San Galgano e la Spada nella Roccia: storia dell'Eremo di Montesiepi


Nel cuore della campagna senese, l’Eremo di Montesiepi custodisce una delle reliquie più enigmatiche del Medioevo: la Spada nella Roccia di San Galgano. Non un mito letterario, ma una storia documentata di fede, conversione e straordinaria arte gotico-cistercense.

Nel silenzio della campagna toscana sorge un luogo dove il tempo sembra essersi cristallizzato nel momento esatto di un miracolo medievale. Si tratta dell’Eremo di Montesiepi, situato nel comune di Chiusdino in provincia di Siena, un complesso religioso-monumentale che rappresenta uno dei più rilevanti esempi dell’architettura gotico-cistercense in Italia e che custodisce, infissa nella pietra viva, la testimonianza tangibile di una storia che molti associano erroneamente solo ai cicli letterari bretoni: la Spada nella Roccia. Questa lama antica, protetta oggi da una teca per preservarla dall’incuria e dai tentativi di furto, non appartiene a un re britannico, ma a Galgano Guidotti, un giovane cavaliere la cui conversione ha segnato profondamente la spiritualità del XII secolo.

La storia di questo luogo sacro affonda le radici nella vita tormentata e poi redenta del suo protagonista. Galgano nacque intorno al 1148 a Chiusdino da una famiglia di piccola nobiltà locale, i Guidotti, legata da rapporti di vassallaggio ai vescovi di Volterra. Le fonti storiche ci descrivono un giovane inizialmente dissoluto, dedito a una vita di soprusi e impegnato nelle armi seguendo le orme del padre Guidotto. Tuttavia, dopo la precoce morte del genitore, l’esistenza del cavaliere subì una svolta radicale, contrassegnata da sogni e visioni mistiche che lo condussero verso una profonda conversione e alla volontà di dedicare la propria vita alla pace e alla spiritualità. Nonostante i tentativi della madre di dissuaderlo da tale cammino, un evento prodigioso segnò il destino del giovane: durante un viaggio verso Civitella Marittima, il cavallo di Galgano si arrestò improvvisamente, rifiutandosi di proseguire oltre. Lasciato libero, l’animale condusse il cavaliere proprio sulla sommità del colle di Montesiepi. Fu qui che Galgano, spinto dall’esigenza interiore di raccogliersi in preghiera e non trovando altro modo per creare un simbolo sacro, compì il gesto che lo avrebbe reso immortale: infisse la propria spada nel terreno roccioso. La lama penetrò la pietra trasformandosi in una croce, simbolo indelebile della sua rinuncia definitiva alle lusinghe della vita materiale e mondana in favore di quella eremitica e spirituale.

Eremo di Montesiepi. Foto: Wikimedia/Superchilum
Eremo di Montesiepi. Foto: Wikimedia/Superchilum
Eremo di Montesiepi. Foto: Wikimedia/LigaDue
Eremo di Montesiepi. Foto: Wikimedia/LigaDue
L'ingresso. Foto: Wikimedia/Vignaccia76
L’ingresso. Foto: Wikimedia/Vignaccia76

Il ritiro di Galgano sulla collina fu breve ma intenso, destinato a durare un solo anno, poiché l’eremita morì il 3 dicembre 1181. Tuttavia, durante questo breve lasso di tempo, attorno alla figura del cavaliere penitente si formò un gruppo di seguaci e numerosi fedeli si rivolsero a lui per cercare conforto, tanto che i miracoli attribuiti alla sua intercessione furono puntualmente registrati negli atti del processo di canonizzazione, che rimane ancora oggi il documento principale per ricostruire la vita del Santo. A soli quattro anni dalla sua morte, intorno al 1185, il vescovo di Volterra, Ildebrando Pannocchieschi, ottenendo l’imprimatur di papa Lucio III, commissionò la costruzione di una cappella circolare destinata a custodire la tomba del santo e quella spada miracolosa che emergeva dal pavimento.

L’edificio che ne scaturì, noto come la Rotonda di Montesiepi, è una costruzione di singolare fascino che precede cronologicamente la più famosa abbazia situata a valle, l’abbazia di San Galgano. La chiesa presenta una pianta circolare, interrotta solo da una piccola abside semicircolare posta dalla parte opposta all’ingresso. La struttura muraria è realizzata in bicromia, costituita da filari di travertino alternati a mattoni rossi, una scelta cromatica che conferisce all’insieme un effetto di grande suggestione visiva. Questa alternanza di materiali si ritrova anche all’interno e culmina nella splendida cupola emisferica ad anelli concentrici, una soluzione architettonica che richiama lo stile romanico pisano-lucchese e che rappresenta una delle sue prime manifestazioni in terra senese. La particolarità di questa cupola risiede nel fatto che la sua forma esterna è nascosta: guardando l’Eremo da fuori, infatti, non si intuisce la presenza della volta semisferica interna, che evoca suggestioni antiche paragonabili alle tombe etrusche a Tholos di Cerveteri o Vetulonia, o persino alla tomba di Cecilia Metella a Roma.

La facciata del pronao, aggiunto a distanza di pochi anni dalla costruzione del nucleo originale, è dominata da un portale con arco a tutto sesto che ripete il motivo della bicromia, sormontato da uno stemma mediceo e decorato, al culmine del cornicione, con sculture antropomorfe, zoomorfe e fitomorfe che includono tre teste umane, una testa bovina e una foglia. Nel corso dei secoli, l’edificio ha subito diverse trasformazioni e ampliamenti. Durante la prima metà del Trecento, la chiesa venne arricchita tramite la costruzione di una cappella a pianta rettangolare coperta con volta a crociera, addossata alla parete esterna e commissionata dal converso cistercense Ristoro da Selvatella. Più tardi, nel XVII secolo, sul tetto fu realizzata una lanterna cieca, mentre alla fine del XVIII secolo vennero costruiti la casa canonica e gli edifici a uso agricolo che oggi completano il complesso. Un dettaglio storico curioso riguarda il tetto originale in piombo della chiesa, che fu venduto intorno alla metà del Cinquecento dal commendatario Girolamo Vitelli, presumibilmente per trarne profitto, e sostituito successivamente dall’attuale tamburo in mattoni.

Al centro della Rotonda, proprio nel punto focale del pavimento originale, emerge la roccia che costituisce il vertice della collina, con infissa la spada di San Galgano. Per lungo tempo, la veridicità storica di questa reliquia è stata oggetto di dibattito, con molti che tendevano a considerarla un falso o una riproduzione successiva. Tuttavia, un’approfondita indagine metallografica coordinata dal professor Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia nel 2001 ha fugato molti dubbi, certificando che l’arma risale autenticamente al XII secolo. La spada, che fino al 1924 poteva essere estratta dalla fessura rocciosa, subì nel tempo diversi atti vandalici che costrinsero l’allora parroco don Ciompi a bloccare la lama versando del piombo fuso nella fessura per fissarla definitivamente. Oggi, per proteggerla ulteriormente dalla curiosità talvolta irrispettosa dei visitatori, la reliquia è coperta da una cupola di plexiglas resistente.

Eremo di Montesiepi, cupola. Foto: Wikimedia/Vignaccia76
Eremo di Montesiepi, cupola. Foto: Wikimedia/Vignaccia76
L'interno. Foto: Wikimedia/Superchilum
L’interno. Foto: Wikimedia/Superchilum
La spada nella roccia. Foto: Adrian Michael
La spada nella roccia. Foto: Adrian Michael

Ma l’Eremo di Montesiepi non è solo la custodia di una reliquia cavalleresca; è anche uno scrigno d’arte pittorica di inestimabile valore. La cappella rettangolare aggiunta nel Trecento ospita infatti un ciclo di affreschi realizzato tra il 1334 e il 1336 da Ambrogio Lorenzetti, uno dei massimi esponenti della pittura senese. Sebbene le opere abbiano sofferto il passare dei secoli presentandosi oggi molto deteriorate, un intervento di restauro nel 1967 ha permesso di staccarle, recuperarle e ricollocarle nella loro sede insieme alle sinopie sottostanti venute alla luce durante i lavori. Tra le scene raffigurate spicca una Maestà di straordinaria complessità teologica e iconografica. In questa rappresentazione, ai piedi della Vergine compare la figura di Eva, sdraiata e vestita con una pelle di capra a simboleggiare la lussuria, mentre con una mano sorregge un fico, simbolo del peccato, e con l’altra mostra un cartiglio che spiega la morale della redenzione. Un dettaglio affascinante emerso grazie ai restauri riguarda la figura della Madonna stessa: nella versione originale concepita dal Lorenzetti, la Vergine impugnava nella mano sinistra uno scettro e sulla destra, invece del Bambino, reggeva un globo, simboli di potere e regalità generalmente riferiti a figure maschili o imperatori. Questa audace versione primitiva venne successivamente cancellata e modificata, probabilmente per adeguarsi a canoni liturgici più tradizionali, forse per mano del pittore Niccolò di Segna.

Sulla stessa parete della Maestà, in basso, si trova un affresco che rappresenta l’Annunciazione, dove la finestra reale della cappella è stata ingegnosamente utilizzata dall’artista come elemento architettonico integrante della raffigurazione. I restauri recenti hanno restituito leggibilità al volto e alle mani di Maria, permettendo di notare anche un dettaglio misterioso: dietro l’arcangelo Gabriele compare l’ombra di un santo, forse proprio san Galgano, intento a pregare e successivamente cancellato per motivi ignoti. Sulla parete sinistra, in alto, è affrescata una scena in cui Galgano, circondato da santi e angeli, offre un modello della roccia con la spada infissa, mentre in basso si apre una veduta della città di Roma, possibile allusione al pellegrinaggio compiuto dal santo nella città eterna. Anche qui la mano del Lorenzetti si rivela nella capacità di narrare per immagini la vita e la spiritualità del tempo.

L'Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti. Foto: Francesco Bini
L’Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti. Foto: Francesco Bini

Per quel che riguarda san Galgano, del corpo del santo oggi, rimane la testa, conservata in un reliquiario moderno nella chiesa di San Michele Arcangelo a Chiusdino, mentre la Rotonda continua a vegliare sulla spada che fu strumento di guerra trasformato in simbolo di pace. Il visitatore che giunge oggi a Montesiepi si trova di fronte a un complesso che vive in simbiosi con la vicina e monumentale Abbazia di San Galgano, costruita a valle a partire dal 1218, circa trent’anni dopo la Rotonda, e consacrata nel 1268. Mentre l’Abbazia conobbe un periodo di splendore seguito da una lenta decadenza causata dalla pratica della commenda, che portò al crollo del tetto e al suo attuale stato di rudere maestoso, l’Eremo ha mantenuto la sua integrità strutturale e la sua funzione di luogo di culto. L’ingresso all’Eremo di Montesiepi è consentito tutti i giorni ed è gratuito, così che chiunque possa ammirare la spada e gli affreschi senza barriere.

La gestione del patrimonio culturale di San Galgano è passata, dal primo settembre 2017, sotto la competenza del Comune di Chiusdino, che cura la valorizzazione di questo straordinario angolo di Toscana. Per chi desidera approfondire la visita, l’area offre anche altri luoghi collegati alla memoria del santo, come la sua Casa Natale nel borgo di Chiusdino, dove la tradizione vuole che egli sia venuto alla luce intorno al 1150. L’Eremo di Montesiepi rimane dunque una tappa imprescindibile per chiunque voglia comprendere non solo la storia dell’arte senese, ma anche la profonda spiritualità che ha permeato il Medioevo italiano. Qui, tra le pietre bicrome e sotto lo sguardo severo della Madonna del Lorenzetti, la spada nella roccia smette di essere una favola per bambini e diventa la testimonianza concreta di un uomo che scelse il silenzio di una collina al frastuono delle armi, lasciando ai posteri un messaggio di pace che, a distanza di oltre otto secoli, non ha perso la sua forza evocativa.




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