Parigi si prepara ad accogliere una nuova edizione di The Surrealist Sale (La vendita surrealista), l’appuntamento annuale che Bonhams dedica al Surrealismo. L’asta si terrà giovedì 26 marzo 2026 nella sede di Avenue Hoche e proporrà una selezione di dipinti e opere su carta firmate da maestri francesi, belgi e italiani. Al centro dell’attenzione figura un lavoro di eccezionale dimensione e complessità: Bacchanale di Salvador Dalí, eseguito nel 1939 e stimato tra 200.000 e 300.000 euro.
“Per il quarto anno consecutivo, Bonhams celebra l’affascinante mondo del Surrealismo con un’asta primaverile dedicata a Parigi”, sostiene Emilie Millon, responsabile del dipartimento di Arte Impressionista e Moderna di Bonhams a Parigi. “La vendita presenterà opere di molte delle figure più innovative e di spicco del Surrealismo, da Francis Picabia a Man Ray, che metteranno in luce l’impatto e l’eredità del movimento. Siamo lieti di offrire all’asta Bacchanale, una scenografia, ma soprattutto il più grande dipinto creato da Salvador Dalí per la New York Opera House, un sogno inestimabile che può diventare realtà per qualsiasi collezionista”.
Proveniente da un’importante collezione privata, Bacchanale è una scenografia composta da tredici pannelli, considerata la più grande opera pittorica realizzata da Dalí per il teatro. L’artista la concepì per la New York Opera House, dove il balletto debuttò il 9 novembre 1939. Dalí definì il progetto il suo primo balletto paranoico-critico, dichiarando di avervi condensato la propria idea di opera d’arte totale: scrisse il libretto, progettò scene e costumi, e seguì personalmente la definizione di numerosi dettagli.
La produzione coinvolse figure di primo piano della scena internazionale. Il coreografo e direttore dei Ballets Russes de Monte Carlo Léonide Massine collaborò alla realizzazione del balletto, mentre Coco Chanel curò parte dei costumi e degli accessori. La partitura si basava su un adattamento dell’ouverture del Tannhäuser di Richard Wagner. Dalí realizzò il bozzetto dell’annuncio (chiamato anche maquette) tra marzo e maggio del 1939; la scenografia venne poi prodotta tra la fine di maggio e agosto nei laboratori dei Ballets Russes a Monte Carlo, sotto la direzione di Alexandre Schervachidze. L’artista supervisionò in prima persona il sipario finale e il fondale, inserendo elementi immaginativi come la figura di una donna distesa priva di volto, motivo presente anche nel dipinto L’Énigme sans fin dello stesso anno. Nonostante le difficoltà legate allo scoppio del conflitto europeo, che impedirono a Dalí di essere presente alla prima e portarono Chanel a non inviare le proprie creazioni, lo spettacolo ottenne un esito positivo.
Dal punto di vista strutturale, Bacchanale si presenta come una costruzione monumentale: tredici grandi elementi, un fondale e quattro serie di tele per una dimensione complessiva superiore ai venti per trenta metri. Si tratta della più ampia opera dipinta da Dalí, composta da tele eseguite con una precisione quasi fotografica e integrate da elementi tridimensionali. Il motivo centrale è il Monte di Venere, sormontato da un grande cigno, simbolo di peccato e desiderio, originariamente costruito su un’intelaiatura lignea oggi perduta.
Negli ultimi anni la scenografia è tornata all’attenzione del pubblico. Nel 2023 è stata esposta per la prima volta al Salón de Arte Moderno di Madrid; nel 2024 è stata presentata al Círculo de Bellas Artes di Madrid, come fondale per dieci performance curate da Jaime Vallaure e Tania Arias; nel 2025 è stata infine allestita alla Fabbrica del Vapore di Milano. Accanto al lavoro di Dalí, l’asta presenterà opere di altri protagonisti del movimento surrealista. Tra queste Tête en l’airdella della pittrice belga Jane Graverol, figura rilevante del Surrealismo del secondo dopoguerra, attiva negli ambienti d’avanguardia di Bruxelles e in dialogo con artisti come René Magritte. Il dipinto, stimato tra 25.000 e 35.000 euro, propone un’immagine di elevazione spirituale e di sospensione onirica, in cui il corpo attraversa una trasformazione che attenua il confine tra realtà e immaginazione, secondo una costruzione compositiva improntata a simbolismo e precisione formale.
Un nucleo importante riguarda inoltre Francis Picabia, autore dalla produzione eterogenea e caratterizzata, soprattutto negli anni Quaranta, da un continuo passaggio tra figurazione e astrazione. In catalogo undici tra dipinti e opere su carta, tra cui La Polonaise, olio su tavola del 1940, stimato tra 200.000 e 300.000 euro e proveniente dalla collezione di Olga Picabia. L’opera fu esposta nel 1984 al Kunsthaus di Zurigo e successivamente a Nizza nel 1991. In vendita anche Sans titre (Masque), olio su cartone firmato, con stima tra 150.000 e 250.000 euro, e il foglio Sans titre (Femme de profile au chignon), firmato, inscritto e datato “Francis Picabia Paris 19 mars 1944”, valutato tra 10.000 e 12.000 euro.
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