La missione archeologica egiziana del Consiglio supremo delle antichità ha portato alla luce un edificio risalente al V secolo d.C. a Qalaya a Hosh Issa, nel governatorato di Beheira, considerato parte della fase iniziale della vita monastica copta in Egitto. Gli scavi hanno rivelato un complesso che probabilmente fungeva da casa di accoglienza per monaci e visitatori, integrando elementi architettonici successivi che testimoniano l’evoluzione funzionale dell’edificio nel corso dei secoli.
Secondo il segretario generale del Consiglio supremo delle antichità, Hisham El-Leithy, la scoperta rappresenta un contributo notevole per lo studio dell’architettura dei primi monasteri egiziani. La zona di Qalaya a Hosh Issa costituisce il secondo più grande insediamento monastico della storia copta, e il complesso architettonico rinvenuto riflette la struttura iniziale dei primi monasteri, offrendo al contempo importanti informazioni sulla vita quotidiana dei monaci. Le decorazioni e le pitture murali rinvenute costituiscono fonti di rilievo per la comprensione dell’arte copta primitiva, documentando simboli e pratiche legate alla spiritualità e alla vita comunitaria. Il complesso mostra chiaramente lo sviluppo dell’architettura monastica di carattere semplice verso strutture semi-collettive, fino a spazi destinati all’ospitalità di visitatori e aspiranti monaci.
Diya Zahran, responsabile delle antichità islamiche e copte del Consiglio, ha precisato che l’edificio comprende 13 stanze multifunzionali, tra cui celle per la vita monastica individuale e collettiva, spazi destinati all’istruzione e all’accoglienza, oltre a strutture di servizio come cucina e magazzini. Una sala settentrionale di notevoli dimensioni presenta elementi architettonici decorativi, tra cui gradini in pietra ornati con motivi vegetali, probabilmente destinati ad accogliere i visitatori. Al centro dell’edificio, l’area di preghiera è orientata a est e caratterizzata da una nicchia preceduta da una croce in calcare, con un asse principale che attraversa l’edificio da nord a sud.
Come sostiene Samir Rizk Abdel-Hafez, capo della missione e direttore generale delle antichità di Beheira, la missione ha inoltre documentato numerosi affreschi con figure monastiche parzialmente conservate, riconoscibili dai loro abiti, accanto a motivi vegetali, tra cui intrecci bianchi, rossi e neri e fiori a otto petali. Tra le pitture spicca una scena raffigurante due gazzelle circondate da decorazioni vegetali e un motivo circolare doppio al centro, che evidenzia la ricchezza del simbolismo nell’arte copta primitiva. Tra gli altri reperti si segnalano una colonna di marmo alta due metri, capitelli e basi di colonne, numerosi vasi e frammenti ceramici, alcuni con decorazioni vegetali o geometriche e altri recanti iscrizioni copte. Resti ossei di uccelli e animali e conchiglie rinvenuti in una delle stanze offrono ulteriori dettagli sulle attività quotidiane e l’alimentazione dei monaci.
Tra i ritrovamenti più importanti, una lastra rettangolare in calcare rinvenuta all’ingresso di una stanza reca un’iscrizione copta interpretata come epitaffio, che menziona “Aba Kir ibn Shenouda”, confermando l’uso continuativo del sito durante l’apice della vita monastica. La missione, avviata nel 2023, aveva già portato alla luce due aggregazioni di celle monastiche, insieme a edifici di servizio e una serie di pitture murali.
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