Genova, la street art arriva a Palazzo Ducale: c'è la mostra di Obey, protagonista della scena mondiale


Dal 4 luglio al 1° novembre 2020, Palazzo Ducale a Genova ospiterà la mostra “Obey fidelity. The art of Shepard Fairey”, antologica di Obey.

Sarà il celebre street artist statunitense Obey (Frank Shepard Fairey; Charleson, 1970) il protagonista della prossima mostra di Palazzo Ducale a Genova: Obey fidelity. The art of Shepard Fairey (questo il titolo della mostra, curata da Gianluca Marziani e da Stefano Antonelli) aprirà al pubblico dal 4 luglio al 1° novembre 2020. Il percorso vuole essere un viaggio visivo che incrocia quattro punti salienti nella poetica dell’artista: la onna, l’ambiente, la pace, la cultura, il tutto con l’intento di ricreare un’ideale passeggiata nella notte metropolitana.

Quattro temi per raccontare l’universo di Obey, profondamente basato sulle grafiche sovietiche e futuriste di inizio Novecento, sulle pitture parietali latinoamericane e sui muralismi italiani. Obey crea immagini urlanti, semplificate nella palette cromatica, facendo attenzione all’equilibrio di pesi tra testo e immagine. Il tutto per veicolare messaggi militanti e visioni pacifiste, riflettendo su tematiche umanitarie e utopie sociali. “Il suo messaggio pacifista ed ecologista”, spiega Gianluca Marziani, “ci rende piccoli soldati di una nuova militanza, fatta di spazi etici del confronto, di nuovi modelli del vivere, di azioni sane e consapevoli”.

E il medium è il veicolo che sottolinea la portata del suo messaggio: “i formati”, afferma Stefano Antonelli, “tendono al gigantismo quando il contesto prescelto è la strada, diminuiscono nel caso di oggetti funzionali al progetto (cover di album, skateboard, poster e oggetti…), in entrambi i casi Obey traduce nel presente i vecchi stilemi della propaganda muralista. Crea stampe cartacee bollenti, sembra di sentire l’urlo catartico di Angela Davis o la speranza democratica di Barack Obama, con le loro silhouette che catturano le giuste frequenze e si prendono il palcoscenico mediatico del nuovo millennio”.

Tra le opere in mostra alcune immagini iconiche, come la celeberrima Hope in cui Obey raffigurò, nel 2008, il futuro Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, un lavoro eseguito non su committenza, ma sulla base di un sostegno spontaneo alla figura politica di Barak Obama. Lo stesso Obama apprezzò molto l’opera, tanto che una volta eletto decise di scrivere all’artista: “ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”. Il ritratto Hope divenne talmente famoso da entrare a far parte della collezione permanente della National Gallery di Washington e fu giudicato dal critico d’arte del New Yorker, Peter Schjeldahl, come “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”.

In mostra ci sono serigrafie e litografie (provenienti da collezioni private) a sfondo politico e sociale, come We the people – defend dignity, una grafica politica in risposta diretta al sentimento xenofobo, razzista e anti-immigrati che contraddistingue la presidenza Trump, e fa parte di una serie di tre ritratti prodotti per la campagna We the People pubblicata da Amplifier Art il 21 gennaio 2017, in concomitanza con la Marcia delle Donne, la più grande protesta di un solo giorno nella storia degli Stati Uniti. Ci sarà poi modo di vedere la recentissima Angel of Hope and Strength, opera in cui un’infermiera con ali celestiali e una fiaccola in mano evoca medici e infermieri che hanno combattuto l’epidemia di Covid-19. L’opera, realizzata nel maggio 2020, è finalizzata alla stampa su magliette la cui vendita andrà a sostenere le attività della Croce Rossa Italiana.

Infine, tra le opere, figurerà l’attualissima Angela Davis, figura fondamentale per il movimento afroamericano degli anni Settanta, divenuta uno dei soggetti preferiti di Obey e scelta come immagine-guida della mostra. Accusata di cospirazione, rapimento e omicidio in seguito ai fatti del 7 agosto 1970, quando alcuni attivisti delle Pantere Nere tentarono di liberare tre imputati da un processo (l’episodio finì in tragedia, con la morte di tre attivisti e del giudice che avevano sequestrato), Angela Davis fu arrestata e processata (e poi assolta, benché dovette passare un lungo periodo di detenzione), diventando così popolare da mobilitare a suo favore un gran numero di persone che si riunirono in comitati e organizzazioni, non solo negli Stati Uniti ma anche in molti altri paesi. Obey l’ha ritratta più volte, e una di queste immagini è in mostra, contribuendo a creare il mito di donna afroamericana, simbolo sia del femminismo che dell’uguaglianza razziale.

La mostra è prodotta e organizzata da MetaMorfosi in collaborazione con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con il sostegno della Camera di Commercio di Genova, promossa da Comune di Genova e Regione Liguria.

Genova, la street art arriva a Palazzo Ducale: c'è la mostra di Obey, protagonista della scena mondiale
Genova, la street art arriva a Palazzo Ducale: c'è la mostra di Obey, protagonista della scena mondiale


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