Che cosa sappiamo per ora del furto delle tavole di Antonello da Messina dal Museo Regionale “Maria Accascina” (MuMe) di Messina? Dal museo sono state trafugate due tavole: lo scomparto centrale del Polittico di San Gregorio, raffigurante la Madonna col Bambino in trono, e la tavola opistografa (tavola bifronte, dipinta su entrambi i lati) con la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione sul recto e un Cristo in pietà sul verso. I ladri, nella fuga, hanno abbandonato i due scomparti laterali del polittico, con le effigi dei santi Gregorio e Benedetto, che sono già stati recuperati dalle autorità.
Nel primo pomeriggio di ieri, la direttrice del museo, Marisa Mercurio, ha rilasciato una intervista ai microfoni di Sky Tg24 e Mediaset, per ribadire che il museo era “in assoluta funzionalità di allarmi, di presidi e sorveglianza da parte dei custodi” e che “non è assolutamente vero che non c’erano i presidi di sorveglianza e di sicurezza”. Alla domanda se nessuno si fosse accorto di nulla, la direttrice ha risposto che il museo s’è accorto del furto in un momento successivo, perché “la polizia ha trovato due tavole del polittico fuori dal perimetro del museo, quindi sono venuti al museo per portare queste due tavole”. Uno dei giornalisti ha domandato come fosse possibile che, pur in presenza dei custodi, nessuno si fosse accorto di niente, e Mercurio si è limitata a replicare che “su questo stanno indagando la magistratura e gli organi preposti. Noi non sappiamo ancora nulla delle indagini”. La direttrice inoltre ha dichiarato di non sapere se l’allarme fosse regolarmente scattato: anche questo elemento è attualmente al vaglio degli inquirenti. Sempre secondo le dichiarazioni della direttrice, al momento del furto nel museo erano presenti quattro dipendenti. Il furto sarebbe stato constatato dalla direzione del museo verso le 21:50 di sabato sera, quando la polizia era già sul posto.
In una nota diffusa sabato mattina, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, oltre a sottolineare che la Regione sta “già garantendo la massima collaborazione alla magistratura e alle forze dell’ordine, mettendo a disposizione ogni elemento utile per le indagini”, ha voluto rimarcare un aspetto rilevante: “Va chiarito che l’allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente. Le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono già al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all’individuazione dei responsabili”. Insomma, il furto sarebbe avvenuto coi sistemi d’allarme in piena funzione, stando a quanto dichiarato dalla direttrice e dal presidente.
La polizia, nel frattempo, ha interrogato i quattro custodi che si trovavano nel museo al momento del furto (erano entrati in servizio verso le 19:30), i quali hanno riferito di non essersi accorti di alcunché. I ladri, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero entrati nel museo allargando le sbarre di metallo della cancellata esterna dell’istituto. Le modalità con cui hanno asportato le tavole verranno approfondite dopo la visione delle immagini registrate dalle telecamere interne del museo, che sono già state acquisite dalla procura: nel frattempo si può dire che una delle due opere, la tavola bifronte, si trovava all’interno di una teca blindata che è stata distrutta. L’azione è durata in totale due o tre minuti, e proprio la rapidità dei ladri potrebbe esser stata decisiva per la riuscita del furto. I ladri hanno poi, come detto, abbandonato due tavole del polittico, probabilmente in quanto troppo ingombranti (si tratta infatti di opere su tavola di medie dimensioni): abbandonate all’esterno del museo, sono state notate da alcuni passati, che hanno dato l’allarme e hanno consentito il recupero da parte della polizia. In questo caso, le immagini registrate dalle telecamere esterne al museo saranno utili per chiarire le modalità della fuga e l’eventuale utilizzo di mezzi. Delle indagini si sta occupando la Procura di Messina che sta procedendo contro persone al momento ignote in ordine al reato di furto pluriaggravato di opere d’arte (articolo 518-bis, comma 2, del Codice Penale), con le indagini coordinate dal procuratore capo Antonio D’Amato e delegate alla squadra mobile della questura e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
Stando a quanto fatto sapere dal quotidiano locale MessinaToday, l’allarme sarebbe regolarmente scattato, ma potrebbe essere stato scambiato per un falso allarme: è questa una delle ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti. La circostanza, secondo il quotidiano, è emersa dai primi interrogatori del personale e andrà verificata attraverso i dati dell’impianto, le registrazioni delle telecamere e la ricostruzione delle procedure messe in atto la sera del furto. Sulle ragioni del furto si possono al momento fare soltanto delle ipotesi, ma quel che è certo, è che si tratta di opere invendibili: sono infatti pezzi immediatamente riconoscibili, impossibili da far circolare normalmente sul mercato dell’arte.
L’Associazione Nazionale Storici dell’Arte – AStArte, in una nota diffusa ieri pomeriggio, ha richiamato l’attenzione sulla formazione del personale: “Il punto centrale della questione sollevata da AStArte risiede nella mancata corrispondenza tra le competenze richieste e la formazione del personale. Questi addetti non sono stati selezionati attraverso procedure concorsuali disegnate specificamente per il settore dei beni culturali, né hanno ricevuto un addestramento conforme alla delicatezza dei compiti di vigilanza richiesti in un museo. Oltre alla carenza di specializzazione, si aggiunge il problema dei numeri: la dotazione organica risulta spesso insufficiente rispetto alle necessità degli istituti. La conferma di tale precarietà gestionale è giunta, pochi mesi fa, da una circolare del Dipartimento regionale dei Beni culturali, che ha dovuto intervenire d’urgenza sulle turnazioni proprio per tentare di colmare le gravi difficoltà di copertura del servizio”.
Le associazioni di settore chiedono intanto più controlli e più sicurezza. Italia Nostra Sicilia, oltre a definire il furto “un gravissimo danno per il patrimonio culturale siciliano e nazionale”, richiede che vengano rafforzati i sistemi di sicurezza del museo e di tutti gli istituti siciliani: “La tutela non può limitarsi alla conservazione, alla fruizione e alla valorizzazione: deve garantire innanzitutto la protezione concreta dei beni che appartengono alla collettività”. Stessa richiesta da parte dell’Associazione Culturale “Lamba Doria” che chiede l’apertura di un tavolo di confronto tra governo regionale, assessorato ai beni culturali e istituti nazionali per discutere di rafforzamento degli organici, sicurezza, videosorveglienza, protocolli di reperibilità in orario notturno, revisione dei piani di sicurezza di musei, siti archeologici e luoghi della cultura.
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