Roma, la Galleria Borghese studia di ampliarsi con un nuovo edificio. Protesta delle associazioni


La Galleria Borghese avvia l’iter per un nuovo edificio adiacente alla storica Villa del XVII secolo grazie a una sponsorizzazione tecnica. Mentre la direzione punta a migliorare i flussi e la sicurezza, Italia Nostra e altre associazioni temono lo snaturamento del complesso monumentale. Cosa sta accadendo.

Associazioni in rivolta dopo un articolo di Repubblica, a firma di Valentina Lupia, che ha portato l’attenzione sul progetto che, a Roma, sta portando avantni la Galleria Borghese, che a gennaio ha recentemente formalizzato l’accettazione di una proposta di sponsorizzazione tecnica finalizzata alla redazione di un progetto di fattibilità per l’espansione del complesso museale. L’iniziativa, avanzata dalla società Proger Spa con sede a Pescara, prevede la creazione di un nuovo edificio in un’area adiacente all’attuale sede del museo. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di potenziare la capacità ricettiva della struttura, permettendo l’ingresso contemporaneo di un numero più elevato di utenti senza compromettere i necessari standard di sicurezza. Oltre a facilitare i flussi dei visitatori, l’intervento mira a diversificare e arricchire l’offerta complessiva attraverso la creazione di nuovi spazi dedicati alle esposizioni, alle attività didattiche, ai servizi e alla realizzazione di una sala conferenze.

Il contesto in cui si inserisce questa proposta è quello di una delle istituzioni culturali più prestigiose e frequentate del territorio nazionale. La Villa Borghese fuori Porta Pinciana, dove ha sede il museo, affonda le sue radici nel XVII secolo, quando la famiglia Borghese iniziò a consolidare i propri possedimenti terrieri fino alla creazione del vasto parco attuale. L’ascesa sociale e politica della casata culminò con l’elezione di papa Paolo V, il quale promosse significative trasformazioni urbanistiche e importanti operazioni di collezionismo artistico. Fu proprio il cardinale Scipione Caffarelli Borghese a volere la costruzione della villa per ospitare la sua straordinaria raccolta d’arte. I lavori, iniziati nel 1607 sotto la guida di Flaminio Ponzio, furono completati da Giovanni Vasanzio, seguendo il modello delle residenze suburbane dell’epoca come Villa Medici o Villa Farnesina.

Facciata della Galleria Borghese. Foto: Luciano Romano ©Galleria Borghese
Facciata della Galleria Borghese. Foto: Luciano Romano ©Galleria Borghese

L’attuale conformazione architettonica della Galleria è caratterizzata da una struttura leggera, con elementi aggettanti e un portico che favoriscono l’integrazione con l’ambiente naturale circostante. La facciata, storicamente ornata da rilievi e sculture di epoca antica, riflette esternamente il valore dei capolavori conservati all’interno. La collezione vanta opere di inestimabile valore, tra cui sculture di Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova, oltre a dipinti di maestri come Caravaggio, Raffaello, Tiziano e Correggio. Tuttavia, proprio la popolarità del museo e la natura dei suoi spazi impongono oggi una gestione dei flussi molto rigida. Attualmente, l’accesso è limitato a 360 persone per ogni turno di visita della durata di due ore, una misura necessaria per la tutela delle opere ma che, fa sapere il museo, limita fortemente la disponibilità di posti rispetto alla crescente domanda turistica. In questo scenario, la necessità di nuovi spazi appare legata anche alla volontà di valorizzare il patrimonio non attualmente esposto. Nei depositi situati al terzo piano dell’edificio sono infatti conservate numerose opere che non trovano spazio nelle sale aperte al pubblico e che potrebbero essere rese fruibili grazie all’ampliamento.

La procedura amministrativa ha visto la pubblicazione di un avviso pubblico per la ricezione di offerte di sponsorizzazione, in conformità con il codice dei contratti pubblici e le normative sui beni culturali. La società Proger si è impegnata a coprire integralmente i costi per l’elaborazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica, stimati in circa 875.750 euro. Tale cifra comprende le attività di coordinamento della procedura di selezione dei progettisti, la fornitura dell’elaborato progettuale e i premi destinati ai professionisti che risulteranno meglio classificati nel confronto. In cambio del sostegno economico, lo sponsor otterrà benefici in termini di visibilità, tra cui la possibilità di organizzare una mostra dei progetti presentati all’interno del museo e l’inserimento del proprio nome nella comunicazione istituzionale legata alla futura realizzazione dell’opera.

Il progetto ha tuttavia sollevato forti critiche da parte di diverse associazioni di tutela e comitati cittadini. Italia Nostra Roma e l’Associazione Bianchi Bandinelli hanno espresso una ferma opposizione, parlando di un rischio di mercificazione del patrimonio culturale. Secondo queste organizzazioni, la costruzione di un nuovo edificio adiacente alla villa storica rappresenterebbe una minaccia per l’armonia di un contesto che si è mantenuto pressoché inalterato per oltre quattro secoli. “Questa visione di semplice mercato”, scrive Italia Nostra, “ha già portato ai disastrosi risultati dello snaturamento dei luoghi della Cultura, favorendo solo lo sviluppo di un caotico e distruttivo turismo in cerca di selfie. Ha allontanato i cittadini dai propri musei, contrabbandando la palese mercificazione del patrimonio per ‘valorizzazione culturale’ e declinando le incompetenze decisionali in una continua ed ottusa ricerca di incremento economico”.

Le preoccupazioni riguardano in particolare l’impatto visivo e ambientale sulle aree storiche della villa, come i Giardini Segreti, l’Uccelleria, la Meridiana o il Parco dei Daini. Le associazioni si interrogano su quali porzioni del complesso monumentale potrebbero essere sacrificate per far posto alla nuova “fabbrica”. Anche l’associazione Amici di Villa Borghese ha ricordato le battaglie civiche condotte trent’anni fa per la riapertura del museo, denunciando il rischio che la gestione privata della progettazione possa dettare legge su un appalto pubblico di rilevanti dimensioni. È stata inoltre sollevata la questione della trasparenza delle procedure di accettazione della sponsorizzazione pervenuta privatamente.

Sul fronte istituzionale, l’amministrazione capitolina ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica, sottolineando che il percorso è ancora nelle sue fasi iniziali e che ogni decisione sarà subordinata al rispetto di rigorosi vincoli di tutela. Poiché Villa Borghese è di proprietà comunale, mentre la Galleria è un’istituzione statale, il coinvolgimento del Comune di Roma è essenziale. L’assessore alla cultura, Massimiliano Smeriglio, ha precisato al Corriere della Sera che il progetto di fattibilità dovrà essere sottoposto all’esame dei dipartimenti all’Ambiente, alla Cultura e all’Urbanistica, oltre che alla Sovrintendenza capitolina. “Abbiamo accolto le idee della dirigenza della Galleria Borghese dettate da alcune esigenze che comprendiamo”, ha detto a Laura Martellini. “Abbiamo preso atto delle necessità espresse dal museo, ma prima di tutto si tratta per ora di una volontà generica. Secondo: il progetto di fattibilità tecnica ed economica, il cosiddetto Pfte, è un piano preliminare che deve essere sottoposto al vaglio di nostri tre diversi Dipartimenti di Roma Capitale, proprietaria di Villa Borghese - Ambiente, Cultura, Urbanistica - e della Sovrintendenza comunale, per valutazioni e deduzioni. La legge dello Stato italiano viene prima di tutto. E, preciso, i pareri non saranno solo consultivi ma vincolanti! È ancora presto per qualsiasi valutazione”.

Anche l’assessorato all’Ambiente ha ribadito che un contesto di così alto valore storico e ambientale richiede standard qualitativi elevatissimi. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di supportare l’iter burocratico del museo garantendo al contempo che ogni intervento sia compatibile con la conservazione del parco pubblico più centrale e significativo della città. La giunta ha dato mandato alla Sovrintendenza di attivare tutte le procedure necessarie per monitorare e guidare lo sviluppo del piano fin dalle sue fasi preliminari.

Il dibattito è approdato anche sui social network, dove gruppi di cittadini hanno proposto azioni di protesta come il massiccio invio di messaggi critici alla direzione del museo per manifestare il dissenso verso quello che definiscono un progetto potenzialmente distruttivo. La richiesta di chiarimenti pubblici rivolta al Ministero della Cultura e alla direzione della Galleria rimane centrale nelle istanze delle associazioni, che chiedono di fare luce sulla reale portata dell’intervento e sulle garanzie di preservazione dell’integrità del sito.

Il progetto di ampliamento della Galleria Borghese si trova così al centro di una complessa dialettica tra l’esigenza di modernizzare i servizi museali e il dovere di proteggere un’eredità storica di valore mondiale. Se da un lato l’amministrazione vede nell’espansione una soluzione ai limiti strutturali che penalizzano visitatori e studiosi, dall’altro le associazioni di tutela avvertono il pericolo di una rottura irreparabile di quell’equilibrio secentesco che rende la Villa Borghese un’opera d’arte vivente. Il futuro del museo dipenderà dalla capacità dei soggetti coinvolti di trovare una sintesi che rispetti la sensibilità del luogo pur aprendolo a nuove forme di accessibilità e valorizzazione culturale.




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