L’identità di Banksy, il più celebre e misterioso street artist del mondo, è stata oggetto di speculazioni per decenni. Adesso, una lunga indagine di Reuters, firmata dai giornalisti Simon Gardner, James Parson e Blake Morrison, con le fotografie di Corinne Perkins e Jeremy Schultz, le illustrazioni di Catherine Tai e l’editing di Blake Morrison e Michael Williams, ha tentato di risolvere l’enigma seguendo una pista partita da un villaggio devastato dalla guerra in Ucraina e arrivata fino a Londra e Manhattan, ricostruendo la storia dell’artista, la sua carriera e il complesso sistema economico che ruota attorno al suo nome. Dietro l’identità di Banksy ci sarebbe dunque un inglese classe 1973, Robin Gunningham, nato a Bristol e sul cui nome si era a lungo speculato anche in passato, almeno dal 2008.
Nonostante la fama globale, la vera identità dell’artista è rimasta segreta. L’anonimato è parte integrante del suo mito. Negli anni la stampa britannica ha pubblicato numerose inchieste per tentare di svelarla, ma Banksy e il suo entourage hanno sempre mantenuto il silenzio e il massimo riserbo. Alcuni collaboratori hanno firmato accordi di riservatezza, altri preferiscono non parlare per lealtà o per timore delle conseguenze. Al centro del sistema c’è Pest Control Office, la società che autentica le opere dell’artista e decide chi può acquistare i suoi lavori. Insomma, un sistema fatto apposta per blindare il nome dell’artista.
L’inchiesta di Reuters ha inizio alla fine del 2022, quando un’ambulanza si ferma davanti a un edificio distrutto nel villaggio di Horenka, poco fuori Kyiv. Tre persone scendono dal veicolo: due indossano felpe con cappuccio, cappelli e maschere che coprono il volto, mentre il terzo è facilmente riconoscibile perché ha un braccio solo e due protesi alle gambe. I due uomini mascherati estraggono stencil di cartone e bombolette spray e in pochi minuti realizzano un murale surreale su una parete rimasta in piedi tra le macerie: un uomo barbuto immerso in una vasca da bagno mentre si lava la schiena. L’opera viene attribuita a Banksy, l’artista britannico noto per i suoi stencil semplici ma carichi di significato politico e sociale. Negli anni le sue opere hanno generato vendite per decine di milioni di dollari. Un tempo considerato un vandalo dalle autorità, Banksy è diventato una sorta di tesoro nazionale britannico. In un sondaggio è risultato più popolare di pittori come Rembrandt e Monet, mentre il suo celebre lavoro Girl with Balloon è stato votato come l’opera d’arte preferita dei britannici.
Quando nel 2022 i murales di Banksy compaiono in Ucraina, a pochi chilometri da Bucha, città dove pochi mesi prima erano stati trovati centinaia di civili uccisi dalle forze russe, Reuters decide di capire come l’artista abbia realizzato quelle opere in un’area recentemente teatro di combattimenti. I reporter tornano a Horenka con una serie di fotografie di artisti spesso indicati come possibili Banksy. Mostrano le immagini agli abitanti del villaggio per capire se qualcuno riconosca uno dei pittori. Nel frattempo emergono voci sulla presenza a Kyiv di un noto musicista britannico spesso indicato tra i candidati all’identità dell’artista. Reuters intervista una dozzina di esperti e persone vicine al mondo di Banksy. Nessuno accetta di commentare apertamente l’identità dell’artista, ma molti forniscono dettagli sulla sua vita e sulla sua carriera. I giornalisti analizzano fotografie in cui il volto è nascosto ma che contengono indizi utili. Scoprono inoltre documenti giudiziari statunitensi e rapporti di polizia finora mai pubblicati. Tra questi c’è una confessione scritta a mano dall’artista in relazione a un vecchio reato minore di disordine pubblico. Quel documento rivela senza dubbio il nome reale dell’uomo dietro lo pseudonimo Banksy e aiuta a ricostruire come e perché la sua identità sia scomparsa dai registri pubblici oltre dieci anni fa.
Reuters ha presentato le proprie conclusioni all’uomo individuato come Banksy, ma non ha ricevuto risposta. La società Pest Control ha dichiarato che l’artista “ha deciso di non dire nulla”. Il suo avvocato storico, Mark Stephens, ha scritto a Reuters sostenendo che molti dettagli dell’indagine non sarebbero corretti e invitando l’agenzia a non pubblicare il report, sostenendo che rivelare l’identità dell’artista violerebbe la sua privacy e metterebbe in pericolo la sua sicurezza.
Secondo Stephens, negli anni Banksy è stato oggetto di comportamenti ossessivi e minacce. Inoltre, ha sostenuto che l’anonimato ha un valore sociale perché protegge la libertà di espressione e consente agli artisti di criticare potere politico e istituzioni senza timore di ritorsioni. Reuters ha comunque ritenuto che esista un forte interesse pubblico nel comprendere l’identità e la carriera di una figura che ha avuto un’influenza così profonda sulla cultura, sul mercato dell’arte e sul dibattito politico internazionale. L’anonimato di Banksy, secondo l’agenzia, è diventato parte del suo brand e del suo successo economico.
Un esempio recente del rapporto ambiguo tra Banksy e le autorità britanniche è un murale apparso nel settembre scorso sulla facciata delle Royal Courts of Justice di Londra. L’opera raffigurava un giudice con parrucca che colpisce con un martello un manifestante disarmato. L’intervento artistico arrivava pochi giorni dopo il divieto imposto dal governo britannico al gruppo pro-palestinese Palestine Action e l’arresto di circa novecento manifestanti. Il murale è stato rapidamente rimosso dalle autorità, ma non è chiaro se l’artista abbia ricevuto sanzioni. Il Ministero della Giustizia ha dichiarato di aver speso oltre 23 mila sterline per cancellare l’opera e che i lavori di pulizia continuano con tecnologie laser. Alcuni street artist si chiedono se Banksy goda di un trattamento speciale rispetto ad altri graffitisti, per i quali simili azioni comportano spesso multe o arresti. E poi, il valore economico della sua arte continua comunque a crescere. Secondo analisi del mercato dell’arte, le sue azioni nello spazio pubblico contribuiscono a mantenere alta l’attenzione e la domanda dei collezionisti. Nel 2025 un’opera di Banksy è stata venduta da Sotheby’s per 4,2 milioni di sterline.
Nel frattempo, l’indagine di Reuters prosegue ricostruendo il percorso che porta a uno dei momenti chiave nella storia dell’artista: un arresto avvenuto a New York nel settembre del 2000. In quell’occasione un uomo fu sorpreso dalla polizia mentre stava modificando un cartellone pubblicitario di moda sul tetto di un edificio nel Meatpacking District di Manhattan. I documenti di polizia indicano che l’uomo fu arrestato alle 4.20 del mattino mentre stava alterando un cartellone della marca Marc Jacobs. Poiché i danni superavano i 1.500 dollari, gli agenti inizialmente tentarono di contestargli un reato grave. Tra gli atti compare una confessione scritta a mano in cui l’autore ammette di aver deturpato la pubblicità. Il nome riportato nei documenti è Robin Gunningham. La vicenda si concluse con una riduzione delle accuse a un reato minore di disturbo dell’ordine pubblico. L’uomo pagò una multa e svolse cinque giorni di lavori socialmente utili.
Quella firma diventa una prova decisiva per l’inchiesta. Già nel 2008, come anticipato, il quotidiano britannico Mail on Sunday aveva sostenuto che Banksy fosse proprio Robin Gunningham, artista originario di Bristol nato nel 1973 e studente della Bristol Cathedral School. Analizzando fotografie e testimonianze, Reuters conclude che Banksy è effettivamente Gunningham. Tuttavia emerge un altro elemento: nel 2008 l’artista avrebbe cambiato legalmente nome per rendere ancora più difficile rintracciarlo. Secondo l’ex manager Steve Lazarides, che ha collaborato con Banksy fino al 2008, il cambio di identità fu organizzato proprio per proteggere il segreto. Lazarides ha dichiarato ai giornalisti che il nome Robin Gunningham “non esiste più” e che cercarlo nei registri pubblici sarebbe inutile.
Incrociando documenti societari e registri pubblici, Reuters arriva alla conclusione che Gunningham avrebbe assunto il nome David Jones, uno dei nomi più comuni nel Regno Unito. I dati sull’immigrazione mostrerebbero che una persona con questo nome e con la stessa data di nascita di Gunningham è entrata in Ucraina il 28 ottobre 2022 insieme al fotografo Giles Duley e al musicista Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack e a sua volta spesso indicato come possibile Banksy. Del Naja, artista e musicista nato anch’egli a Bristol, è stato uno dei pionieri dei graffiti a stencil in Gran Bretagna e un’influenza riconosciuta dallo stesso Banksy. Le registrazioni di frontiera mostrerebbero che lui e la persona identificata come David Jones hanno lasciato l’Ucraina lo stesso giorno, il 2 novembre 2022.
La ricostruzione suggerisce quindi che Banksy sia nato come Robin Gunningham e che successivamente abbia adottato un’altra identità legale. Del Naja non sarebbe Banksy, ma potrebbe aver collaborato con lui almeno in alcune occasioni. Nel frattempo il mito dell’artista continua a crescere. Uno degli episodi più celebri della sua carriera resta l’asta del 2018 da Sotheby’s a Londra. Subito dopo la vendita di Girl with Balloon per circa 1,4 milioni di dollari, un meccanismo nascosto nella cornice iniziò a distruggere l’opera facendola scorrere in un trituratore integrato. Il lavoro, ribattezzato Love is in the Bin, fu rivenduto tre anni dopo per circa 25 milioni di dollari.
Attorno al nome Banksy esiste ormai una vera e propria economia. Secondo la società di ricerca ArtTactic, dal 2015 le vendite nel mercato secondario delle sue opere hanno generato quasi 250 milioni di dollari. L’artista opera attraverso una rete di società britanniche e attraverso Pest Control, l’organizzazione che autentica i lavori e gestisce le attività commerciali.
Parallelamente Banksy ha utilizzato la sua notorietà anche per finanziare numerose iniziative sociali e umanitarie. Nel corso degli anni ha sostenuto campagne ambientaliste, progetti per i giovani palestinesi, ospedali britannici e missioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, come la nave Louise Michel. Nonostante le rivelazioni dell’inchiesta, il mistero che circonda Banksy resta parte fondamentale della sua figura pubblica. Lo stesso artista ha più volte dichiarato di non avere alcun interesse a rivelare la propria identità. Del resto, in una sua citazione spesso ricordata, ha scritto che nessuno lo ascoltava finché non ha smesso di far sapere chi fosse.
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