La polemica sulla presenza della Russia alla Biennale di Venezia si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le tensioni politiche e diplomatiche degli ultimi giorni, culminate con la richiesta di dimissioni avanzata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli alla consigliera del consiglio di amministrazione in quota Ministero della Cultura, Tamara Gregoretti, favorevole al ritorno del padiglione russo, il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, interviene annunciando due iniziative dedicate al tema del dissenso.
Le novità sono state anticipate dallo stesso Buttafuoco in una lettera pubblicata dal quotidiano Il Foglio, nella quale il presidente della Fondazione veneziana ha scelto di rendere pubblici due progetti culturali che, come scrive, sarebbero stati presentati più avanti nel programma della manifestazione. Il primo riguarda la commemorazione del cinquantenario della “Biennale del Dissenso”, l’iniziativa promossa nel 1977 da Carlo Ripa di Meana che segnò uno dei momenti più significativi nella storia culturale della rassegna veneziana. L’evento, organizzato durante la Guerra fredda, rappresentò allora un forte gesto politico e culturale a favore della libertà di espressione nei confronti dei regimi autoritari. Per celebrare quell’anniversario la Biennale sta lavorando all’invito di cinque personalità contemporanee considerate sgradite ai rispettivi governi. Secondo quanto anticipato da Buttafuoco, le figure coinvolte proverranno da contesti politici diversi e rappresenteranno situazioni di dissenso provenienti da Stati Uniti, Israele, Cina, Russia e persino dall’Unione europea. Il presidente della Biennale non ha però rivelato i nomi dei protagonisti invitati. La scelta di mantenere il riserbo, spiega, è motivata da ragioni evidenti legate alla delicatezza delle situazioni politiche in cui operano queste personalità.
Nel suo intervento Buttafuoco ha ricordato anche come la Biennale abbia già ospitato negli ultimi anni figure critiche nei confronti del potere politico dei propri Paesi. Un esempio citato è quello del regista russo Aleksandr Sokurov, noto per le sue posizioni di opposizione nei confronti del presidente Vladimir Putin: Sokurov, che peraltro era uno degli artisti del Padiglione della Russia del 2019, è stato ospite alla Mostra del Cinema lo scorso anno. Sempre nell’ambito della rassegna cinematografica veneziana, ha ricordato il presidente, uno dei film più attesi dal punto di vista politico è stato Il Mago del Cremlino, pellicola che ha suscitato particolare attenzione accanto a un altro titolo molto discusso dedicato alla storia di una bambina palestinese.
Accanto alla commemorazione della Biennale del Dissenso, Buttafuoco ha annunciato una seconda iniziativa che riguarda il pensiero del filosofo e teologo russo Pavel Florenskij. Il progetto, intitolato La colonna e il fondamento di Verità, prenderà forma attraverso cinque serate dedicate alla figura e all’opera del pensatore. Florenskij è considerato una delle personalità più importanti della cultura russa del Novecento. Filosofo, teologo e scienziato, fu perseguitato dal regime sovietico e venne ucciso dal Kgb a Leningrado nel 1937. La sua figura è spesso ricordata come quella di un intellettuale che ha pagato con la vita la propria testimonianza di libertà e di fede. Nel presentare l’iniziativa, Buttafuoco lo ha definito un “martire tra i martiri di Russia”, sottolineando il valore della sua eredità intellettuale e spirituale. Il presidente della Biennale ha parlato di Florenskij come di un faro del sentimento cristiano e come di una figura centrale nella riflessione filosofica e scientifica del suo tempo. Anche in questo caso i dettagli dell’iniziativa non sono stati ancora resi noti. Buttafuoco ha spiegato di non voler anticipare i nomi degli artisti e dei protagonisti coinvolti negli incontri, preferendo attendere un momento più vicino alla messa in scena del progetto.
Le due iniziative arrivano in un momento particolarmente delicato per la Biennale di Venezia, al centro di un acceso dibattito politico sulla partecipazione della Russia alla prossima edizione della rassegna culturale. La discussione si è intensificata dopo l’intervento dell’UE che prospetta di ritirare i fondi alla Biennale se la partecipazione russa verrà confermata, e la richiesta di dimissioni avanzata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nei confronti della consigliera del consiglio di amministrazione della Biennale favorevole al ritorno della Russia tra i Paesi partecipanti. La vicenda ha acceso un confronto che coinvolge non solo le istituzioni italiane ma anche il contesto internazionale.
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