La domanda sulla marginalità e la rilevanza dell’arte italiana oggi rispetto al contesto internazionale si inserisce nel solco di un dibattito annoso, i cui parametri sono in parte superati. Nel contesto globalizzato a cui l’Italia partecipa, si dovrebbe sempre parlare di sistemi dell’arte e storie dell’arte ed evitare di perpetuare un’impostazione fondata su parametri ormai inattuali. Stante questa considerazione, è importante guardare a che tipo di opportunità si possono aprire per artiste/i giovani e mid-career. In termini di formazione, dovrebbero essere rivisti i programmi e gli accessi alle accademie in modo da rafforzare il supporto alla didattica di artiste e artisti, italiani e non, inseriti all’interno dei circuiti espositivi nazionali e internazionali. Inoltre, la formazione dovrebbe puntare a dotare artiste e artisti di strumenti attraverso cui presentare il proprio lavoro: preparare alla predisposizione di portfoli, alla scrittura testi per bandi o domande di finanziamenti. Il lavoro dell’artista non finisce con la realizzazione dell’opera nello studio. Un solido sistema di formazione post-laurea sarebbe fondamentale per creare condizioni di incontro con tutor nazionali o internazionali che possano ulteriormente nutrire e dare visibilità alle ricerche dei più giovani. Dal punto di vista istituzionale, si può registrare un maggior coinvolgimento delle realtà museali italiane nel sostenere artisti e artiste nel loro percorso, attraverso il sostegno alla produzione di mostre e di opere in spazi significativi, tra cui le gallerie con cui lavorano o i non-for profit space o artists run space con cui potrebbero essere in relazione.
Da questo punto di vista, penso alla tradizione del Centro Pecci iniziata nel 1992 con la mostra collettiva “Una scena emergente” e poi continuata negli anni fino alle mostre personali dedicate a Massimo Bartolini, Diego Marcon, Margherita Manzelli, Davide Stucchi o alla collettiva “Colorescenze. Artiste, Toscana, Futuro.’ Anche Madre, Castello di Rivoli, Museion, Mambo, Gamec – per nominare solo alcune delle istituzioni pubbliche più attive in questo senso – sono impegnate in strategie diversificate nella promozione dell’arte italiana. Assistiamo a una nuova generazione che sta emergendo e che presto farà il proprio ingresso nelle sale museali e questo non potrà che essere un ottimo elemento per un’ulteriore espansione dell’arte italiana verso altri ambiti nazionali.
Le fondazioni private, molte riunite nel Comitato delle Fondazioni per l’arte contemporanea presieduto da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo – da oltre trent’anni in prima linea personalmente nel sostegno all’arte italiana con diverse mostre e progetti (come la YCRP) –, sono vettore di promozione in Italia e all’estero dell’arte, così come i bandi ministeriali dedicati all’arte contemporanea o il progetto BelPaese che nasce dalla convergenza di MIC e Comitato Fondazioni arte contemporanea. Se il percorso per la visibilità di un maggior numero di artiste e artisti all’estero è ancora lungo, siamo però sulla buona strada con diverse personalità che sono riuscite a trovare la propria voce in un campo globale sempre più allargato, che ha moltiplicato le sue linee di fuga, ma anche le sue possibili genealogie (l’espansione, insomma, non riguarda soltanto i giovani artisti, ma anche il recupero di personalità dimenticate del Novecento). Importante è anche promuovere nuove occasioni di confronto tra università e istituzioni.
Coinvolgere negli eventi o commissionare testi a critiche e critici permette di riattivare il circuito ricerca ed esposizione secondo una tradizione italiana consolidata di rapporti proficui tra musei e università. Un impulso nuovo dato agli Istituti Italiani di Cultura perché si focalizzino maggiormente sul loro supporto all’arte italiana contemporanea sarebbe inoltre auspicabile. Che risposte un’artista riesca a dare al presente e come predispone un pensiero sul futuro rimane la domanda chiave che il sistema nazionale e internazionale si pone. Su questo punto sarà davvero necessario misurare l’arte italiana del presente e del futuro, più che sulla sua relazione con il passato e la storia del nostro paese.
Questo contributo è stato pubblicato originariamente sul n. 29 della nostra rivista cartacea Finestre sull’Arte on paper, erroneamente in forma ridotta. Clicca qui per abbonarti.
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