In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, la National Gallery of Canada, in qualità di Commissario ufficiale del Padiglione Canada, ha coinvolto l’Orto botanico di Padova nella realizzazione del progetto espositivo dedicato alla partecipazione canadese, su indicazione dei Royal Botanic Gardens di Kew, Londra. L’Orto botanico padovano è stato individuato come il contesto più adatto per far germogliare i semi della Victoria cruziana, una particolare varietà di ninfea scelta dall’artista iraniano Abbas Akhavan per l’installazione site-specific Entre chien et loup, allestita all’interno del Padiglione Canada, ai Giardini della Biennale.
L’iniziativa nasce dunque da una prestigiosa collaborazione internazionale promossa dalla National Gallery of Canada e sostenuta dai Royal Botanic Gardens di Kew, che hanno riconosciuto nell’Orto botanico dell’Università di Padova il luogo ideale per avviare la crescita della pianta. Guidato dalla curatrice Kim Nguyen, Abbas Akhavan ha scelto questa specie vegetale come elemento centrale della propria opera.
Il progetto espositivo intende trasformare l’architettura del Padiglione in una sorta di “cassa di Ward”, antenata del moderno terrario impiegata nell’Ottocento per il trasporto di piante attraverso i territori dell’Impero britannico. Akhavan ha immaginato uno spazio meditativo capace di stimolare una riflessione sul rapporto tra l’essere umano, la natura e gli ambienti costruiti. Al centro dell’installazione si trova una grande vasca illuminata da luci di coltivazione, collocata in un ambiente le cui pareti sono state sostituite da pannelli in vetro, così da rendere visibili le piante anche dall’esterno. Questa scelta richiama il Crystal Palace realizzato a Londra per la Grande Esposizione del 1851, occasione in cui furono presentati numerosi esemplari del genere Victoria.
La Victoria cruziana è una ninfea originaria del Sud America, nota per le sue imponenti foglie galleggianti che possono raggiungere fino due metri di diametro. Il genere Victoria fu coltivato per la prima volta presso i Royal Botanic Gardens di Kew durante il regno della regina Vittoria, alla quale venne dedicato il nome della pianta. L’epiteto cruziana rende invece omaggio ad Andrés de Santa Cruz, presidente di Perù e Bolivia, promotore della spedizione in Bolivia che portò alla raccolta dei primi esemplari della specie, diffusa anche in Argentina e Paraguay.
I giardinieri dell’Orto botanico di Padova hanno seguito con attenzione tutte le prime fasi di crescita della pianta. Dopo la germinazione in acqua, i semi sono stati trasferiti in piccoli vasi contenenti un substrato argilloso ricco di nutrienti e non galleggiante, immersi a loro volta in vasche d’acqua. In un ambiente caldo e umido, dai germogli hanno iniziato a svilupparsi foglie lanceolate galleggianti che, nel giro di poche settimane, hanno assunto la tipica forma circolare. Le foglie della Victoria cruziana possiedono una superficie liscia e cerosa che favorisce il deflusso dell’acqua, mentre la parte inferiore è caratterizzata da fitte nervature e spine appuntite utili a proteggere la pianta da pesci erbivori e lamantini. I fiori, inizialmente bianchi, assumono tonalità rosa chiaro dopo l’impollinazione, effettuata principalmente da scarabei appartenenti alla famiglia dei Dynastini, attratti dal calore e dal profumo emanati dalla pianta.
Quando gli esemplari hanno raggiunto dimensioni adeguate al trasferimento, le piante di Victoria cruziana sono state trasportate dall’Orto botanico di Padova al Padiglione Canada, mediante apposite casse contenenti acqua sufficiente a garantirne la sopravvivenza durante il viaggio.
Sotto la supervisione dell’artista e della curatrice, i giardinieri hanno successivamente trapiantato gli esemplari in grandi contenitori collocati all’interno della vasca predisposta per lo spazio espositivo, dotata di illuminazione e condizioni ambientali studiate per favorire la completa espansione delle foglie. Nel corso dei mesi, fino a novembre, le piante raggiungeranno progressivamente la loro massima estensione, dando forma a un ambiente meditativo in cui il limite tra spazio interno ed esterno, così come quello tra natura e architettura, diventerà sempre più sfumato.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.