La Reggia di Carditello è finalmente nostra: alcune impressioni


La Reggia di Carditello è da oggi patrimonio degli italiani: le nostre impressioni su una notizia che non può lasciare indifferenti.

È di questa mattina la notizia per cui la Reggia di Carditello da oggi appartiene a tutti gli italiani: il ministro Massimo Bray lo ha annunciato in tarda mattinata su Facebook, l’ANSA ha battuto alcune righe sull’avvenimento alle 13:08, e adesso si starà moltiplicando il numero delle testate che diffondono la notizia, con tutti i dettagli dell’operazione (in particolare, come si può leggere nella notizia ANSA, la Reggia è stata acquistata all’asta giudiziaria del tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere da SGA, una società controllata dal ministero dell’Economia per 11,5 milioni di euro, e sarà poi ceduta al Ministero dei Beni Culturali).

È un evento che non può lasciare indifferenti, e questo per una ragione ben precisa: la Reggia è diventata, negli ultimi tempi, il simbolo della cultura umiliata e vilipesa, in ragione del contrasto tra il suo elevato valore storico artistico e lo stato di degrado in cui da tempo versava. Si trattava quindi dell’esempio più lampante e, se vogliamo, anche più spettacolare, di situazioni diffuse in modo capillare lungo pressoché tutta la penisola: sono molti i monumenti e le opere d’arte che versano in cattive condizioni, e la Reggia di Carditello non era altro che il simbolo per eccellenza del degrado del patrimonio storico-artistico.

Certo, a pochi minuti dall’annuncio, è molto facile diventare preda di facili entusiasmi: ma per una volta vogliamo pensare e far pensare in modo positivo. Ci piace pensare al fatto che l’acquisto della Reggia di Carditello possa configurarsi come l’atto fondante della rinascita in Italia dell’interesse per il patrimonio. Ci piace pensare al fatto che finalmente lo Stato ha dato prova di presenza e vicinanza ai cittadini, che da tempo chiedevano che si facesse qualcosa per la Reggia. Ci piace pensare al fatto che la Reggia di Carditello in futuro potrà portare cultura e legalità in un territorio che di cultura e legalità ha forte bisogno.

È ovvio che le sfide future, per la Reggia, non saranno certo facili: Carditello si trova quasi al centro esatto di quella zona d’Italia di cui sentiamo parlare pressoché quotidianamente, sui mezzi di informazione, per notizie legate ai crimini della camorra e ai disastri ambientali che la popolazione da troppo tempo subisce. Ma la Reggia di Carditello potrebbe rappresentare una speranza: la speranza che lo Stato riesca a ripulire il territorio da tutto ciò che lo ha danneggiato, e per cambiare la mentalità non si può che partire della cultura. Potrebbe essere una bella lezione anche per tutti coloro che ogni giorno ci assillano con frasi del tipo “la cultura non serve”, “la cultura non crea occupazione”, “politica e cultura devono rimanere separate”, e così via. No, ribadiamo che la cultura serve eccome, e più che mai serve laddove è vittima del degrado e dell’abbandono.

È retorica? Può darsi, ma non si può non guardare con entusiasmo a una notizia che da tanto tempo si aspettava. Infine, non ci possiamo esimere dal complimentarci con il ministro Massimo Bray, che ha fatto il suo dovere, che si dimostra un ministro attento, preparato, intelligente, umile e vicino alle persone, e che continua il suo operato mantenendo le promesse, prima tra tutte quella fatta poche settimane fa a Tommaso Cestrone, per tutti l’Angelo di Carditello, il volontario della Protezione Civile che in tutti questi anni ha continuato a opporsi in modo fattivo al degrado, nonostante le minacce e nonostante le azioni intimidatorie. Tommaso ci ha lasciati a Natale, purtroppo, ma il ministro Bray ha mantenuto la promessa di far sì che la Reggia diventasse patrimonio di tutti gli italiani. E adesso quindi il ministero dovrà impegnarsi per recuperarla: sarà la naturale prosecuzione della promessa.


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

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