Il Sudafrica rinuncia alla Biennale 2026 dopo lo scontro su Gaza


Il ministero della Cultura sudafricano annulla il padiglione alla 61ª Biennale di Venezia dopo il contenzioso con l’artista Gabrielle Goliath sul progetto Elegy, che includeva riferimenti a Gaza. Respinto il ricorso urgente dell’artista.

Il Sudafrica non parteciperà alla 61ª Biennale Arte di Venezia del 2026. Il padiglione nazionale resterà vuoto, interrompendo una presenza ininterrotta che durava dal 2011. La decisione, confermata dal Ministero della Cultura del Sudafrica a The Art Newspaper, arriva al termine di una controversia legale e politica che ha coinvolto l’artista Gabrielle Goliath e il ministro della Cultura Gayton McKenzie.

Al centro della vicenda c’è il progetto Elegy, una ricerca performativa e video-sonora che Goliath sviluppa dal 2015 e che affronta i femminicidi e gli omicidi di persone LGBTQI+ in Sudafrica. L’artista, insieme alla curatrice Ingrid Masondo, era stata selezionata a dicembre come team ufficiale per rappresentare il Paese alla Biennale. Il piano prevedeva una nuova iterazione dell’opera, con un ampliamento tematico che avrebbe incluso anche la violenza contro le donne in Namibia e a Gaza, e un omaggio alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa in un attacco aereo israeliano nel 2023.

È stata proprio questa estensione a innescare lo scontro istituzionale. In una lettera datata 22 dicembre, McKenzie ha definito “altamente divisiva” la parte del progetto legata a Gaza e ha chiesto modifiche. Di fronte al rifiuto dell’artista di intervenire sull’impianto dell’opera, il ministero ha ritirato il proprio sostegno all’inizio di gennaio, bloccando di fatto la partecipazione ufficiale del Sudafrica alla Biennale Arte 2026.

Goliath e Masondo avevano sostenuto che il ministro avesse oltrepassato i propri poteri, intervenendo su una nomina e su un contenuto selezionati dall’organizzazione non profit Art Periodic, incaricata di individuare l’artista per il padiglione nazionale. Nel ricorso urgente presentato il 22 gennaio all’Alta Corte del Nord Gauteng, l’artista ha affermato che McKenzie non disponesse di alcun diritto contrattuale di veto e che la sua decisione violasse il diritto costituzionale alla libertà di espressione.

Gabrielle Goliath, serie Elegy (2024; Venezia, La Biennale di Venezia). Foto: La Biennale di Venezia
Gabrielle Goliath, serie Elegy (2024; Venezia, La Biennale di Venezia). Foto: La Biennale di Venezia

L’11 febbraio si è tenuta l’udienza presso la Corte Suprema sudafricana per discutere la richiesta di reintegro di Goliath come artista designata per la Biennale. A rappresentarla, l’avvocata Adila Hassim ha ribadito che il ministro non aveva l’autorità di annullare il progetto. La difesa del ministro, affidata all’avvocata Zinzile Matabese, ha sostenuto invece che la questione non riguardasse la libertà di espressione ma il diritto contrattuale, affermando che il dipartimento fosse stato “ingannato” sulla natura della proposta e che la cancellazione derivasse da una rottura del rapporto fiduciario con Art Periodic.

La giudice Mamoloko Kubushi ha respinto l’istanza urgente poche ore prima della scadenza per la presentazione ufficiale alla Biennale, senza fornire motivazioni dettagliate. Ha inoltre condannato l’artista al pagamento delle spese legali dei resistenti, inclusi i costi per un avvocato senior e uno junior, una decisione che il team di Goliath ha definito punitiva. In una dichiarazione, l’artista si è detta profondamente delusa dalla sentenza e ha annunciato l’intenzione di presentare appello, sostenendo che il verdetto costituisca un precedente pericoloso per la libertà di espressione di artisti, curatori e creativi in Sudafrica.

La sentenza ha di fatto chiuso ogni possibilità di presentare in tempo utile il progetto alla Biennale. Secondo la testata sudafricana Daily Maverick, McKenzie avrebbe compiuto mosse riservate per ritardare la procedura fino al superamento delle scadenze ufficiali, creando una situazione in cui sarebbe stato troppo tardi per organizzare un’alternativa. Lo scorso 9 febbraio, il ministro ha contestato l’urgenza dell’azione legale, definendola “autoindotta” dai ricorrenti. In risposta, Goliath ha sostenuto che il ritardo nella replica ministeriale fosse deliberato e mirasse a rendere l’istanza priva di oggetto.

Dai documenti emerge anche che l’ambasciatrice sudafricana in Italia, Nosipho Jezile, aveva ottenuto una proroga dalla Biennale per la consegna dei materiali di catalogo, spostando la scadenza dal 6 al 13 febbraio. L’artista e il suo team hanno presentato la documentazione nei tempi stabiliti. Nonostante ciò, la decisione della Corte e la posizione del ministero hanno sancito la sospensione della partecipazione ufficiale.

Dopo la sentenza, il Ministero della Cultura ha annunciato che non ci sarà alcuna mostra finanziata dallo Stato nel padiglione sudafricano. Nei giorni precedenti erano circolate voci su possibili soluzioni alternative, inclusi colloqui a porte chiuse con il collettivo Beyond the Frames. Tuttavia, un portavoce del Ministero ha chiarito che il dipartimento non sta pianificando alcuna esposizione a Venezia per il 2026.

La cancellazione del padiglione interrompe una partecipazione continuativa iniziata nel 2011 e lascia vuoto uno spazio che il Sudafrica occupa in affitto a lungo termine a Venezia. Oltre al danno simbolico, la rinuncia rappresenta un arretramento nella visibilità internazionale dell’arte sudafricana, che negli ultimi anni aveva consolidato una presenza significativa nel contesto della Biennale. Con il padiglione destinato a rimanere chiuso, la 61ª Biennale Arte del 2026 si aprirà senza il contributo ufficiale sudafricano. Un’assenza che pesa non solo sul calendario espositivo ma sul dibattito globale attorno al ruolo dell’arte nei conflitti contemporanei e sui limiti del dissenso nei sistemi culturali nazionali.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte