L’Egitto ha recuperato dagli Stati Uniti 13 reperti archeologici usciti illegalmente dal Paese, nell’ambito di un’operazione condotta attraverso la collaborazione tra il Ministero del Turismo e delle Antichità, il Ministero degli Esteri egiziano e le autorità competenti dei due Paesi, incluse le strutture investigative e giudiziarie statunitensi e gli uffici egiziani preposti alla tutela del patrimonio.
L’intervento si inserisce nelle attività di contrasto al traffico illecito di beni culturali e ha coinvolto anche il procuratore distrettuale di New York, la polizia specializzata nel settore dei beni archeologici e l’Ufficio del Procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto. Le operazioni hanno permesso di riportare in patria materiali che, secondo le autorità, erano stati sottratti e successivamente trasferiti fuori dal territorio nazionale senza autorizzazione.
Il ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha collegato il recupero alla strategia dello Stato egiziano per la protezione del patrimonio culturale, sottolineando la continuità delle azioni finalizzate alla restituzione dei beni usciti dal Paese in modo illecito. Secondo quanto dichiarato, l’Egitto intende proseguire nel lavoro di recupero attraverso strumenti legali e diplomatici, senza rinunciare alle proprie rivendicazioni sui reperti dispersi, anche tramite la cooperazione internazionale. L’operazione è stata salutata dalle autorità egiziane come il risultato di un coordinamento istituzionale che ha coinvolto diversi livelli amministrativi e giudiziari, con un’azione congiunta tra organismi nazionali e partner internazionali impegnati nella tracciabilità dei beni culturali.
Secondo quanto riferito da Hisham el-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, i 13 reperti presentano una notevole varietà tipologica e cronologica. Le opere coprono un vasto arco temporale, che va dalla preistoria fino all’epoca greco-romana, offrendo una panoramica di diversi aspetti della produzione materiale e simbolica dell’antico Egitto, tra vita quotidiana, pratiche religiose ed espressioni artistiche.
Tra i manufatti recuperati, come dichiara il professor Shaaban Abdel Gawad, direttore generale dell’Amministrazione generale per il recupero delle antichità e supervisore dell’Amministrazione centrale per i porti e i beni sequestrati, figurano contenitori e oggetti d’uso rituale e domestico. È stato identificato un vaso in alabastro destinato alla conservazione di oli e profumi, databile al VII secolo a.C. Un recipiente per il kohl a forma di scimmia risale al Nuovo Regno, mentre un contenitore per cosmetici a forma di gatto è attribuito al Medio Regno. A questi si aggiungono un vaso di epoca tolemaica e una coppa cerimoniale utilizzata in contesti rituali, oltre a diversi contenitori destinati alla conservazione di liquidi e unguenti, anch’essi riconducibili al Medio Regno.
Il corpus include inoltre un frammento decorato che raffigura un bambino tra piante palustri, interpretato come possibile riferimento al dio Horus fanciullo. Tra gli altri oggetti si segnalano una statuetta fittile (in terracotta) a forma di anatra di epoca tolemaica e una decorazione in faience (ceramica smaltata) con la testa della divinità greca Dioniso. Completano il gruppo una statua raffigurante la dea Iside assimilata all’iconografia di Afrodite, databile al II secolo d.C., e una statua cubica riferita a un individuo identificato come “Ankh en nefer”, riconducibile al periodo tardo dell’antico Egitto.
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