritshuis dell’Aia e Geremia che lamenta la distruzione di Gerusalemme del 1630 custodito proprio al Rijksmuseum di Amsterdam. In queste opere emerge una medesima attenzione alla dimensione narrativa, alla resa delle emozioni e all’uso drammatico della luce come strumento per costruire significato.

Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata)
Rembrandt, Visione di Zaccaria nel tempio (1633; Collezione privata). Foto: Rijksmuseum / Kelly Schenk

L’impiego della luce come elemento rivelatore, nel caso della Visione di Zaccaria, assume una funzione centrale. L’assenza fisica dell’angelo e la sua evocazione attraverso il bagliore che attraversa lo spazio pittorico sono coerenti con la poetica rembrandtiana, capace di suggerire la dimensione spirituale attraverso soluzioni formali e luministiche. La reazione del protagonista, colta in un momento di sospensione tra dubbio e stupore, riflette quella capacità di introspezione psicologica che caratterizza le prime prove del maestro.

Con l’esposizione pubblica a partire dal 4 marzo, il museo offre adesso ai visitatori la possibilità di osservare direttamente un’opera che amplia la conoscenza di una fase cruciale della carriera del pittore. La Visione di Zaccaria nel tempio consente di approfondire il momento in cui Rembrandt, trasferitosi da Leiden ad Amsterdam, iniziava a confrontarsi con un nuovo contesto artistico e con committenze più ampie. Il dipinto testimonia una fase di sperimentazione e consolidamento linguistico, in cui la resa narrativa e la tensione emotiva diventano tratti distintivi della poetica rembrandtiana.




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