Dall’11 dicembre 2025 al 22 febbraio 2026, a Roma, negli spazi di Conciliazione 5, il progetto di arte contemporanea ideato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede in occasione del Giubileo 2025, è in programma il quarto e ultimo appuntamento del programma annuale. Protagonista è l’artista brasiliano Jonathas de Andrade (Maceió, 1982), considerato una delle figure più rilevanti della scena artistica contemporanea del suo paese. L’iniziativa, curata da Cristiana Perrella, conclude un anno dedicato alla riflessione su temi sociali che il Dicastero ha voluto mettere in dialogo con le sfide sollevate dal Giubileo, affrontando le tensioni e le fragilità che attraversano le società contemporanee.
Il progetto espositivo di Conciliazione 5, inaugurato a pochi passi dalla Basilica di San Pietro e concepito come uno spazio aperto alla città, ha costruito nel corso del 2025 un percorso articolato che ha coinvolto artisti di provenienze e sensibilità differenti. L’impianto del programma, pensato come una “window gallery” visibile ventiquattr’ore al giorno, si è esteso di volta in volta in un luogo cittadino diverso, creando un dialogo tra l’opera e un contesto che ne ampliasse il significato e la portata simbolica. Il primo appuntamento dell’anno aveva visto Yan Pei-Ming lavorare sulla condizione carceraria insieme alla comunità della casa circondariale di Regina Coeli. Successivamente Adrian Paci aveva concentrato la sua ricerca sul viaggio come processo trasformativo, mentre Vivian Suter aveva esplorato il rapporto tra uomo e ambiente, ripercorrendo la vulnerabilità degli ecosistemi e il loro legame con le comunità che li abitano.
Con Jonathas de Andrade il programma si chiude affrontando il tema della solidarietà e dell’azione sociale, interrogando le forme attraverso cui le comunità hanno costruito percorsi di mutuo sostegno, resistenza e condivisione. Il lavoro dell’artista brasiliano si connota infatti per l’attenzione costante alle fratture presenti nella società, all’eredità storica delle culture popolari e alle trasformazioni prodotte dalle disuguaglianze. La sua ricerca intreccia spesso documentazione e finzione, collaborazioni con gruppi locali, performance e narrazioni che indagano la memoria collettiva. In questo caso de Andrade realizza un progetto che mette in relazione la storia dei movimenti latinoamericani degli anni Sessanta e Settanta con la città di Roma, luogo in cui si sono intrecciate vicende religiose, politiche e culturali rilevanti per comprendere lo sviluppo di un pensiero sociale cristiano impegnato nelle cause degli oppressi.
L’installazione concepita per Conciliazione 5 si presenta come una forma di pedagogia visiva che esplora il rapporto tra arte, spiritualità e impegno collettivo. Il percorso dell’allestimento rievoca lo spirito dei movimenti latinoamericani che hanno sostenuto le fasce marginalizzate della società, mettendo in luce le pratiche di solidarietà nate in contesti segnati da violenze politiche, povertà e trasformazioni economiche radicali. L’opera si intreccia con la storia romana di teologi, attivisti e rifugiati politici che, nel corso dei decenni, hanno trovato nella capitale un luogo di riflessione e confronto. Centrale in questo sguardo è l’archivio della Fondazione Lelio e Lisli Basso, nata nel 1973 e custode di documenti fondamentali per comprendere l’intreccio tra fede, politica e coscienza sociale. L’installazione non si limita a evocare un passato, ma cerca una continuità con le parole del magistero di Papa Leone XIV contenute nell’Esortazione Apostolica Dilexi te, in cui si afferma che i poveri non rappresentano una categoria sociologica astratta, ma la “stessa carne di Cristo”, e che essi occupano “il centro stesso della Chiesa”. Queste citazioni fungono da guida e da cornice concettuale all’intero progetto.
In connessione con l’intervento realizzato a Conciliazione 5, de Andrade presenta al MACRO il video Sorelle senza nome, prodotto dalla Fondazione In Between Art Film. L’opera trae ispirazione dalla storia di una comunità di suore attiva in Brasile negli anni Sessanta, che seppe coniugare spiritualità, impegno politico e azione sociale in un periodo segnato dalle tensioni che precedettero l’instaurarsi della dittatura militare. Il gruppo di religiose, minacciato dal regime, scelse di lasciare il Paese e trasferirsi a Roma, dove continuò la propria attività a favore delle persone oppresse, adottando pratiche basate sull’anonimato e su una lettura attenta del Vangelo. Il loro percorso testimonia un modo di vivere la fede fondato sulla responsabilità verso gli ultimi e sulla capacità di coniugare devozione e azione concreta.
Il video colloca questa vicenda nel più ampio contesto dei cambiamenti politici, economici e sociali che attraversarono l’America Latina tra gli anni Sessanta e Settanta, restituendo il fermento di un’epoca segnata da richieste di giustizia, tentativi di riforma e profonde contraddizioni. De Andrade intreccia le esperienze delle religiose con i movimenti di azione collettiva del periodo e con il pensiero pedagogico di Paulo Freire, le cui teorie sulla liberazione e sull’educazione come pratica di emancipazione hanno influenzato intere generazioni. Nel lavoro emerge anche la figura di Linda Bimbi, originaria di Lucca, emigrata in Brasile e poi rientrata in Italia, che collaborò con Lelio Basso alla creazione del Tribunale Russell II sui crimini commessi in America Latina. La sua presenza costituisce un ponte tra esperienze geograficamente lontane ma unite da un’analoga ricerca di giustizia.
Attraverso l’uso congiunto di materiali d’archivio e testimonianze dirette, de Andrade ricostruisce una narrazione che restituisce la forza poetica e politica di una comunità di donne la cui storia si sviluppa tra Belo Horizonte e Roma. La loro esperienza diventa una chiave per interrogare i legami tra spiritualità e impegno sociale, mostrando come la pratica religiosa possa intrecciarsi con la difesa dei diritti e con il sostegno alle comunità più vulnerabili. L’opera invita a riflettere sulla continuità di queste forme di resistenza e sulla loro attualità in un mondo ancora attraversato da conflitti, diseguaglianze e migrazioni.
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