Il ministro sudafricano delle Arti e della Cultura, Gayton McKenzie, mette in discussione la partecipazione del Sudafrica alla 61ª Biennale di Venezia, in programma questa primavera, motivando la scelta con il contenuto dell’opera di Gabrielle Goliath selezionata per rappresentare il Paese, che affronta la morte di donne e bambini nella Striscia di Gaza. La decisione, come scrive il giornale Daily Maverick, comunicata ufficialmente il 2 gennaio, interrompe bruscamente un processo di selezione e curatela durato due mesi e mette a rischio la presenza del Sudafrica alla prestigiosa esposizione internazionale, il cui termine per la presentazione dei piani era fissato al 10 gennaio.
L’opera in questione, dal titolo Elegy, era stata proposta dall’artista Goliath, unanimemente scelta come unica rappresentante sudafricana per il padiglione nazionale. L’artista, vincitrice nel 2019 del premio Standard Bank Young Artist, è riconosciuta sia in ambito locale che internazionale. Il progetto per la Biennale rappresenta una prosecuzione del suo impegno decennale su tematiche legate al femminicidio e alla violenza contro persone LGBTQI+ in Sudafrica, alle donne uccise dalle forze coloniali tedesche in Namibia durante il genocidio Ovaherero e Nama agli inizi del XX secolo e, infine, alle vittime civili palestinesi a Gaza, colpite dalle operazioni delle Forze di Difesa israeliane (IDF) a partire da ottobre 2023. In questa sezione dell’opera è incluso un componimento commemorativo dedicato alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa durante i bombardamenti nella Striscia di Gaza. Come riporta il giornale, secondo le lettere inviate dal ministro a Art Periodic, l’organizzazione no-profit incaricata dal Dipartimento dello Sport, Arti e Cultura di coordinare e presentare il padiglione sudafricano, la motivazione principale per l’annullamento era proprio la sezione dell’opera che affronta le morti a Gaza. McKenzie ha espresso preoccupazioni definendo il tema altamente divisivo e legato a un conflitto internazionale in corso, ampiamente polarizzante, pur evitando di qualificare gli eventi come genocidio.
Il 22 dicembre, il ministro aveva inviato una lettera ad Art Periodic richiedendo modifiche al percorso curatoriale e artistico previsto da Goliath, dalla curatrice Ingrid Masondo e dal collaboratore James Macdonald, minacciando in caso di rifiuto di ritirare il supporto governativo o di cancellare del tutto la partecipazione del Sudafrica alla Biennale. La risposta del team artistico, datata 4 gennaio, ha contestato le richieste del ministro, definendole abuso di potere e violazione del giusto procedimento, in contraddizione con il diritto alla libertà di espressione. Nonostante la replica, due giorni prima McKenzie aveva già concluso la collaborazione del dipartimento con Art Periodic con una seconda comunicazione ufficiale.
La decisione ha sollevato critiche immediate da parte del partito politico sudafricano Democratic Alliance, che ha denunciato l’intervento come un atto di ingerenza politica retroattiva, capace di compromettere la credibilità delle istituzioni culturali sudafricane. Secondo il partito, una volta concluso un processo di selezione indipendente, un ministro non ha autorità di intervenire per motivi di contenuto o di rischio reputazionale, e l’interferenza postuma mina la stabilità delle piattaforme artistiche e l’autonomia dei processi curatoriali. Il partito ha inoltre sottolineato come tale decisione metta a rischio il settore creativo sudafricano, già vulnerabile, compromettendo la reputazione internazionale del Paese e scoraggiando possibili collaborazioni future. In contesti democratici, l’espressione artistica viene tutelata come indipendente e libera da ingerenze politiche. L’arte, si legge nella nota della Democratic Alliance, serve a dare voce a realtà individuali e collettive che possono risultare scomode per chi detiene il potere, ma la sua funzione non è conformistica, bensì espressiva dei fatti sociali e politici attraverso il linguaggio creativo. La Democratic Alliance ha annunciato l’intenzione di segnalare l’operato del ministro al Public Protector per aver oltrepassato la propria autorità legale e violato il giusto procedimento. Il partito ha chiesto a McKenzie di revocare immediatamente la decisione e di rispettare l’indipendenza dei valori costituzionali e delle istituzioni culturali del Sudafrica.
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