Il 18 aprile 2026 inaugurerà a Sant’Ambrogio (Torino) il nuovo museo dedicato a Mario Giansone (Torino, 1915 – 1997), concepito come uno spazio di incontro tra arte, memoria e sperimentazione estetica, volto a custodire e valorizzare l’opera di uno degli artisti più originali del panorama artistico italiano del Novecento.
Il museo presenterà l’universo creativo dell’artista torinese attraverso dipinti, disegni, materiali d’archivio e installazioni site-specific, offrendo al pubblico una lettura ampia della sua produzione. Pensato come un luogo dinamico, non si limiterà alla conservazione delle opere ma si configurerà anche come centro di ricerca, confronto e programmazione culturale; con una collezione composta da circa 170 sculture, 30 dipinti, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, 6 litografie, 4 stencil e un arazzo, si presenta come uno spazio aperto e inclusivo, capace di stimolare la riflessione sulle forme contemporanee dell’espressione artistica e di valorizzare la sperimentazione visiva.
Il museo avrà sede nell’ex Maglificio Fratelli Bosio, con un percorso articolato in sette sale, all’interno delle quali emerge la varietà dei linguaggi e dei materiali utilizzati da Giansone, dagli arazzi tessuti a mano alle sculture in legno, bronzo e materiali eterogenei, fino alle opere pittoriche e grafiche. L’itinerario espositivo indagherà i principali temi della sua ricerca, come il jazz, inteso come espressione del ritmo e del movimento, la guerra, raccontata nella sua dimensione più drammatica, il fascino per le innovazioni tecnologiche del Novecento, l’eleganza dei gatti e la figura femminile, spesso legata a una dimensione intima e affettiva; un intimismo che talvolta si evolve in una tensione verso la spiritualità e la trascendenza. Ogni sezione documenterà una fase del suo percorso artistico, evidenziando l’evoluzione di un linguaggio che si sviluppa dalla scultura alla grafica e alla pittura, fino a raggiungere una sintesi estrema nell’Opera Omnia, punto conclusivo del percorso espositivo.
Le opere di Giansone sono state presentate in importanti contesti come le Quadriennali di Torino e Roma, ottenendo un crescente riconoscimento che lo ha portato a realizzare lavori per l’Auditorium RAI e per la GAM di Torino. L’intera produzione dell’artista è attraversata da alcuni grandi nuclei tematici ricorrenti che ne definiscono l’identità: la guerra, rappresentata nella sua violenza attraverso scene di battaglia, carri armati e deportazioni; la tecnologia, celebrata nelle immagini legate al progresso e alla modernità; l’intimismo, legato ai sentimenti e agli affetti, con soggetti come il bacio, la maternità, gli amanti e i gatti; la musica, evocata attraverso concerti, danzatori e suggestioni visive legate al jazz; e infine la trascendenza, dimensione spirituale che emerge in opere ispirate anche ai colloqui con Witruna, figura guida dell’artista. Centrale nel suo lavoro è l’uso della materia, come il granito, il marmo, il legno, il bronzo, il ferro e altri materiali, trasformata in un potente mezzo espressivo; tuttavia, è soprattutto nei disegni, che raffigurano ballerini, orchestre, studi anatomici o figure femminili appena accennate, che affiora in modo più evidente la componente poetica e delicata della sua arte, rivelando una sensibilità nascosta dietro un carattere riservato e distante dalle dinamiche più convenzionali del mondo artistico.
“Il ferro, le pietre, i legni più duri, i marmi, le lamiere non sono bastati a Giansone per placare la sua ansia di dare forma e volume alla sua anima, alle sue emozioni, alla sua visione dell’umanità, dell’universo e dell’ultraterreno. Ha disegnato, dipinto, inciso, imprigionato la luce nei fili del retro degli arazzi, dato forma ed espressione alle ombre, dato movimento alle pietre per esprimere concetti o creare sensazioni visive. Il Museo a lui dedicato”, spiega Giuseppe Floridia, Presidente della Fondazione Giansone, “si propone di testimoniare l’impatto emozionale delle sue opere e di consentire la riscoperta di un importantissimo artista del Novecento”.
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