Il Museo Reale di Belle Arti di Anversa (KMSKA) accoglie Antony Gormley. Geestgrond, che si propone come la più ampia esposizione mai realizzata nell’Europa continentale dedicata al celebre scultore britannico Antony Gormley (Londra, 1950). Curata da Carolyn Christov-Bakargiev, la mostra nasce da una collaborazione stretta tra artista e curatrice, instaurando un dialogo diretto con l’importante collezione del museo e ampliandosi fino agli spazi urbani che conducono verso il fiume Schelda. Visitabile dal 23 maggio al 20 settembre 2026, Geestgrond riunisce oltre cento opere di Gormley, realizzate con materiali differenti come argilla, pietra, legno, vetro, pane, ferro, piombo e acciaio. L’esposizione documenta l’evoluzione costante della sua ricerca artistica, che spazia dalle tecniche tradizionali di fusione a processi sperimentali basati su scansioni digitali, utilizzati per indagare il corpo umano.
La mostra intende mettere in luce il contributo fondamentale di Gormley alla scultura contemporanea e alla riflessione sulla presenza umana nel mondo, sviluppato in oltre quarantacinque anni di attività. Le sue opere esplorano il rapporto tra corpo, spazio e conoscenza, sottolineando come l’esperienza umana sia profondamente legata alla presenza fisica nei luoghi e alla relazione etica con gli altri e con l’ambiente più-che-umano che ci circonda.
Gormley presentò per la prima volta il proprio lavoro in ambito internazionale nel 1980, durante la Triennale di Milano. Le sue prime ricerche, sviluppate tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, risentono fortemente dell’influenza dell’Arte Povera e di altre correnti artistiche degli anni Sessanta e Settanta. Da quel movimento eredita l’interesse per la materia, la trasformazione alchemica e la percezione dello spazio attraverso il corpo, considerato parte integrante dell’opera stessa.
All’interno del KMSKA, le sculture di Gormley vengono poste in relazione con opere appartenenti alla collezione storica del museo: da una Crocifissione fiamminga del XIV secolo ai dipinti Grey Seascape (1880) e Man of Sorrows (1891) del pittore proto-espressionista belga James Ensor. Il percorso espositivo crea inoltre confronti tra opere molto diverse tra loro, come una medievale Sedes sapientiae policroma, la Fallen Caryatid di Auguste Rodin e una maschera modernista in ferro saldato di Julio González.
Le opere della serie Weave Works, tra cui Brace (2023), Subject IV (2022) e Butt (2022), sono distribuite negli ambienti storici del museo come presenze quasi spettrali, animando spazi oltre le gallerie tradizionali e guidando i visitatori lungo un itinerario circolare attraverso l’edificio.
Geestgrond vuole superare i limiti convenzionali dello spazio museale: non comincia né termina esclusivamente nelle sale espositive, ma si estende alle strade di Anversa e alla vicina riva del fiume. Il museo diventa così uno spazio aperto e permeabile, concepito come luogo di movimento, attraversamento e risonanza. Alcune sculture della serie Domain osservano la città dal parapetto del museo, altre dialogano con la fontana esterna di Cristina Iglesias o si collocano lungo il fiume.
Il titolo Geestgrond rimanda a un terreno rialzato modellato dai movimenti glaciali dell’era glaciale, ma il suo significato supera l’ambito geologico. In olandese, geest significa spirito o anima, mentre grond indica il suolo o la terra. L’unione di questi termini crea una parola volutamente ambigua, che esprime la tensione tra dimensione spirituale e materiale, tra mente e peso, tra memoria e materia. Questa dualità è centrale nella pratica artistica di Gormley. Dai primi calchi in piombo, che affermano la presenza del corpo attraverso massa e gravità, fino alle strutture più aperte e reticolari delle serie Domains e Weave Works, l’artista indaga il rapporto tra corpo e spazio senza mai perdere il legame con il suolo. Anche le opere più leggere e apparentemente smaterializzate mantengono una forte radicazione fisica. Nel recente Brancher Attend (2025), presentato per la prima volta in questa mostra, elementi di ferro ossidato restituiscono un’immagine del corpo nuovamente pesante, terrestre e profondamente connessa alla materia.
L’esposizione è concepita come un percorso circolare attivato dal movimento dei visitatori. All’ingresso, nell’atrio ottocentesco, l’opera Lean (2023) sembra sostenere la grande scalinata del museo. Il pubblico attraversa poi uno spazio dominato dalla Fallen Caryatid di Rodin e da Small Stop (Lead) VII (2015), opera di Gormley che materializza il concetto di massa e gravità. Successivamente si entra in una nuova versione di Orbit Field III (2026), grande installazione composta da anelli che avvolgono il corpo e invitano il visitatore a entrare fisicamente nell’opera. Attraversando le diverse gallerie, il percorso conduce infine a Cave (2019) e ritorna nuovamente a Orbit Field III, completando il ciclo espositivo.
Il cuore della mostra è rappresentato dalla sezione The Heart, concepita come una sorta di Wunderkammer. Qui taccuini, modelli, fotografie, stampe, disegni, libri annotati e persino appunti a margine di una copia scolastica del Paradiso Perduto di John Milton permettono di entrare nel processo creativo dell’artista. Un’indagine introspettiva orientata alle origini del suo pensiero artistico. La pratica di Gormley si sviluppa attraverso una continua dinamica di relazioni e incontri. Le opere dialogano tra loro, si riflettono reciprocamente e testimoniano la propria presenza attraverso i secoli; allo stesso tempo, sembrano osservare chi le guarda, coinvolgendo il visitatore in una relazione diretta e reciproca.
“Il KMSKA offre la cornice ideale per questa mostra, permettendo un dialogo tra l’arte contemporanea, gli antichi maestri, l’architettura e i nuovi spazi del museo recentemente rinnovato. Gormley è un artista che attiva i luoghi; il suo lavoro trae significato dal contesto in cui viene presentato”, spiega Carmen Willems, Direttrice Generale del KMSKA. “Partendo dal corpo, egli invita a un’interazione fisica e mentale: ci si muove attraverso le sculture e attraverso lo spazio. Ciò si allinea perfettamente con il DNA del KMSKA in quanto museo ibrido, dove l’arte attiva le persone invece di lasciarle come spettatori passivi”.
“E se la scultura potesse respirare? E se l’arte non si limitasse a stare di fronte a voi, ma stesse con voi, cambiando silenziosamente il modo in cui abitate lo spazio, il tempo e voi stessi? Venite a Geestgrond non per cercare risposte, ma per percepire possibilità. Venite per vivere un’esperienza e lasciarvi emozionare. Questa mostra esplora la necessità dell’arte di affrontare la condizione umana nella nostra era di cambiamenti radicali. Cosa significa essere umani nell’epoca dell’IA? Può la scultura aiutarci a essere più presenti e più radicati?”, riflette la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev. "La mostra presenta anche una sezione intitolata The Heart (Il Cuore), una costellazione di taccuini giovanili, schizzi, fotografie di viaggio, libri annotati e vari altri materiali che creano un dataset dinamico di un singolo essere umano: quello di Gormley stesso".
| Titolo mostra | Antony Gormley. Geestgrond | Città | Anversa | Sede | Museo delle Belle Arti di Anversa | Date | Dal 23/05/2026 al 20/09/2026 | Artisti | Antony Gormley | Curatori | Carolyn Christov-Bakargiev | Temi | Arte contemporanea, Scultura, Museo Reale di Belle Arti di Anversa (KMSKA) |
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