La città natale di Gino Severini (Cortona, 1883 – Parigi, 1966), dove sono conservate anche le sue spoglie, dedica al pittore una grande mostra internazionale a sessant’anni dalla scomparsa. Gino Severini. Modernità come dialogo, ospitata dal 5 luglio all’1 novembre 2026 al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, a Palazzo Casali, si inserisce nel percorso di riscoperta del legame tra l’artista e il territorio di origine, con un’attenzione particolare alla sua eredità culturale e ai luoghi della sua formazione. L’impostazione scientifica della mostra è stata curata da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, con un percorso espositivo costruito per evidenziare le dinamiche di scambio culturale che attraversano l’intera carriera dell’artista.
L’esposizione, concepita come progetto di ricerca con taglio critico, affronta il ruolo svolto da Severini nel primo Novecento come mediatore tra Italia e Francia, tra linguaggi figurativi differenti e tra avanguardie e tradizioni. Il progetto riunisce oltre 80 opere tra dipinti e disegni, provenienti da musei italiani e internazionali e da collezioni private di rilievo. Tra i prestatori figurano il Centre Pompidou di Parigi, l’Estorick Collection di Londra, il Musée d’Art et Industrie di Saint-Etienne, il Museo del Novecento di Milano, la Pinacoteca Vaticana e il MART di Rovereto, oltre alle Collezioni Romana Severini e Franchina. Il corpus espositivo è integrato da documenti originali che contestualizzano il dibattito artistico dell’epoca, le relazioni tra protagonisti del periodo e le riflessioni teoriche che accompagnano la produzione di Severini.
Un ulteriore livello della mostra è rappresentato dalla documentazione relativa agli affreschi realizzati dall’artista in numerose chiese della Svizzera romanda, fase centrale del suo percorso dopo il ritorno alla fede cristiana nel 1923. Bozzetti, studi preparatori e materiali fotografici inediti permettono di ricostruire questa attività, mentre un’installazione multimediale realizzata da LimenXR offre una restituzione ambientale del mondo visivo di inizio Novecento interpretato da Severini.
Tra le opere di maggiore rilievo esposte a Cortona figura il dipinto monumentale La danse du Pan Pan a Monico (1911-1960), proveniente dal Centre Pompidou di Parigi. L’opera, di grandi dimensioni, torna in Italia per la seconda volta dalla sua realizzazione, dopo oltre trentacinque anni. La tela rappresenta una rielaborazione tardiva di un lavoro del 1911 oggi disperso, ricostruito dall’artista negli anni successivi attraverso fonti iconografiche e cliché a stampa.
Il progetto espositivo si avvale della collaborazione di numerose istituzioni pubbliche e private. L’iniziativa è promossa dal Comune di Cortona e dal MAEC, con la co-produzione del Ministero della Cultura e il sostegno della Regione Toscana, della Fondazione CR Firenze e della Banca Popolare di Cortona. L’organizzazione generale è affidata a Villaggio Globale International, mentre il progetto di allestimento e grafica è curato dallo Studio di Architettura di Roma. Il catalogo è pubblicato da Cimorelli Editore e raccoglie contributi di un gruppo di studiosi, tra cui Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia. Le ricerche sulle opere murali svizzere sono state sviluppate in collaborazione con la SUPSI, Scuola Universitaria della Svizzera Italiana. Un ruolo rilevante è attribuito anche alla figlia dell’artista, Romana Severini, che ha contribuito attivamente al progetto di riscoperta e valorizzazione dell’opera del padre, sostenendo l’iniziativa cortonese.
Il titolo della mostra sintetizza l’impostazione interpretativa dell’intero percorso: Severini viene presentato come figura di raccordo tra sistemi culturali differenti, capace di operare una mediazione continua tra esperienze artistiche, contesti nazionali e linguaggi visivi. Nato a Cortona nel 1883 e attivo principalmente tra Italia e Francia, l’artista sviluppa infatti una posizione intermedia tra cosmopolitismo e radici toscane, costruendo una rete di relazioni che attraversa le principali correnti del suo tempo. Secondo le curatrici, la sua posizione può essere definita come una forma di “bilinguismo culturale”, che si manifesta nella capacità di osservare la propria terra d’origine da una prospettiva interna ed esterna al tempo stesso. Tale condizione si riflette nel suo ruolo di intermediario tra artisti, movimenti e istituzioni, contribuendo alla circolazione delle idee tra contesti differenti.
Il percorso della mostra è articolato in cinque sezioni cronologiche e tematiche, che seguono le principali fasi della produzione dell’artista. Le prime opere documentano la fase di formazione, con i ritratti familiari e un autoritratto giovanile realizzato a Parigi, accanto a lavori divisionisti come il Paesaggio del 1903. In questa fase si evidenzia il confronto con la pittura di Vittore Grubicy de Dragon e con le ricerche sociali e urbane del periodo.
La successiva adesione al Futurismo è documentata attraverso opere fondamentali come l’Autoritratto del 1913 e il Ritmo plastico del 14 luglio, insieme alla serie delle Danseuses, in cui il movimento della danza diventa principio strutturale della composizione. In questo contesto emerge anche il ruolo di Severini come figura di mediazione tra i gruppi futuristi milanesi e fiorentini, documentato da una lettera del 1912 e dalla successiva organizzazione di una mostra alla Galleria Gonnelli di Firenze. Il dialogo tra Futurismo e Cubismo costituisce un ulteriore snodo del percorso. L’artista interviene anche attraverso attività editoriali, come la curatela di un numero della rivista Valori Plastici dedicato al Cubismo francese. Parallelamente si sviluppa l’avvicinamento al Classicismo, con opere come la Maternità del 1916 e le nature morte cubiste realizzate tra il 1917 e il 1920, tra cui Le pot bleu e Bohémien jouant de l’accordéon.
La mostra approfondisce anche la produzione murale realizzata a Montegufoni e l’interesse per la Commedia dell’Arte, temi che si intrecciano con il rapporto con la cultura figurativa toscana e con le avanguardie parigine. Un ulteriore nucleo riguarda i pannelli destinati alla casa del mercante Léonce Rosenberg, in cui compaiono figure ispirate ai Fori romani e a un immaginario teatrale condiviso con artisti del periodo.
La fase conclusiva del percorso si concentra sul dialogo tra arte moderna e Chiesa, sviluppato da Severini tra il 1925 e il 1947. In questo ambito l’artista opera in Svizzera nella decorazione di diverse chiese, con un approccio che integra pittura murale, ricerca geometrica e riferimenti alla tradizione medievale italiana. Il confronto con la mostra giottesca del 1937 e con opere medievali conservate a Firenze contribuisce a ridefinire il rapporto tra modernità e spiritualità. Il percorso si chiude con la realizzazione della Via Crucis a Cortona, che segna il ritorno dell’artista alla città d’origine e la ricomposizione del legame con il contesto familiare e culturale. Il tema del ritorno a Cortona, insieme all’interesse per l’arte etrusca e per la tradizione locale, rappresenta l’ultimo passaggio della ricerca di Severini, oggi al centro del progetto espositivo e degli itinerari dedicati alla sua figura nel territorio.
| Titolo mostra | Gino Severini. Modernità come dialogo | Città | Cortona | Sede | Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona | Date | Dal 05/07/2026 al 01/11/2026 | Artisti | Gino Severini | Curatori | Daniela Fonti, Margherita d’Ayala Valva | Temi | Cubismo, Futurismo, avanguardie, Gino Severini, Arte del Novecento |
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