Il Padiglione russo alla Biennale rimarrà chiuso dopo l'apertura. Mosca non era stata invitata


La relazione degli ispettori del MIC arrivata a Palazzo Chigi ricostruisce il caso del padiglione russo alla Biennale di Venezia: nessun invito formale a Mosca, rispetto delle sanzioni UE secondo la Fondazione e apertura solo su invito per il vernissage, mentre sullo sfondo si legano polemiche politiche, dimissioni della giuria e contestazioni pubbliche alla gestione ’evento.

Sette pagine di relazione sono arrivate sul tavolo di Palazzo Chigi al centro del caso che riguarda il padiglione russo alla Biennale di Venezia e la gestione del rispetto del regime sanzionatorio europeo. Il documento, come riporta il giornale L’Espresso, redatto nell’ambito delle verifiche del Ministero della Cultura, è stato esaminato nella giornata di lunedì e anticipato dal Corriere della Sera. La linea illustrata dagli ispettori è che non vi sarebbe stato alcun invito formale da parte della Fondazione Biennale di Venezia nei confronti di Mosca.

Secondo quanto riportato nella relazione, la Fondazione avrebbe verificato fin dove possibile il rispetto delle sanzioni internazionali, ribadendo al tempo stesso che il padiglione russo resterà chiuso al pubblico per l’intera durata dell’Esposizione. La misura viene indicata come coerente con il quadro normativo europeo in materia di restrizioni e relazioni culturali nel contesto del conflitto in corso.

Il verbale chiarisce inoltre la natura degli eventi previsti all’interno del padiglione. Il vernissage, programmato tra il 5 e l’8 maggio, sarà organizzato come evento privato e accessibile esclusivamente su invito. Successivamente, dal 9 maggio fino al 22 novembre, lo spazio non sarà visitabile dal pubblico della Biennale. I visitatori potranno osservare soltanto dall’esterno la registrazione della performance intitolata The Tree is Routed in the Sky, senza accesso agli spazi espositivi interni.

Biennale di Venezia
Biennale di Venezia

Nel documento viene riportata anche la posizione della Fondazione Biennale, secondo cui la Federazione Russa non sarebbe stata formalmente invitata dall’istituzione veneziana. La presenza del padiglione viene ricondotta alla scelta autonoma della Russia di utilizzare uno spazio di sua proprietà situato ai Giardini, nell’area espositiva della manifestazione. L’interpretazione è stata ribadita anche in una memoria inviata a Palazzo Chigi e ai ministeri competenti dal presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Nel testo si sottolinea che, qualora il governo avesse ritenuto inopportuna la presenza del padiglione, avrebbe avuto strumenti di intervento preventivo attraverso i dicasteri degli Esteri e dell’Interno. Una ricostruzione che si inserisce nel confronto istituzionale sul perimetro delle responsabilità nella gestione del caso.

All’interno dello stesso fascicolo emerge anche il capitolo legato alla giuria della manifestazione. Dopo una diffida formale da parte dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, che ha prospettato un’azione risarcitoria per presunta discriminazione, la Fondazione ha comunicato ai giurati il possibile rischio personale di esposizione a richieste di danni. La decisione ha avuto un impatto diretto sulla composizione dell’organismo, portando alle dimissioni della giuria internazionale e alla successiva riorganizzazione del sistema di assegnazione dei premi attraverso i cosiddetti Leoni dei visitatori.

Come riporta L’Espresso, sul piano politico, la vicenda ha generato un ulteriore livello di tensione. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito la gestione complessiva come un pasticcio attribuito a Buttafuoco, sostenendo inoltre che il presidente della Biennale si sarebbe auto-commissariato. Nella stessa posizione è stato tuttavia escluso che un commissariamento formale dell’ente sia mai stato effettivamente preso in considerazione. Intanto la programmazione della Biennale procede. È previsto per il 6 maggio alle ore 17, su invito, l’opening del padiglione russo, con la partecipazione di circa trenta artisti non esclusivamente russi, ma anche provenienti da Argentina, Brasile, Mali e Messico.

Come riferisce la testata, sempre nella giornata del 6 maggio è prevista una mobilitazione promossa da attivisti e dissidenti sotto il titolo Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Parallelamente, una lettera sottoscritta da artisti, docenti e oppositori russi ha chiesto alla presidenza della Biennale di dare spazio alle voci dei cosiddetti veri dissidenti, ricordando come siano 31 gli artisti russi attualmente detenuti per posizioni contrarie alla guerra.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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