Venezia, restaurati e ricollocati i capolavori di Tintoretto a San Giorgio Maggiore


Concluso a Venezia il restauro dei due capolavori tardi di Jacopo Tintoretto, riportati nella basilica di San Giorgio Maggiore dopo un intervento durato oltre un anno. Il progetto ha restituito leggibilità, profondità e colori originari alle opere, coinvolgendo istituzioni e specialisti.

Si è concluso l’intervento di restauro di due monumentali opere del Tintoretto (Jacopo Robusti; Venezia, 1518 – 1594), L’Ultima Cena e Gli ebrei nel deserto, due capolavori della fase tarda della carriera del pittore veneziano, ora nuovamente visibili nella basilica dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore a Venezia. Le due tele, ciascuna delle dimensioni di 370 per 570 centimetri, sono state ricollocate nel presbiterio dopo un complesso lavoro di conservazione durato oltre un anno, iniziato nel febbraio 2025 e concluso nella primavera del 2026. L’intervento è stato promosso dall’organizzazione Save Venice insieme alla sezione ETS dell’abbazia, ed è stato reso possibile grazie al sostegno della famiglia Stracke. Il completamento dei lavori è stato presentato in una conferenza stampa che si è tenuta ieri all’interno della basilica, e sarà seguito da un’inaugurazione pubblica fissata per l’8 maggio, momento in cui le opere restaurate saranno ufficialmente restituite alla comunità e ai visitatori.

Il progetto ha rappresentato una tappa significativa nella conservazione dei due capolavori, il cui ultimo restauro documentato risaliva al 1937. A distanza di quasi novant’anni, l’intervento ha permesso di recuperare in modo sostanziale la leggibilità delle composizioni, restituendo profondità, equilibrio e coerenza visiva alle scene dipinte da Tintoretto. Il lavoro ha evidenziato nuovamente la complessità della gamma tonale dell’artista e la sua caratteristica pennellata dinamica, elementi che nel tempo erano stati compromessi dall’alterazione dei materiali superficiali.

Tintoretto, Ultima cena (1592-1594; olio su tela, 370 x 570 cm; Venezia, San Giorgio Maggiore). Dopo il restauro. Foto: Matteo De Fina
Tintoretto, Ultima cena (1592-1594; olio su tela, 370 x 570 cm; Venezia, San Giorgio Maggiore). Dopo il restauro. Foto: Matteo De Fina
Tintoretto, Gli ebrei nel deserto (1592-1594; olio su tela, 370 x 570 cm; Venezia, San Giorgio Maggiore). Dopo il restauro. Foto: Matteo De Fina
Tintoretto, Gli ebrei nel deserto (1592-1594; olio su tela, 370 x 570 cm; Venezia, San Giorgio Maggiore). Dopo il restauro. Foto: Matteo De Fina

Le operazioni di restauro sono state affidate alla società CBC Conservazione Beni Culturali, sotto la direzione di Caterina Barnaba, e si sono svolte sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Venezia. Il cantiere ha coinvolto diverse professionalità specializzate: la documentazione fotografica è stata curata da Matteo De Fina, mentre Maco Film ha realizzato le riprese video dell’intervento. Le indagini diagnostiche non invasive sono state condotte da S.T.Art-Test di S. Schiavone & C. sas., mentre la movimentazione e la logistica delle opere sono state gestite dalla società UniSVe, i cui tecnici hanno provveduto anche alla ricollocazione delle tele nel presbiterio nell’aprile 2026.

Un elemento distintivo del progetto è stato il coinvolgimento diretto del pubblico durante le fasi di lavorazione. La comunità benedettina ha infatti messo a disposizione la sacrestia della basilica come spazio temporaneo per il restauro, trasformando il cantiere in un ambiente accessibile ai visitatori. Questo “cantiere aperto” ha avuto così una funzione educativa, permettendo di osservare da vicino le diverse fasi dell’intervento e di comprendere le tecniche utilizzate nella conservazione delle opere d’arte.

Dal punto di vista tecnico, il restauro ha comportato la rimozione accurata delle vernici ingiallite e delle ridipinture che nel tempo avevano modificato l’aspetto originario delle tele. Questo processo ha riportato alla luce dettagli rimasti nascosti per decenni, consentendo di recuperare la vivacità cromatica e la definizione dei passaggi tonali. Con il progredire dei lavori, le scene hanno riacquistato una nuova chiarezza, restituendo una percezione più fedele dell’intento compositivo dell’artista.

Addetti al restauro d'arte della ditta UniSVe ricollocano i dipinti restaurati nel presbiterio della basilica. Foto: Matteo De Fina
Addetti al restauro d’arte della ditta UniSVe ricollocano i dipinti restaurati nel presbiterio della basilica. Foto: Matteo De Fina
L'intervento di restauro è stato condotto dalla ditta CBC Conservazione Beni Culturali sotto la direzione di Caterina Barnaba. Foto: Matteo De Fina
L’intervento di restauro è stato condotto dalla ditta CBC Conservazione Beni Culturali sotto la direzione di Caterina Barnaba. Foto: Matteo De Fina

Il recupero della brillantezza dei colori e della profondità spaziale ha permesso di apprezzare nuovamente la complessità narrativa delle opere, che rappresentano episodi fondamentali della tradizione biblica. Nell’Ultima cena la scena si sviluppa con una forte carica dinamica e una costruzione prospettica articolata, mentre negli Ebrei nel deserto emerge una composizione ampia e strutturata, capace di guidare lo sguardo attraverso molteplici livelli di lettura.

La ricollocazione delle tele nel loro contesto originario segna il completamento di un percorso che ha unito ricerca scientifica, competenze tecniche e valorizzazione del patrimonio culturale. L’intervento si inserisce in una più ampia attività di tutela e conservazione delle opere presenti nella basilica di San Giorgio Maggiore, uno dei luoghi simbolo del patrimonio artistico veneziano.

Con la conclusione del restauro, le due opere di Tintoretto tornano così a essere parte integrante dell’esperienza visiva e spirituale della basilica, e al pubblico è offerta una rinnovata possibilità di confronto con uno dei protagonisti della pittura veneziana del Cinquecento.




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