La Biennale 2026 non ha italiani perché il team curatoriale ha ereditato una lista incompiuta


Si può ipotizzare che la Biennale di Venezia 2026 sia semplicemente una mostra incompiuta? Dopo la morte della curatrice Koyo Kouoh, il team curatoriale ha infatti di tenere la prima lista dei 111 artisti stilata tra dicembre 2024 e maggio 2025. Una selezione rimasta incompiuta che non include artisti italiani, perché Kouoh non ha avuto il tempo di approfondire la scena italiana.

Ho contattato via Instagram Rory Tsapayi, membro del team curatoriale della Biennale di Venezia che, dal maggio 2025, sta curando la realizzazione della mostra internazionale di quest’anno. Dopo la scomparsa il 10 maggio 2025 della direttrice artistica Koyo Kouoh, curatrice di origini camerunensi ma che risiedeva in Svizzera, il suo team curatoriale ha preso in mano la gestione del progetto con l’obiettivo di realizzare le volontà progettuali della curatrice scomparsa. Il progetto In Minors Keys, titolo della mostra internazionale che inaugurerà a inizio maggio 2026, vorrebbe suggerire un rallentamento del passo e la necessità di tornare alla terra e a guardare il cielo. Per poter avere un termine di discussione che non fosse semplicemente la scelta dei 111 artisti internazionali tra i quali non compaiono artisti italiani, ho voluto sottoporre a Rory Tsapayi il video di una mia performance all’interno del Museo MAMbo di Bologna dove un uomo bianco, per lo più italiano, fa una conferenza stampa completamente da solo (ALONE, Luca Rossi, 2024).

Un’immagine che dice molto della situazione di marginalità dell’Italia ma anche di una dimensione politica internazionale caratterizzata da azioni autoreferenziali dove ogni confronto e ogni dialogo sembrano impossibili, nonostante viviamo una comunicazione continua ed esasperata. Il curatore mi ha subito risposto che non è possibile per il team curatoriale aggiungere nuove opere, perché loro nel maggio 2025 si sono limitati a ereditare la lista di 111 artisti che aveva stilato la stessa Koyo Kouoh tra il 3 dicembre 2024, giorno della sua nomina ufficiale, e il 10 maggio 2025 giorno della sua scomparsa. Molto probabilmente, come ha dichiarato anche Ilaria Bonacossa, la curatrice, nonostante avesse a disposizione cinque mesi, non ha fatto in tempo ad insediarsi in Italia e approfondire la scena artistica del nostro paese. Solitamente, come avvenuto con i direttori artistici delle precedenti edizioni, il curatore internazionale si rivolge ad alcuni soggetti italiani che conosce e di cui si fida per avere suggerimenti sugli artisti italiani da includere nella mostra internazionale. In questo modo nelle precedenti edizioni della Biennale di Venezia c’è sempre stata una “quota azzurra”, una presenza fissa di artisti italiani che il curatore decideva come prassi non dichiarata in favore del paese ospitante. L’aspetto criticabile di questa prassi è sempre stato che il curatore, rivolgendosi sempre ai soliti soggetti noti, finiva per includere sempre gli stessi artisti provenienti da alcune gallerie potenti, senza avere il tempo e la curiosità di approfondire autonomamente la scena artistica italiana. Effettivamente questa prassi sembra inevitabile, dal momento che il direttore artistico della Biennale deve organizzare una mostra internazionale e sarebbe per lui impensabile approfondire realmente le scene artistiche di tutti i paesi del mondo.

Biennale di Venezia. Foto: Biennale di Venezia
Biennale di Venezia. Foto: Biennale di Venezia

Tuttavia questa dinamica ha creato, negli ultimi trent’anni, una forte standardizzazione e omologazione nella selezione degli artisti tanto da esporre la Biennale stessa alla critica di essere una sorta di showroom per le gallerie internazionali più potenti con artisti veicolati da curatori e collezionisti altrettanto potenti e conosciuti nel mondo. Nelle ultime edizioni della Biennale di Venezia assistiamo, per esempio, ad un forte coinvolgimento degli artisti che fanno parte delle scuderie della Galleria Zero e della Galleria Massimo De Carlo di Milano, con un folto numero di artisti coinvolti: Massimo Bartolini, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo, Yuri Ancarani, Maurizio Cattelan, ma la lista potrebbe continuare. Facciamo un esempio: nell’edizione 2019 della Biennale di Venezia, a cura di Ralph Rugoff, compariva nella lista l’artista italiana Ludovica Carbotta (1982) che, proprio nell’aprile di quello stesso anno, aveva inaugurato una mostra personale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Da un controllo, la Carbotta non aveva mai lavorato prima del 2019 con il curatore che l’aveva selezionata e non vi ha mai più lavorato dopo il 2019. E quell’anno il progetto di Ludovica Carlotta viene sostenuto economicamente proprio dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e nell’ottobre del 2019 Patrizia Sandretto Re Rebaudengo riceve un premio presso ICI di Londra istituzione diretta dallo stesso Rugoff.

Attenzione però: non vogliamo fare una caccia alle streghe, e tanto meno fare finta che le pubbliche relazioni non siano fondamentali, soprattutto in un ambito come quello dell’arte contemporanea. Stiamo solo dicendo che, al di là dell’assenza di artisti italiani alla prossima Biennale, le selezioni negli ultimi trent’anni non hanno seguito criteri meritocratici, disincentivando anche la ricerca della qualità. Perché mi devo impegnare nel mio lavoro artistico cercando di affrontare realmente il presente, se so che poi i risultati arrivano solo attraverso le pubbliche relazioni e la possibilità di essere protetti da gallerie e soggetti influenti? Molto probabilmente, per quanto riguarda l’edizione 2026 della Biennale di Venezia la curatrice, prematuramente scomparsa, non ha fatto in tempo a connettersi con le personalità di spicco del mondo dell’arte contemporanea italiana e quindi non è riuscita a fare la propria selezione di artisti italiani. Ritengo che per il bene di tutti questa assenza di artisti italiani sia molto più importante e significativa per confrontarsi su questi temi e ripensare alcune dinamiche del mondo dell’arte contemporanea come materia fondamentale per vedere e resistere al nostro tempo.



Luca Rossi

L'autore di questo articolo: Luca Rossi

“Luca Rossi" è un nome di fantasia in cui idealmente convergono tutti i ruoli del sistema dell'arte: artista, critico, curatore, blogger e osservatore indipendente. È stato definito da Fabio Cavallucci “la personalità artistica più interessante d'Italia”. Dal 2009, “Luca Rossi”, collettivo aperto e figura controversa nel sistema artistico, cerca di stimolare quotidianamente un dibattito più critico nell'ambito dell'arte contemporanea, intesa come materia capace di rivestire un ruolo fondamentale nel nostro presente. Dalle sue riflessioni critiche, ampiamente diffuse, sue le definizioni di “Ikea evoluta”, “Sindrome del Giovane Indiana Jones” e “Nonni Genitori Foundation”, è nato un progetto artistico non convenzionale, che comprende anche attività di divulgazione e formazione, culminate nel 2016 con la creazione della Luca Rossi Art Academy & Coaching (documenta.live). Nel febbraio 2026, un Hidden Work di Luca Rossi è entrato nel nuovo percorso espositivo di Osteria Francescana di Massimo Bottura, segnando un ulteriore sviluppo del progetto e della ricerca intorno agli Hidden Works. Nel 2014 Giacinto Di Pietrantonio, in un’intervista, definì Luca Rossi la promessa futura dell'arte contemporanea, paragonandolo a ciò che Vanessa Beecroft avrebbe potuto essere negli anni Novanta. Alcuni “nodi critici” sviluppati nel corso degli anni da Luca Rossi sono entrati a far parte del linguaggio dell'arte italiana e hanno contribuito a cambiare la prospettiva e la visione di molte persone, dentro e fuori il settore. Nel 2014, la celebre critica d'arte Angela Vettese dichiarò che, dopo aver letto i testi di Luca Rossi, aveva deciso di non dedicarsi più alla pratica artistica, ma esclusivamente alla teoria.



Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte