A Vicenza nasce Ispirazione Europa. Dialoghi d’arte tra il XIX e il XX secolo, un progetto espositivo triennale promosso dal Comune di Vicenza e dedicato alle relazioni culturali e artistiche dell’Italia con Germania, Francia e Spagna. La prima tappa sarà Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer, alla Basilica Palladiana dal 14 novembre 2026 al 2 maggio 2027. L’inaugurazione ufficiale è prevista il 13 novembre alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il progetto è stato presentato il 6 ottobre a Roma, presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera, dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, dalla presidente di Marsilio Arte Emanuela Bassetti e dai curatori Gabriella Belli e Valerio Terraroli, alla presenza del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani e dell’ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia Thomas Bagger.
L’idea di Ispirazione Europa parte dagli incontri, dai viaggi e dagli scambi che hanno attraversato i confini politici e geografici del continente. Pittori, scultori, architetti, designer, musicisti, fotografi e intellettuali hanno costruito nel tempo una rete di influenze che rende la storia dell’arte europea non soltanto una successione di scuole nazionali, ma anche una storia di relazioni. Dopo Italia Germania, il ciclo proseguirà nel 2027 con Italia Francia e nel 2028 con Italia Spagna. Dipinti, sculture, fotografie, opere su carta e documenti saranno messi in relazione con la storia politica e sociale europea, mostrando come il dialogo culturale abbia spesso accompagnato trasformazioni profonde della società.
La prima mostra è un progetto della Città di Vicenza, promosso e organizzato da Marsilio Arte, dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e dalla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza. È realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia, in occasione dei 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
Collaborano inoltre il Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, la Casa di Goethe di Roma, Casagit Salute e il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno. Main Partner è Intesa Sanpaolo, mentre Mercedes-Benz e Trivellato sono Main Sponsor.
Curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli, l’esposizione ricostruisce una rete di viaggi, incontri e influenze che ha modificato il linguaggio dell’arte e la visione culturale dell’Europa. L’opera viene interpretata come un “sistema satellitare”, capace di intercettare messaggi, raccogliere eredità e reagire alle crisi della società. Figura guida del percorso è Johann Wolfgang von Goethe, il cui Viaggio in Italia del 1786-1788 rappresenta uno dei punti di partenza del rapporto culturale fra Germania e Italia: l’esperienza italiana viene letta come incontro con il mondo classico, ma anche come occasione di rigenerazione etica, interiore e artistica.
Sul finire del Settecento l’Italia diventa infatti meta privilegiata di artisti e intellettuali tedeschi interessati all’Antichità e al Rinascimento. A Roma nasce la comunità dei Nazareni, con Johann Friedrich Overbeck, Franz Pforr e Peter von Cornelius, impegnati nel recupero di una pittura morale ispirata al Tre e Quattrocento, da Beato Angelico a Perugino, dal primo Raffaello a Dürer. La loro ricerca dialoga con quella dei Puristi italiani, tra cui Pietro Tenerani e Tommaso Minardi, in un rapporto rappresentato anche da opere allegoriche come Italia e Germania. Il confronto sul classicismo europeo coinvolge inoltre Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen.
Verso la fine dell’Ottocento, con Simbolismo e Secessioni, gli scambi si intensificano. Arnold Böcklin e Max Klinger diventano riferimenti per la pittura metafisica di Giorgio de Chirico e per i simbolisti italiani, tra cui Giulio Aristide Sartorio e Adolfo De Carolis.
Con il Novecento il percorso passa alle avanguardie. Nel 1912 e nel 1913 le mostre organizzate da Herwarth Walden nella galleria Der Sturm di Berlino, compreso l’Erster Deutscher Herbstsalon, mettono in relazione Futurismo italiano ed Espressionismo tedesco. Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini e Luigi Russolo si confrontano con artisti della Brücke e del Blaue Reiter, tra Franz Marc, August Macke, Emil Nolde, Karl Schmidt-Rottluff, Otto Dix e Heinrich Campendonk. Futurismo ed Espressionismo partono da posizioni differenti, rispettivamente orientate verso dinamismo e modernità urbana e verso interiorità e dramma esistenziale, ma il loro confronto contribuisce alla ridefinizione del linguaggio artistico europeo.
Negli anni Venti, dopo la Prima guerra mondiale, si registra un ritorno alla figurazione. La Neue Sachlichkeit tedesca guarda all’inquietudine e al degrado della Repubblica di Weimar, mentre il Realismo Magico italiano, con Casorati, Donghi, Severini, Cagnaccio di San Pietro, Mario Broglio e Oppi, trasfigura il quotidiano in una dimensione sospesa.
Parallelamente si sviluppa l’astrazione geometrica. Dopo la chiusura del Bauhaus nel 1933 da parte del regime nazista, Milano diventa un luogo di circolazione delle ricerche messe al bando in Germania. Attorno alla Galleria Il Milione e all’architetto Alberto Sartoris si confrontano Vasilij Kandinskij, Josef Albers e Willi Baumeister con Mauro Reggiani, Mario Radice, Luigi Veronesi, Fausto Melotti e Lucio Fontana. La geometria assume anche il significato di una scelta etica e di una forma di libertà rispetto alla retorica dei regimi.
Dopo il 1945 il rapporto tra arte e memoria diventa centrale. Le opere di Jenny Wiegmann Mucchi, Marino Marini e Leoncillo, gli assemblages berlinesi di Emilio Vedova e le azioni dell’Azionismo viennese di Arnulf Rainer, Hermann Nitsch e Günter Brus testimoniano diverse forme di confronto con le tragedie della storia. Nel 1958 la mostra Pittori tedeschi e italiani contemporanei, organizzata da Palma Bucarelli e Schweicher, riunisce artisti come Alberto Burri, Emilio Vedova, Piero Dorazio, Karl Fred Dahmen ed Ernst Wilhelm Nay.
Alla fine degli anni Cinquanta il gruppo ZERO di Düsseldorf, con Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker, entra in relazione con la scena milanese di Azimuth, legata a Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi e Nanda Vigo e idealmente guidata da Lucio Fontana. Luce, spazio, fuoco, chiodi e superfici monocrome sostituiscono gli strumenti tradizionali della pittura, in una ricerca internazionale che comprende gli Achrome e le estroflessioni.
Il percorso affronta quindi la dimensione politica, sociale ed ecologica attraverso Joseph Beuys e il suo rapporto con l’Italia, in particolare con l’Abruzzo e con l’azione La Difesa della Natura. Le sue riflessioni sulla scultura sociale e sulla tutela dell’ambiente trovano corrispondenze nell’Arte Povera di Merz, Penone, Anselmo e Zorio, teorizzata da Germano Celant.
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta la pittura torna protagonista con i Neue Wilden tedeschi, Georg Baselitz, Markus Lüpertz, Rainer Fetting e Helmut Middendorf, seguiti dalla generazione di Neo Rauch e dalla Scuola di Lipsia. Il confronto è con la Transavanguardia italiana teorizzata da Achille Bonito Oliva, rappresentata da Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Nicola De Maria.
La conclusione della mostra pone la domanda “a che cosa serve l’arte?” attraverso Emilio Vedova, Georg Baselitz e Anselm Kiefer. Il tema della memoria e della responsabilità culturale europea emerge dal tondo Chi brucia un libro brucia un uomo di Vedova, del 1993, e dalla tela Despedida di Kiefer, ispirata ai versi di Federico García Lorca. Accompagna l’esposizione un catalogo Marsilio Arte con saggi di Belli e Terraroli e contributi di Luca Massimo Barbero, Elisabetta Barisoni, Luca Crescenzi, Antonio d’Avossa, Flavio Fergonzi, Kay Heymer, Lucia Mor, Francesco Tedeschi, Alessandra Tiddia, Denis Viva e Alessandro Zangrando.
La seconda mostra, prevista nel 2027, sarà dedicata ai rapporti fra Italia e Francia, con particolare attenzione all’Ottocento. Il percorso partirà dalla mostra organizzata nel 1874 nello studio di Nadar, alla quale partecipò Giuseppe De Nittis, e dagli Impressionisti, per poi ricostruire il ruolo della Goupil & Cie nella diffusione in Francia di artisti italiani come Boldini, De Nittis, Michetti, Corcos, Morelli e Mancini.
Saranno messi a confronto la Scuola di Barbizon di Jean-François Millet e Jean-Baptiste-Camille Corot, i Macchiaioli e la Scapigliatura di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, anche attraverso il ruolo dei mercanti Vittore e Alberto Grubicy. Il percorso proseguirà dal Pointillisme di Georges Seurat, Paul Signac e Henri-Edmond Cross al Divisionismo di Pellizza da Volpedo, Segantini, Morbelli e Previati, quindi dal confronto Cézanne-Segantini alle avanguardie, dalla Metafisica di de Chirico al Surrealismo di Breton, Masson, Arp e Tanguy, in dialogo con Savinio. Enrico Prampolini e Alberto Magnelli rappresenteranno il passaggio verso l’astrazione. La conclusione sarà dedicata all’Informale francese di Fautrier, Riopelle e Hartung e a quello italiano di Burri, Vedova, Morlotti e Afro.
Nel 2028 sarà la volta di Italia Spagna, che allargherà il percorso fino al tardo Cinquecento. El Greco, formatosi a Venezia accanto a Tiziano e Tintoretto, e Caravaggio apriranno il racconto, seguito dall’influenza italiana sulla pittura spagnola di Velázquez e Ribera. Luca Giordano e Tiepolo saranno messi in relazione con Goya, mentre Francisco Preciado de la Vega rappresenterà un ulteriore collegamento tra i due Paesi.
Tra Ottocento e Novecento Roma e Venezia saranno il punto d’incontro per artisti spagnoli come Mariano Fortuny y Madrazo, Ignacio Zuloaga e Joaquín Sorolla, presenti anche alle prime Biennali veneziane. Il Novecento sarà segnato da Picasso, arrivato in Italia nel 1918 per collaborare con i Ballets Russes di Sergej Djagilev e in contatto con Balla e Depero. Dal confronto con Dalí, Miró, Juan Gris, Julio González e Pablo Gargallo si passerà al rapporto tra Surrealismo, de Chirico e Savinio.
La parte finale guarderà al secondo dopoguerra, dal ciclo Per la Spagna di Emilio Vedova alle opere di Antoni Tàpies e Manolo Millares. Sarà ricordato anche Eduardo Chillida, presente nel 1962 a Sculture nella Città, curata da Giovanni Carandente nel V Festival dei Due Mondi di Spoleto. Il percorso si concluderà con il gruppo Equipo Crónica e artisti come Manolo Valdés ed Eduardo Arroyo, in dialogo con la scena italiana di Tano Festa e Mario Schifano.
Con le tre mostre dedicate rispettivamente a Germania, Francia e Spagna, Ispirazione Europa propone quindi un percorso sulla circolazione di idee, artisti e linguaggi che ha accompagnato la storia dell’arte europea dal tardo Settecento al Novecento. La prima esposizione sarà aperta alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 14 novembre 2026 al 2 maggio 2027, dopo l’inaugurazione del 13 novembre.
| Titolo mostra | Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer | Città | Vicenza | Sede | Basilica palladiana | Date | Dal 14/11/2026 al 02/05/2027 | Curatori | Gabriella Belli, Valerio Terraroli | Temi | Arte antica, Futurismo, Arte Moderna |
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.