Shirin Neshat a Venezia: la sua nuova trilogia filmica indaga la condizione femminile


In occasione della Biennale di Venezia 2026, Associazione Genesi e Banca Ifis presentano a Palazzo Marin (Venezia) la nuova trilogia filmica di Shirin Neshat, ispirata alla vicenda di Nasim Aghdam: un’indagine sulla tensione tra interiorità e rappresentazione esteriore nella condizione femminile.

In occasione della Biennale di Venezia 2026, Associazione Genesi, fondata nel 2020 da Letizia Moratti, e Banca Ifis presentano a Venezia l’ultimo lavoro della regista e artista visiva Shirin Neshat. Dal 9 maggio al 6 settembre 2026, le sale di Palazzo Marin ospitano la trilogia filmica Do U Dare!, progetto curato da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, presentato da Gladstone Gallery e Galleria Lia Rumma in collaborazione con Magonza editore.

Il lavoro prende avvio dalla vicenda di Nasim Aghdam, figura mediatica di origine iraniana la cui biografia e attività artistica costituiscono il nucleo ispiratore del progetto. Girata in tre diversi contesti socioeconomici di New York, la trilogia indaga la tensione tra interiorità e rappresentazione esteriore nella condizione femminile, articolando un confronto tra la società americana e una prospettiva femminile segnata dall’esperienza iraniana.

La narrazione ricostruisce il percorso di Aghdam, cresciuta negli Stati Uniti dopo essere fuggita dall’Iran a causa della sua appartenenza alla fede bahá’í, oggetto di persecuzioni. Stabilitasi in un sobborgo della California, visse una condizione di isolamento, priva di un senso di appartenenza alla società americana e progressivamente distante dalle proprie radici culturali. In tale contesto sviluppò una presenza online attraverso un canale su YouTube, pubblicando video performativi in cui cantava e danzava, costruendo un linguaggio espressivo che mescolava provocazione e richiesta di attenzione. I contenuti, divenuti virali, mettevano in discussione l’immagine stereotipata della donna come oggetto di desiderio e controllo. La chiusura del suo account da parte della piattaforma fu percepita come un atto di censura assimilabile alle esperienze vissute in Iran; nel 2018, all’età di 38 anni, Aghdam fece irruzione armata nella sede centrale di YouTube, ferendo alcune persone e togliendosi la vita.

Shirin Neshat, Do U Dare! (2025.) Su concessione dell’artista Gladstone e Lia Rumma Gallery, Milan/Naples
Shirin Neshat, Do U Dare! (2025) Su concessione dell’artista Gladstone e Lia Rumma Gallery, Milan/Naples

La trilogia Do U Dare! si articola in tre episodi, ciascuno ambientato in un differente contesto urbano dell’area metropolitana di New York, costruendo un ritratto frammentato della dimensione psicologica della protagonista. Il primo episodio, ambientato in un quartiere di immigrati a Brooklyn, segue la figura di Nasim attraverso uno spazio segnato da marginalità economica ed esclusione sociale. La quotidianità appare dominata da indifferenza istituzionale e alienazione culturale, mentre l’esperienza migratoria emerge come condizione di sradicamento. In tale contesto si sviluppa una tensione crescente che conduce a un gesto estremo, interpretato come forma di protesta e richiesta di riconoscimento.

Il secondo episodio si svolge nel distretto finanziario di Wall Street, dove la protagonista si inserisce in un ambiente caratterizzato da routine meccaniche e disconnessione emotiva. La narrazione introduce un elemento di rottura quando, durante la notte, una voce musicale priva di corpo attira l’attenzione della folla. La scoperta che la fonte del suono coincide con la stessa Nasim trasforma la figura in performer, capace di catalizzare l’attenzione collettiva. In tale passaggio, il lavoro affronta il tema della visibilità come forma di potere, analizzando l’ossessione per la fama e il riconoscimento pubblico.

Il terzo episodio si concentra sull’ambiente domestico della protagonista, dove Nasim produce i propri contenuti digitali. Attraverso una serie di performance in cui interpreta personaggi differenti, costruisce una rappresentazione critica della società americana. Le azioni performative mettono in evidenza contraddizioni strutturali, tra cui ipocrisia politica, razzismo sistemico e disuguaglianze economiche, evidenziando la distanza tra retorica nazionale e realtà sociale. Il lavoro affronta inoltre il tema dell’oggettivazione del corpo femminile nei media, analizzando la tensione tra estetizzazione e mercificazione.

Shirin Neshat, Do U Dare! (2025.) Su concessione dell’artista Gladstone e Lia Rumma Gallery, Milan/Naples
Shirin Neshat, Do U Dare! (2025) Su concessione dell’artista Gladstone e Lia Rumma Gallery, Milan/Naples

Dal punto di vista formale, la trilogia alterna registri visivi differenti, passando da un realismo in bianco e nero a dimensioni più esplicitamente surreali. Tale oscillazione riflette la condizione psicologica della protagonista, segnata da instabilità emotiva e difficoltà nel distinguere tra immaginazione e realtà. L’esperienza migratoria viene così interpretata come processo di frammentazione identitaria, in cui l’assimilazione comporta la necessità di assumere ruoli molteplici. Attraverso l’intreccio tra elementi documentari e costruzione narrativa, Do U Dare! si configura come una riflessione sul rapporto tra creazione artistica e autodistruzione, affrontando temi quali esilio, solitudine e ricerca di riconoscimento. La trilogia propone una lettura del gesto artistico come strumento di riappropriazione della propria voce, ma anche come spazio in cui si manifesta il costo umano dello sradicamento.

In occasione della mostra, Magonza editore pubblicherà un volume monografico che raccoglie testi dei curatori Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, oltre a un saggio di Giovanni Curatola, studioso di arte islamica. Il volume si propone come approfondimento autonomo del lavoro di Shirin Neshat, superando la funzione di semplice documentazione dell’esposizione.




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