Dal 7 marzo al 26 luglio 2026 Palazzo Buontalenti a Pistoia ospita Io sono un architetto. Ettore Sottsass, ampia retrospettiva dedicata a Ettore Sottsass, una delle figure più rilevanti del design e dell’architettura del Novecento. La mostra, curata da Enrico Morteo, presenta oltre 1.400 opere tra disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design che coprono circa trent’anni di attività, dall’immediato secondo dopoguerra alla metà degli anni Settanta. L’esposizione è promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, con la main partnership di Intesa Sanpaolo.
L’iniziativa si realizza in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e con la partecipazione dello Studio Ettore Sottsass Srl, della Fondazione Vittoriano Bitossi, del Centro Studi Poltronova per il Design e del Museo Casa Mollino. La mostra gode inoltre del patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Pistoia e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Pistoia.
La rassegna prende il titolo da un’affermazione dello stesso Sottsass e riflette la centralità che l’autore attribuiva alla dimensione progettuale come strumento per costruire una relazione tra la condizione fragile dell’individuo e un ordine più ampio, che egli riconduceva alla dimensione cosmica. Pittore, grafico, editore, fotografo, architetto e designer, Sottsass attraversò il Novecento con uno sguardo critico e consapevole, capace di misurarsi con le trasformazioni della società industriale e con le promesse spesso disattese del progresso. Il percorso espositivo si inserisce nel programma di ricerca della Fondazione Pistoia Musei, diretta da Monica Preti, dedicato alle figure e ai movimenti dell’arte del Novecento e contemporanea che hanno intrecciato il proprio lavoro con il territorio e con il contesto culturale pistoiese. Negli ultimi anni l’istituzione ha dedicato mostre e approfondimenti ad artisti come Michelangelo Pistoletto e Daniel Buren, oltre a progetti di rilettura della Pop art italiana.
Il nucleo della mostra si fonda sui documenti conservati nel fondo archivistico che Sottsass affidò al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma. Molti materiali esposti risultano inediti e sono integrati da prestiti provenienti da istituzioni, archivi e collezioni private, tra cui la Collezione Fulvio Ferrari di Torino, l’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea, l’Archivio Ugo Mulas, la Fondazione La Triennale di Milano, l’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia, il Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, il Centro Pecci di Prato, Antonia Jannone Disegni di Architettura e l’Archivio Domus. Gran parte dei materiali esposti consiste in carte di lavoro, disegni e fogli di studio che documentano il processo di elaborazione di idee e progetti più che la loro forma definitiva. Accanto a tali documenti compaiono anche oggetti raramente esposti, come gioielli e oggetti in alluminio influenzati dallo stile di vita americano diffuso attraverso il cinema hollywoodiano. L’insieme delle opere testimonia l’evoluzione di un linguaggio progettuale che avrebbe poi influenzato profondamente anche l’ambito della ceramica contemporanea, soprattutto dopo l’incontro con la tradizione della terracotta toscana.
La mostra prende in esame il periodo compreso tra il 1945 e il 1975, anni nei quali il rapporto di Sottsass con la Toscana risulta particolarmente intenso. Il contesto culturale nel quale si forma la sua ricerca coincide con la fine della Seconda guerra mondiale, momento in cui l’architetto prende coscienza della crisi di un modello di società che aveva riposto fiducia assoluta nella tecnica e nel progresso. Da quella frattura prende avvio una riflessione che lo porterà a mettere in discussione le certezze del modernismo e della cultura industriale. Al linguaggio ottimistico della pubblicità e all’efficienza celebrata dall’industria Sottsass oppone una ricerca centrata sulle emozioni elementari e su oggetti essenziali. Il progetto diventa così uno strumento per indagare il rapporto tra individuo, spazio e mondo. Colore, luce, gesto e sentimento assumono un ruolo centrale nel processo creativo, contribuendo alla definizione di una concezione dell’architettura intesa come costruzione di luoghi capaci di accogliere esperienze umane.
Il percorso espositivo segue un andamento prevalentemente cronologico e si apre con le ricerche artistiche condotte da Sottsass nel campo della pittura e del disegno. L’interesse per l’arte rappresenta per lui uno strumento per superare i limiti dell’architettura razionalista e per sperimentare un linguaggio fondato sulla libertà del gesto, sulla forza del colore e sull’energia della luce. Le sperimentazioni pittoriche si estendono anche al design tessile e alla progettazione di tappeti, nei quali il segno grafico diventa elemento costruttivo di scenari cromatici. Una sezione della mostra documenta il rapporto diretto con la materia e con la dimensione del lavoro manuale. Prima di confrontarsi con i processi industriali e con la produzione in serie, Sottsass sperimenta infatti la relazione tra forma, materia e spazio attraverso attività di carattere artigianale. Tra i momenti centrali del percorso compare la collaborazione con la manifattura Bitossi a Montelupo Fiorentino. Sotto la guida di Aldo Londi, Sottsass riconsidera il linguaggio della ceramica moderna e abbandona progressivamente la logica della decorazione per lavorare direttamente sulla struttura dell’oggetto. Il colore assume una funzione volumetrica e la forma diventa un mezzo per evocare il valore rituale degli oggetti.
Un’altra sezione ricostruisce l’attività di Sottsass come decoratore d’interni tra la fine della guerra e i primi anni Sessanta. In tali progetti le pareti sono concepite come superfici pittoriche che delimitano spazi destinati ad accogliere luce, suoni e vita quotidiana. Parallelamente viene documentata l’attività di architetto, caratterizzata da un progressivo superamento della rigidità del razionalismo attraverso l’introduzione di soluzioni formali più libere, come curve e strutture in cemento armato. Un capitolo importante della mostra riguarda il rapporto con l’azienda Poltronova di Agliana, fondata da Sergio Cammilli. Quando Sottsass assume il ruolo di art director nel 1956 non possiede ancora esperienza nella produzione di mobili, ma porta con sé le suggestioni maturate durante una visita allo studio di George Nelson a New York. L’esperienza americana alimenta una riflessione critica sull’immaginario del benessere e sul ruolo della pubblicità nella società dei consumi. I mobili progettati in quegli anni, tra cui la consolle Tempus, il cassettone Bastonio e i Superbox, introducono elementi di ironia e di sperimentazione nel linguaggio dell’arredo.
Nel 1962 un viaggio in India e una grave forma di nefrite segnano un cambiamento importante nella visione di Sottsass. Da quel momento gli oggetti vengono concepiti come strumenti capaci di suggerire una relazione più consapevole tra l’uomo e il cosmo. La mostra presenta diverse serie di ceramiche realizzate in quel periodo, tra cui Le ceramiche delle tenebre, i piatti della serie Offerta a Shiva, Le ceramiche di fumo e le Ceramiche Yantra. Tra le collaborazioni più rilevanti figura anche quella con Olivetti. Nel 1957 Adriano e Roberto Olivetti affidano a Sottsass il design della nuova divisione elettronica dell’azienda. Il progetto gli consente di confrontarsi con tecnologie ancora poco diffuse e di elaborare un linguaggio formale capace di restituire il carattere enigmatico delle macchine elettroniche. Superfici metalliche, geometrie elementari e volumi stereometrici definiscono l’identità di dispositivi che segnano l’ingresso dell’elettronica nella vita quotidiana. A Massa la Olivetti Synthesis produce diversi oggetti per ufficio progettati da Sottsass, mentre a Pisa prende forma il primo calcolatore elettronico italiano.
La parte finale della mostra documenta gli sviluppi della ricerca dell’autore negli anni successivi al 1968, periodo in cui emerge una riflessione critica sulla società contemporanea e sui modelli di consumo. Oggetti provocatori e forme volutamente disturbanti, come il vaso Florero Shiva, assumono il compito di sollecitare una risposta emotiva nello spettatore. Il percorso si conclude con la serie fotografica delle Metafore, ciclo di immagini in bianco e nero che segna il passaggio a una nuova fase della sua attività. L’uso di un linguaggio visivo essenziale e la riduzione dei mezzi formali indicano una svolta concettuale nella ricerca di Sottsass. Lo stesso periodo coincide con la donazione del suo archivio al CSAC di Parma e anticipa la stagione di Memphis.
L’allestimento della mostra è progettato da Daniele Ledda dello studio XyComm e propone un ambiente espositivo costruito come uno spazio stratificato in cui documenti, immagini e oggetti dialogano tra loro. In parallelo alla retrospettiva, Palazzo de’ Rossi | Collezioni del Novecento di Fondazione Pistoia Musei ospita il progetto Insider, dedicato alla presentazione di materiali normalmente non visibili al pubblico. Un focus è riservato a Sergio Cammilli, fondatore di Poltronova, con due dipinti della fine degli anni Quaranta provenienti dalla collezione di Fondazione Caript. Il programma della mostra è accompagnato da incontri, visite guidate e attività educative rivolte a diversi pubblici, tra cui scuole, famiglie e persone con Alzheimer e assistenti, oltre a visite in lingua dei segni. Un public program realizzato con Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura di Electa approfondisce i temi dell’esposizione attraverso appuntamenti dedicati a musica, design, cinema e cultura. La retrospettiva è accompagnata da un volume pubblicato da Electa e curato da Enrico Morteo. Il libro propone una lettura del percorso espositivo attraverso una serie di parole chiave che ricostruiscono l’universo concettuale e formale di Sottsass.
Il progetto vede la main partnership di Intesa Sanpaolo, l’educational partnership di IED, la media partnership di Domus e la mobility partnership di At – Autolinee Toscane. Contribuiscono inoltre le aziende che fanno parte della Corporate Membership di Pistoia Musei: ANCE Toscana Nord, CMSA Società Cooperativa Muratori Sterratori e Affini, Confcommercio Pistoia e Prato, Conad Nord Ovest, Consorzio Leonardo Servizi e Lavori, Del Pinto Studio Legale e Associati, Diddi Dino & Figli, D.R.E.Am. Italia, El.En, Fabo Tape Solutions, Florence One, Formitalia, Tosco Data e Vannucci Piante.
Orari: mercoledì-domenica, 10.00-19.00; chiuso lunedì e martedì; aperture straordinarie: Pasqua, Pasquetta, 22 aprile, 25 aprile, 1° maggio, 2 e 3 giugno
Biglietti:
Sottsass+ (mostra + collezioni permanenti Pistoia Musei): intero € 12; ridotto € 9
Solo mostra: intero € 10; ridotto € 7
Under18 e studenti € 5
| Titolo mostra | Io sono un architetto. Ettore Sottsass | Città | Pistoia | Sede | Palazzo Buontalenti | Date | Dal 07/03/2026 al 26/07/2026 | Artisti | Ettore Sottsass jr | Curatori | Enrico Morteo | Temi | Arte contemporanea |
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