Nella giornata del 2 aprile, l’artista libanese Ali Cherri (Leone d’Argento a Venezia alla Biennale del 2022), insieme alla Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), ha presentato una denuncia per crimini di guerra alla sezione crimini contro l’umanità del tribunale giudiziario di Parigi. La denuncia riguarda l’attacco israeliano che nel novembre 2024 ha colpito l’appartamento dei genitori dell’artista a Beirut, causando la morte di sette civili, tra cui Mahmoud Cherri e Nadira Hayek, i genitori di Ali, e Birki Negesa, arrivata in Libano solo un mese prima. Si tratta della prima iniziativa volta a portare davanti a una corte francese atti commessi dall’esercito israeliano sul territorio libanese. L’azione legale è stata resa possibile grazie alle indagini condotte da Forensic Architecture e Amnesty International, che hanno documentato dettagliatamente l’attacco.
Il bombardamento avvenne poche ore prima dell’entrata in vigore di un cessate il fuoco, e a oggi la casa della famiglia rimane in rovina. Come riporta la testata Artnews, il raid su Noueiri del novembre 2024 è stato un episodio dell’attuale campagna militare israeliana in Libano, iniziata nell’ottobre 2023 e caratterizzata da un’escalation della violenza legata al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Israele ha giustificato gli attacchi contro aree residenziali libanesi come necessari per neutralizzare il gruppo armato Hezbollah, allineato all’Iran, che a marzo aveva lanciato razzi su territorio israeliano. Secondo la FIDH, dall’inizio del 2023 i morti libanesi superano i 4.300, mentre il gruppo di monitoraggio ACLED stima che gli attacchi israeliani abbiano provocato almeno 1.000 morti e un milione di sfollati in tutto il Paese.
Ali Cherri ha dichiarato che la decisione di intraprendere la via legale, presa insieme alle sorelle circa un anno fa, è stata difficile ma necessaria. “Non avrei potuto fare questo passo senza il sostegno di tante persone che ci sono state vicine sin dall’inizio. Ne sarò eternamente grato”, spiega in un post Instagram.
L’artista ha voluto ricordare anche Mohamad Chehab, operatore e cameraman che aveva collaborato alla documentazione dell’edificio colpito, ucciso insieme alla figlia di tre anni il 12 marzo scorso in un altro bombardamento israeliano nella zona di Aramoun, alle porte di Beirut. Sua moglie Natalie rimane in condizioni critiche. Cherri ha sottolineato che l’episodio ha rafforzato la sua determinazione nel proseguire il procedimento legale. Ali Cherri ha spiegato anche che il processo giudiziario sarà lungo e complesso, ma necessario per documentare e testimoniare, affinché i responsabili del crimine di guerra siano identificati e perseguiti. “Forse la morte dei miei genitori potrà contribuire a prevenire altre vittime”, ha aggiunto.
Come riporta Artnews, Ali Cherri, artista di fama internazionale, sviluppa da oltre due decenni un percorso tra scultura e video che indaga come la violenza politica segni luoghi, persone e oggetti. Le sue opere sono state esposte in istituzioni di rilievo come la Secessione di Vienna e l’Istituto svizzero, e ha ricevuto riconoscimenti importanti nel mondo dell’arte contemporanea, tra cui il Leone d’Argento alla 59ª Biennale di Venezia per la serie di sculture Titans (2022) e per l’installazione video Of Men and Gods and Mud (2022).
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