Prato, in mostra al Pecci le “Rotte” dell’arte di rottura e gli scatti di Verita Monselles


Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta nel 2026 due esposizioni: ROTTE, dedicata alla donazione Carlo Palli con opere del secondo Novecento e delle neoavanguardie, e CARNALE su Verita Monselles tra fotografia, femminismo e cultura visiva.

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ha programmato per il 2026 un doppio appuntamento espositivo che si articola tra la valorizzazione di una importante donazione e la rilettura critica del lavoro di una figura centrale della fotografia italiana del secondo Novecento. Dal 31 maggio al 1° novembre 2026 sarà visitabile ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI, mentre dal 31 maggio al 30 agosto 2026 si svolgerà CARNALE, prima mostra in un centro d’arte contemporanea italiano dedicata a Verita Monselles (1929–2004). Le due esposizioni condividono il medesimo avvio, con apertura prevista il 30 maggio 2026 dalle 18 alle 21, e si collocano all’interno degli spazi del Centro Pecci progettati dall’architetto Italo Gamberini.

La mostra ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI

La mostra ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI, a cura di Stefano Pezzato, responsabile della collezione e degli archivi del Centro Pecci, nasce dall’ampio nucleo di opere e materiali archivistici donati dal collezionista pratese Carlo Palli. Il progetto d’allestimento è affidato a Ibrahim Kombarji. La donazione è stata formalizzata il 29 maggio 2025 e viene presentata come un lascito pensato per rafforzare e definire ulteriormente il patrimonio museale cittadino.

Il percorso espositivo prende avvio da una selezione articolata di materiali provenienti da tre nuclei principali: circa 180 opere della raccolta privata, 380 opere e documenti appartenenti alla collezione Fluxus del donatore e 230 opere legate alla Poesia Visiva e dintorni, insieme che rappresenta il complesso delle donazioni effettuate da Palli al Centro Pecci nel corso di circa vent’anni. La selezione finale proposta in mostra comprende circa 150 opere realizzate da una ottantina di artisti, delineando una mappa critica delle trasformazioni dell’arte del secondo Novecento.

Daniel Spoerri, La gouter de la famille Andreae (1992; assemblaggio su tavola-tableau-piège, 90x90x45 cm; Prato, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, donazione di Carlo Palli)
Daniel Spoerri, La gouter de la famille Andreae (1992; assemblaggio su tavola-tableau-piège, 90x90x45 cm; Prato, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, donazione di Carlo Palli)

L’impianto curatoriale individua una serie di traiettorie che attraversano movimenti e linguaggi differenti, con particolare attenzione alle pratiche di rottura che hanno ridefinito i confini tra arti visive, performance, musica, poesia e azione. Tra i riferimenti principali figurano il Gruppo 70 e la Poesia Visiva, il Nouveau Réalisme, Fluxus, l’Azionismo viennese, le ricerche concettuali e processuali, le pratiche legate alla scrittura e alla pittura espansa, oltre alle esperienze dell’arte degli oggetti.

La selezione include artisti che hanno contribuito a questi sviluppi, tra cui Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Arman, Bernard Aubertin, Ay-O, Gianfranco Baruchello, Massimo Barzagli, Joseph Beuys, Lapo Binazzi (UFO), Alighiero Boetti, George Brecht, Antonio Bueno, Sylvano Bussotti, John Cage, César, Sandro Chia, Giuseppe Chiari, Joseph Cornell, Claudio Costa, Roberto Crippa, Enzo Cucchi, Alan Davie, Daze, Fortunato Depero, Gérard Deschamps, Raymond Hains, Al Hansen, Emilio Isgrò, Ray Johnson, Joe Jones, Allan Kaprow, Wilfredo Lam, Ketty La Rocca, George Maciunas, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Gino Marotta, Roberto Matta, Eugenio Miccini, Larry Miller, Charlotte Moorman, Massimo Nannucci, Maurizio Nannucci, Hermann Nitsch, Yoko Ono, Luciano Ori, Nam June Paik, Mimmo Paladino, Michele Perfetti, Gianni Pettena, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Rammelzee, Renato Ranaldi, Man Ray, Dieter Rot, Mimmo Rotella, Takako Saito, Mario Schifano, Carolee Schneemann, Andres Serrano, Gianni Emilio Simonetti, Daniel Spoerri, Stelarc, Antoni Tápies, Jean Tinguely, Toxic, Franco Vaccari, Ben Vautier, Emilio Villa, Jacques Villeglé, Wolf Vostell e Andy Warhol.

Andy Warhol, The autobiography of Alice B. Shoe, 1955; Andy Warhol,Shoe fly baby, 1955; Andy Warhol, Shoe bright, shoe light, first shoe I've seen tonight, 1955 (1955; 3 serigrafie acquerellate, 24,7x34,6 cm ciascuna; Prato, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, donazione di Carlo Palli)
Andy Warhol, The autobiography of Alice B. Shoe; Shoe fly baby; Shoe bright, shoe light, first shoe I’ve seen tonight (1955; 3 serigrafie acquerellate, 24,7x34,6 cm ciascuna; Prato, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, donazione di Carlo Palli)

La mostra si configura anche come esito di una storia di rapporti tra il collezionista e il Centro Pecci. Carlo Palli aveva già donato nel 2006 circa 200 opere di Poesia Visiva e dintorni, accompagnate da un’esposizione e da un catalogo dedicato. Il nuovo lascito si inserisce dunque in un percorso continuativo e contribuisce a rafforzare il ruolo del museo come istituzione di riferimento per la conservazione e lo studio delle pratiche artistiche del secondo Novecento, in parallelo con altre importanti acquisizioni documentarie, tra cui l’archivio della studiosa Lara-Vinca Masini confluito nel CID/Arti visive.

La mostra CARNALE

Accanto a ROTTE si colloca CARNALE mostra a cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai, con allestimento di Giuseppe Ricupero. L’esposizione è realizzata in collaborazione con l’Archivio Fotografico Toscano e con il Fondo Verita Monselles. La mostra propone la prima ricognizione in un’istituzione museale italiana del lavoro dell’artista e fotografa Verita Monselles, la cui ricerca attraversa moda, fotografia, performance e linguaggi della cultura visiva tra anni Sessanta e Ottanta.

Nata a Buenos Aires e trasferitasi in Italia durante l’infanzia, Monselles sviluppa inizialmente il proprio percorso all’interno di contesti borghesi tra Firenze e Napoli, prima di avvicinarsi alla fotografia alla fine degli anni Sessanta. In questa fase, il mezzo fotografico diventa strumento di indagine autobiografica e sociale, utilizzato per riflettere sulla condizione femminile e sulle strutture culturali e religiose che ne definiscono i ruoli. Il suo lavoro si sviluppa in dialogo con alcune figure centrali della scena artistica e teorica coeva, tra cui Ketty La Rocca, Tomaso Binga e Lara-Vinca Masini, oltre che con esperienze teatrali come Magazzini Criminali e Krypton.

Le opere degli anni Settanta mostrano un uso sistematico di simboli religiosi e patriarcali rielaborati attraverso dispositivi scenici e fotografici che includono manichini, animali imbalsamati, oggetti devozionali e ambientazioni costruite. L’intento è quello di decostruire codici visivi consolidati, mettendo in relazione corpo, identità e rappresentazione.

Verita Monselles, Il velo (1975; cibachrome, 61x51 cm). S
Verita Monselles, Il velo (1975; cibachrome, 61x51 cm). S

“Una donna che pone in discussione il suo ruolo di fronte alla maternità, alla famiglia, alla religione, alla sessualità nel contesto di una società repressiva e inadeguata”, sottolineava l’artista.

“Non c’è quasi mai, nelle fotografie di Verita, aggressività”, scrive Lara-Vinca Masini, “ma un senso di doloroso rifiuto contro ogni potere espresso dal ‘maschile’, quello del sesso, quello della costrizione penitenziale ecclesiastica, quello delle convenzioni e dei pregiudizi”.

“Verita sei stata un po’ vista come un’artista femminista perché fai questo lavoro sulla condizione della donna, però qualcuno vorrebbe che tu lo facessi di quel tipo considerato più politico”, diceva Ketty La Rocca. “Tu invece lo fai nella condizione che è, secondo me, l’unica che hai vissuto, di denuncia e sofferenza della donna borghese. Tu fai un discorso che è politico nei lunghi tempi”.

Negli anni successivi, la produzione si sposta verso una maggiore essenzialità formale, con una centralità crescente del corpo femminile, rappresentato come soggetto autonomo del desiderio.

“Oggi riesco a esprimere una maggior fiducia e ciò deriva dall’osservazione di queste donne fortificate dalle battaglie precedenti. La soluzione del conflitto è in mano a loro, alla loro determinazione, alla nuova forza che hanno acquisito” scrive l’artista nel 1981.

Verita Monselles, Senza titolo (s.d.; stampa fotografica). Su concessione di Archivio Fotografico Toscano, Fondo Verita Monselles
Verita Monselles, Senza titolo (s.d.; stampa fotografica). Su concessione di Archivio Fotografico Toscano, Fondo Verita Monselles

Le immagini prodotte in questa fase assumono spesso una dimensione pop e kitsch, rielaborando i generi tradizionali della rappresentazione fotografica. Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico, ma costruisce relazioni tra le diverse fasi della produzione, includendo anche lavori meno noti come Rosematic del 1984, in cui fotografia e video si combinano in sequenze di trasformazione e ibridazione tra corpo, natura e immaginario animale e vegetale. A distanza di vent’anni dall’ultima personale dedicata all’artista, CARNALE propone una rilettura complessiva che restituisce la complessità del suo linguaggio, tra critica sociale e uso dei codici visivi della moda e della pubblicità. La mostra mette in evidenza una produzione che si colloca all’incrocio tra pratiche artistiche e cultura di massa, interrogando in modo diretto le rappresentazioni del corpo e del genere nel secondo Novecento.

Il progetto espositivo è sostenuto da Enrico Pecci di Alberto Pecci & C. Verita Monselles e si inserisce nel programma del Centro Pecci dedicato alla rilettura delle collezioni e degli archivi come strumenti di ricerca storica e critica.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte