La Biennale di Ulassai 2026 indaga il significato dell’opera tra arte e comunità


Dal 21 marzo al 7 giugno torna la Biennale di Arte Contemporanea di Ulassai con 20 artisti e tre curatori. Un progetto diffuso tra due musei che riflette sul senso dell’opera oggi, nel dialogo con l’eredità di Maria Lai e le trasformazioni del presente.

In Sardegna, la cittadina di Ulassai (Ogliastra) rinnova il proprio ruolo nel panorama dell’arte contemporanea con la seconda edizione della Biennale Arte Contemporanea di Ulassai, intitolata Il Significato dell’Opera, un progetto che si sviluppa nel segno dell’eredità di Maria Lai, originaria del borgo, e che trasforma il piccolo centro dell’Ogliastra in una piattaforma diffusa di ricerca artistica. Dopo l’esordio del 2024, il nuovo capitolo della manifestazione si propone di approfondire la dimensione concettuale dell’arte e il valore collettivo dell’esperienza estetica, interrogandosi sul senso stesso dell’opera nel contesto contemporaneo.

La Biennale, aperta dal 21 marzo al 7 giugno 2026, coinvolge venti artisti, tre curatori ospiti e due sedi espositive, la Stazione dell’Arte e il CaMuC – Casa Museo Cannas. Il progetto trasforma i musei in un sistema dinamico e interconnesso, capace di accogliere pratiche artistiche eterogenee e di attivare un dialogo continuo tra artisti, curatori, territorio e pubblico.

Al centro della riflessione si colloca una domanda che attraversa l’intero impianto curatoriale: dove risiede oggi il significato dell’opera d’arte. Se nell’intenzione dell’artista, nel processo creativo, nella relazione con lo spettatore o nel contesto che la accoglie. Muovendo dall’esempio di Maria Lai, per la quale l’interpretazione rappresenta una componente essenziale dell’opera, la Biennale propone una visione del significato come processo aperto, generato dall’incontro tra soggetti, spazi e comunità.

Ulassai, Stazione dell'Arte
Ulassai, Stazione dell’Arte
Ulassai, Stazione dell'Arte
Ulassai, Stazione dell’Arte
Ulassai, Stazione dell'Arte
Ulassai, Stazione dell’Arte
CAMuC
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Il progetto si sviluppa lungo due direttrici principali: da un lato la ridefinizione del rapporto tra autore e responsabilità culturale, dall’altro la valorizzazione della pluralità dei linguaggi e delle tecniche come terreno di contaminazione e attraversamento. In un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e territoriali, l’opera torna così a configurarsi come spazio di confronto e dispositivo relazionale, capace di costruire senso in maniera condivisa.

La direzione artistica della Biennale è affidata a Gianni Murtas, storico e critico d’arte da tempo impegnato nello studio di Maria Lai, affiancato da Marco Peri, direttore della Stazione dell’Arte. A loro si affiancano tre curatori ospiti, chiamati a sviluppare progetti espositivi coerenti con il contesto culturale e paesaggistico di Ulassai: Giannella Demuro, direttrice artistica di Organica Museo nel Parco del Limbara, Ivo Serafino Fenu, curatore del Parco delle Arti Molineddu di Ossi, e Francesca Sassu, curatrice indipendente e manager della residenza artistica nocefresca di Milis. La Biennale si configura dunque come una rete curatoriale condivisa. I musei di Ulassai diventano luoghi di convergenza tra esperienze indipendenti e realtà attive nel territorio sardo, come Organica Museo, il Parco delle Arti Molineddu e la residenza nocefresca. Ne emerge una piattaforma intenzionata a consolidare una rete culturale regionale in dialogo con il contesto nazionale e internazionale.

Secondo Marco Peri, la seconda edizione della Biennale rappresenta una naturale evoluzione della missione della Fondazione Stazione dell’Arte. L’obiettivo è promuovere l’eredità culturale di Maria Lai non solo attraverso la conservazione e lo studio della sua opera, ma anche attraverso un confronto vivo con le ricerche contemporanee. In questa prospettiva, il dialogo con artisti e artiste del presente consente di mantenere attuale un pensiero capace di generare visioni, relazioni e trasformazioni.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni, ciascuna affidata a uno dei curatori ospiti e costruita attorno a specifici nuclei tematici. La prima sezione, Orografie, a cura di Giannella Demuro, riunisce i lavori di quattro giovani artisti – Fabiana Casu, Eleonora Desole, Giuseppe Loi e Davide Mariani – in un dialogo diretto con il paesaggio. Il progetto si inserisce nella ricerca di Organica Museo, che da anni esplora il rapporto tra arte emergente e ambiente, inteso non come semplice sfondo ma come soggetto attivo e interlocutore del processo creativo. Orografie si configura come una riflessione sulla postura dell’arte contemporanea nei confronti dei luoghi. Le opere nascono dall’ascolto del territorio e si sviluppano in relazione ai suoi ritmi, alle sue trasformazioni e alla sua dimensione ecologica. In questa prospettiva, il paesaggio diventa un campo critico e poetico, capace di orientare le pratiche artistiche e di generare nuove forme di consapevolezza.

La seconda sezione, This Is, curata da Ivo Serafino Fenu, prende le mosse da un’espressione utilizzata dalle artigiane sarde (“custu est”, detto alla fine di un lavoro, all’atto della consegna al cliente) e reinterpretata in chiave contemporanea. Il progetto riunisce dieci artisti organizzati in cinque coppie: Giovanni Carta con Gianni Nieddu, Daniela Frongia con Stefano Porru, Mattia Enna con Daniela e Francesca Manca, Giusy Calia con Antonello Fresu e Sabrina Oppo con Josephine Sassu. Al centro della proposta vi è il tema della responsabilità dell’autore e della dimensione relazionale dell’opera. This Is si sviluppa a partire dall’esperienza del Parco delle Arti Molineddu e si collega alla riflessione sull’estetica relazionale, intesa come spazio di incontro tra artisti e pubblico. “Custu est” – e il suo corrispettivo contemporaneo “This Is” – configura una profonda cognizione di causa: le artigiane, attraverso la loro perizia secolare, non si limitavano a eseguire un progetto esterno, ma lo assimilavano, lo interpretavano e lo restituivano come loro creazione, frutto di un sapere pratico incarnato. Traslato nell’oggi, questo principio suggerisce che la responsabilità dell’artista non è compiacenza ma implica una consapevolezza del suo impatto, della sua capacità di entità “agente” nella società. Il progetto richiama anche l’esperienza di Maria Lai e la sua opera Legarsi alla montagna, sottolineando come l’arte possa essere intesa come un processo di connessione continua. Le opere nascono dall’incontro tra gli artisti e si configurano come esito di un confronto che supera le individualità per aprirsi a una dimensione collettiva.

Eleonora Desole, Le visioni chiamano ad una notte vuota
Eleonora Desole, Le visioni chiamano ad una notte vuota
Mattia Enna con Daniela e Francesca Manca, Ti cerco tra le stelle
Mattia Enna con Daniela e Francesca Manca, Ti cerco tra le stelle

La terza sezione, Campo Luminoso. Luci sulla campagna, curata da Francesca Sassu, propone un’indagine sullo stato attuale della campagna sarda e delle sue comunità. Attraverso le opere di Chiara Cordeschi, Laure Jolissaint, Josef Kováč, Renée Lotenero e Simone Mizzotti, il progetto esplora il paesaggio rurale come spazio di relazione, osservazione e sperimentazione. Il percorso prende avvio dal territorio oristanese e si estende fino a Ulassai, mettendo in relazione contesti diversi attraverso un’analisi delle forme della presenza umana, dei segni dell’abbandono e delle pratiche di cura. Le ricerche artistiche, pur nella loro eterogeneità, convergono in un racconto complesso del vivere rurale contemporaneo, costruito attraverso linguaggi che spaziano dalla fotografia all’installazione, dal video alla scultura. Le opere provengono dall’archivio della residenza nocefresca e, nel confronto con il nuovo contesto espositivo, si trasformano acquisendo nuovi significati. Il progetto mette in evidenza la dimensione internazionale della residenza e il suo approccio relazionale, basato sul coinvolgimento delle comunità locali e sulla costruzione di un linguaggio capace di interpretare e reinventare i territori.

A completare il quadro della Biennale è il contributo teorico di Gianni Murtas, che nel concept sottolinea come il progetto nasca dall’esigenza di ripensare le radici della modernità e di interrogare le trasformazioni in atto nel terzo millennio. L’arte contemporanea, amplificata dall’impatto dei media, manifesta una vocazione universalistica ma continua a confrontarsi con le proprie radici poetiche e tecniche.

Riprendendo le parole di Maria Lai, Murtas evidenzia come l’opera d’arte richieda una lettura creativa per esistere pienamente. L’artista avvia un processo che viene poi sviluppato dall’interprete, in un dialogo potenzialmente infinito. In questo senso, la Biennale si propone come spazio di riflessione e confronto, in cui lo sguardo diventa pensiero e l’esperienza estetica si trasforma in occasione di conoscenza condivisa.

La manifestazione è aperta al pubblico dal martedì alla domenica, con orari dalle 9:30 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 18:30. Sono previste visite guidate incluse nel biglietto, organizzate nelle fasce orarie del mattino e del pomeriggio. Le sedi espositive sono la Stazione dell’Arte, situata lungo la strada provinciale 11 nell’ex stazione ferroviaria di Ulassai, e il CaMuC – Casa Museo Cannas, in via Garibaldi.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraBiennale di Ulassai 2026
CittàUlassai
SedeStazione dell'Arte
DateDal 21/03/2026 al 07/06/2026
TemiArte contemporanea



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