Luigi Russolo, vita, opere e stile del futurista della musica


Luigi Russolo, uno dei massimi esponenti del futurismo, è noto anche per le sue ricerche sulla musica. La vita, le opere, lo stile.

Luigi Carlo Filippo Russolo (Portogruaro, 1885 – Laveno-Mombello, 1947), pittore, compositore ed inventore di strumenti musicali, è stato uno dei principali esponenti del futurismo: il suo nome compare tra i firmatari del Manifesto della pittura Futurista e del Manifesto tecnico della pittura Futurista. Le sue elaborazioni pittoriche non sono in gran numero, in quanto per un lungo periodo si dedicò esclusivamente alla musica, campo nel quale si cimentava sin da piccolo. Russolo, infatti, proveniva da una famiglia di musicisti, e il suo contributo nel campo della composizione fu decisamente innovativo, introducendo i rumori come elemento musicale e la dodecafonia e realizzando strumenti musicali inediti che chiamò Intonarumori.

I dipinti di Russolo spaziano inizialmente tra il simbolismo e il divisionismo, per poi assimilare i dettami futuristi della scomposizione e della compenetrazione di piani. Inoltre, Russolo studiò il movimento di persone e macchine, in affinità con le ricerche di Giacomo Balla e di Umberto Boccioni, con il quale instaurò un rapporto confidenziale. Nell’ultima fase della sua pittura, approdò a rappresentazioni paesaggistiche con evidenti influenze filosofiche e spirituali, che aveva abbracciato nella sua vita.

Luigi Russolo
Luigi Russolo

La vita di Luigi Russolo

Luigi Russolo nacque a Portogruaro, nei pressi di Venezia, il 30 aprile 1885. Era il penultimo di cinque fratelli nati dall’unione tra il padre Domenico, un orologiaio, nonché organista del duomo della cittadina e direttore della Schola Cantorum di Latisana, e la madre Elisabetta Michielon. Dopo aver frequentato il liceo ginnasio, nel 1901 Russolo seguì a Milano i due fratelli maggiori, Giovanni e Antonio, entrambi studenti al Conservatorio Giuseppe Verdi. Sin da piccolo Russolo si era interessato alla musica, passione molto diffusa in famiglia, e, una volta cresciuto, si appassionò anche alla pittura. A Milano seguì alcuni corsi all’Accademia di Brera e lavorò come apprendista durante i restauri delle decorazioni delle sale del Castello Sforzesco e del Cenacolo di Leonardo da Vinci. Nel 1909 avvennero diversi avvenimenti importanti per la carriera artistica di Russolo. In questo anno produsse le prime opere, partecipò all’annuale Mostra del Bianco e del Nero alla Famiglia Artistica di Milano e grazie a questa occasione conobbe i pittori futuristi Umberto Boccioni e Carlo Carrà. Divennero molto amici e insieme a loro, e ad altri artisti, ebbe l’opportunità di conoscere di persona Filippo Tommaso Marinetti, capostipite del Futurismo, nel febbraio 1910. Così, avvenne ufficialmente il suo ingresso nel movimento e Russolo iniziò ad essere presente in tutte le serate futuriste e a tutte le mostre, sia in Italia che all’estero. Tuttavia, dopo aver dipinto diverse opere futuriste, per un lungo periodo Russolo abbandonò l’arte preferendo dedicarsi completamente alla musica.

Nel 1913 redasse il Manifesto dei rumori, in cui teorizzò l’utilizzo dei rumori a scopo musicale basandosi su alcuni esperimenti a cui era solito dedicarsi, in pieno clima futurista. Il Novecento, del resto, grazie allo sviluppo della società industriale era caratterizzato da un utilizzo sempre più diffuso di macchinari che scandivano le giornate quotidiane con i loro rumori, senza contare poi l’invenzione dell’automobile. Russolo, nelle prime righe del Manifesto, spiegava proprio come fino a quel momento la vita degli uomini si fosse svolta “in silenzio o per lo più in silenzio” e come invece la musica si fosse adattata alle novità, virando verso la polifonia e ricercando strutture ed accordi sempre più complessi e dissonanti. Peraltro, Russolo inventò nuovi strumenti musicali che costruì di sua mano, a cui diede il nome di Intonarumori: erano macchinari in grado di riprodurre suoni di vario genere (boati, scoppi, risate, fruscii e via discorrendo) e modificarli a piacimento azionando una manovella.

Spesso Russolo organizzava i “concerti rumoristi”, che tuttavia non suscitavano grande apprezzamento nel pubblico, il quale protestava vivacemente anche lanciando oggetti ai musicisti. Fece scalpore il Gran concerto futurista per intonarumori del 1914 al Teatro Dal Verme di Milano, in cui mise insieme un’orchestra per 18 intonarumori, incontrando tuttavia una reazione piuttosto violenta del pubblico tra fischi, urla e tafferugli vari, finché non intervennero le forze dell’ordine. Russolo, ad ogni modo, replicò il concerto a Genova e a Londra, arrivando a conoscere Igor Stravinskij.

Come altri esponenti del Futurismo, tra cui Boccioni, Antonio Sant’Elia e Mario Sironi, Russolo nel 1917 si fece coinvolgere dai fermenti bellici e si arruolò per poter partecipare alla prima guerra mondiale. Entrò a far parte del battaglione volontari ciclisti lombardi e rimase gravemente ferito a Malga Camerona, sul monte Grappa. Ritornò a casa per curarsi e passò quasi due anni in diversi ospedali, tra Napoli, Genova e Milano, un periodo che trascorse con molti turbamenti interiori. Una volta guarito, l’artista tornò a suonare, a costruire strumenti musicali e a dipingere, partecipando alla Grande esposizione nazionale futurista del 1919, e di nuovo nel 1920.

Quando il Fascismo iniziò a prendere sempre più piede nella vita politica italiana, Russolo decise di non aderirvi e venne così escluso dai Futuristi, con cui tuttavia si riavvicinò in seguito grazie all’intercessione di Enrico Prampolini. Le sue musiche vennero utilizzate per tre film futuristi, in cui comparve anche come protagonista. Nel 1926, segnato da difficoltà economiche, Russolo iniziò a lavorare come operaio, e nello stesso anno si sposò con una maestra elementare di nome Maria Zanovallo. Continuò ad esporre le sue opere per tutti gli anni Venti e nel 1930 aderì al collettivo Cercle et Carré. Intorno al 1929, Russolo fece amicizia a Parigi con un italiano cultore di scienze occulte, e grazie a questa frequentazione iniziò ad interessarsi alle filosofie orientali e a praticare lo yoga. Morì a Laveno Mombello, nei pressi di Varese, il 4 febbraio 1947, tre anni dopo l’amico Marinetti per cui aveva tenuto l’elogio funebre.

Luigi Russolo, Autoritratto con teschi (1909; olio su tela, 67 x 50 cm; Milano, Museo del Novecento)
Luigi Russolo, Autoritratto con teschi (1909; olio su tela, 67 x 50 cm; Milano, Museo del Novecento)
Luigi Russolo, Profumo (1910; olio su tela, 65,5 X 67,5 cm; Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung)
Luigi Russolo, Profumo (1910; olio su tela, 65,5 X 67,5 cm; Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung)
Luigi Russolo, Chioma (1910-1911; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Chioma (1910-1911; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Periferia-lavoro (1910; olio su tela, 77 x 61 cm; Collezione privata)
Luigi Russolo, Periferia-lavoro (1910; olio su tela, 77 x 61 cm; Collezione privata)
Luigi Russolo, Lampi (1910; olio su tela; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Luigi Russolo, Lampi (1910; olio su tela; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Luigi Russolo, La Rivolta (1911; olio su tela, 150,8 x 230,7 cm; L'Aia, Kunstmuseum)
Luigi Russolo, La Rivolta (1911; olio su tela, 150,8 x 230,7 cm; L’Aia, Kunstmuseum)

Lo stile e le opere di Luigi Russolo

L’esordio pittorico di Luigi Russolo alla mostra della Famiglia Artistica Milanese del 1909 era costituito da una serie di acqueforti molto influenzate dal simbolismo. Lo dimostra l’opera Autoritratto con teschi (1909), in cui il pittore è ritratto con un’espressione sconvolta mentre è circondato da una serie di teschi che lo guardano, lasciando intuire la presa di coscienza dell’artista circa la mortalità umana e come la vita sia piena di futilità, che diventano nulla dopo la morte. Alla mostra era presente Umberto Boccioni, che intuì il talento di Russolo e gli suggerì una riflessione sul proprio stile e sulla ricerca della modernità. Le opere successive, in effetti, riflettono gli spunti emersi dalla frequentazione con Boccioni, e per lo più si tratta di incisioni con figure della madre e della sorella, insieme a paesaggi di periferie industriali.

Il nome di Russolo comparve poco dopo tra i firmatari sia del Manifesto della pittura futurista che del Manifesto tecnico della pittura futurista, redatti ad un giorno di distanza l’uno dall’altro nel 1910, insieme a Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Gino Severini. I due manifesti, il primo teorico e il secondo contenente i dettami sullo stile e la tecnica da seguire, sono considerati come tappe fondamentali del Futurismo in pittura e alcuni tra i più decisi proclami di modernità nell’arte. Il manifesto si basava, infatti, sui concetti del rifiuto del “passatismo” e sull’esaltazione delle novità moderne. Firmò anche il manifesto Contro Venezia Passatista redatto nello stesso anno da Marinetti. Russolo, da quel momento in poi, partecipò a tutte le Serate Futuriste e alle mostre del movimento, sia in Italia che all’estero.

Proprio nel 1910 Russolo firma una delle opere più famose, Profumo. Il dipinto è l’evidente risultato di un’approfondita ricerca volta a coinvolgere l’osservatore non solo con la vista, ma anche con gli altri sensi. Guardandolo, si ha infatti la sensazione di percepire lo stesso profumo che inebria la protagonista, attraverso l’espediente dell’onda creata con filamenti di colore. Una soluzione che è possibile ritrovare proprio nei primi lavori di Boccioni e di Balla. Un’impostazione molto simile si ritrova in Chioma. Quest’opera deriva da alcune incisioni risalenti al 1906 in cui Russolo aveva ritratto la sorella quindicenne Tina, e nella versione realizzata su tela permeano degli elementi simbolisti, evidenti negli occhi della donna da cui provengono dei fasci di luce, mentre per rendere le onde dei capelli utilizza gli ormai consueti filamenti di colori vivaci. Dello stesso periodo anche Periferia-lavoro (1910), e la serie di tre grandi dipinti Lampi (1910), in cui è protagonista la periferia industriale, con le sue ciminiere fumanti e i lampioni che illuminano la scena in maniera artificiale.

La Rivolta (1911) è un altro dipinto sperimentale di Russolo, in cui l’energia sprigionata da un gruppo di persone che partecipa ad una manifestazione si propaga per tutta la città in forma di linee geometriche che ricordano delle frecce, simbolo di velocità e di forza. Lo stesso modo di esprimere il propagarsi e il diffondersi di un qualcosa di potente si ritrova in La musica (1911). Qui, il suono proveniente da un pianoforte diventa un’onda che raggiunge una serie di volti che ricordano le maschere teatrali, sorridenti ma al tempo stesso quasi inquietanti. Ricorrenti anche in questo quadro le forme tondeggianti e le curve sinuose.

Un’opera decisamente particolare è Ricordo di una notte (1912) in cui Russolo ha inserito sulla tela un collage di immagini e situazioni vissuti durante una nottata, come fossero dei flash onirici che richiamano alla mente sensazioni ed emozioni che riaffiorano a poco a poco. Si riconoscono persone che passeggiano, lampioni, una folla di persone, profili femminili e persino un cavallo. In quest’ultima opera, come nelle precedenti, lo stile di Russolo è ancora molto influenzato dal simbolismo e del divisionismo.

In Notturno + scintille di Rivolta (1911), iniziano ad emergere le prime sperimentazioni sulla scomposizione dei piani e degli oggetti e la loro ripetizione seriale, che tornano soprattutto in Sintesi plastica dei movimenti di una donna (1912-1913). In quest’opera, il movimento citato nel titolo viene proposto da diverse angolazioni che vengono tutte riportate sulla tela contemporaneamente, in pieno allineamento con le ricerche sullo stesso tema a cui si stava dedicando Balla, studiando la fotografia e le animazioni.

Un’altra opera molto vicina alle ricerche di Balla è Solidità della nebbia (1913), in cui il fenomeno atmosferico è presentato come un corpo solido, in forma di una serie di cerchi concentrici che sono attraversati dalla luce artificiale di una lampada elettrica presente in alto. I cerchi avvolgono i protagonisti, un gruppo di persone che probabilmente sono dei soldati (il primo reca in mano un qualcosa che sembra una bandiera). Uno dei quadri che racchiude la quasi totalità degli ideali futuristi è certamente Dinamismo di un’automobile (1912-1913). Le automobili erano molto esaltate da Marinetti e dai suoi come simbolo che incarna in pieno l’energia vitale, nonché dell’irrazionalità e della pazzia. Proprio nel Manifesto futurista si leggeva “... Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia è più bella della Nike di Samotracia”. Russolo enfatizza la velocità della macchina attraverso l’uso di colori molto vivaci (il rosso, il giallo) e le consuete “linee forza”, simili a frecce, che già erano presenti in La Rivolta e che qui sono presenti come più strette a sinistra e più larghe a destra, per rappresentare la vittoria della macchina sulla resistenza dell’aria. Sempre molto vicino al Futurismo e alla scomposizione analitica delle forme è un’altra opera del 1912, Compenetrazione di case + luce + cielo in cui un paesaggio urbano apparentemente semplice è scomposto in più piani che si succedono uno dopo l’altro, compenetrati da due intensi fasci di luce.

Nel 1919, oltre ad essere sempre presente in diverse esposizioni nazionali ed internazionali, pubblicò il pamphlet Contro tutti i ritorni in pittura, scritto in collaborazione con Leonardo Dudreville, Achille Funi e Mario Sironi, in aperta polemica con il ritorno all’ordine che sempre più di frequente compariva negli ambienti artistici. Dopo una parentesi in cui abbandonò la pittura, Russolo tornò a dipingere negli anni Venti con Ritratto di fanciulla (1921) in cui il tanto precedentemente vituperato ritorno all’ordine viene in realtà abbracciato, in una sorta di “simbolismo spirituale”, che riflette gli studi e gli approfondimenti filosofici a cui Russolo si era avvicinato. Della stessa tipologia anche La Femme aux Bulles de Savon (1929). Nel mezzo, ovvero intorno al 1926, un’opera dal titolo Impressioni di Bombardamento, shrapnels e granate che richiama ancora elementi di stampo Futurista come le linee-forza dinamiche e spezzate che riproducono le azioni belliche, in una modalità tuttavia figurativa, rafforzata dalla presenza in basso di un gruppo di soldati che si ripara dietro un muretto.

L’opera del 1938 Aurora Boreale inaugura l’ultima fase della pittura di Russolo, caratterizzata dall’adesione piena alle teorie mistiche e filosofiche, in cui predominano scene di paesaggio costruiti su piani orizzontali e permeati da un senso di calma, rafforzata dall’utilizzo di colori come il verde, il blu, e qualche sprazzo di arancio o giallo per rappresentare la luce, come Riflessi e Notturno, entrambi del 1944. Unica eccezione, Bach e Beethoven, del 1946, in cui torna a citare la sua grande passione per la musica inserendo i ritratti di musicisti all’interno di nuvole che sovrastano paesaggi luminosi e in fiore.

Luigi Russolo, Ricordo di una notte (1912; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Ricordo di una notte (1912; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Sintesi plastica dei movimenti di una donna (1912-1913; olio su tela, 86 x 65 cm; Grenoble, Musée de Grenoble)
Luigi Russolo, Sintesi plastica dei movimenti di una donna (1912-1913; olio su tela, 86 x 65 cm; Grenoble, Musée de Grenoble)
Luigi Russolo, Solidità della nebbia (1913; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Solidità della nebbia (1913; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Dinamismo di un’automobile (1912-1913; olio su tela, 139 x 184 cm; Parigi, Centre Pompidou)
Luigi Russolo, Dinamismo di un’automobile (1912-1913; olio su tela, 139 x 184 cm; Parigi, Centre Pompidou)
Luigi Russolo, La Femme aux Bulles de Savon (1929; olio su tela; Parigi, Centre Pompidou)
Luigi Russolo, La Femme aux Bulles de Savon (1929; olio su tela; Parigi, Centre Pompidou)
Luigi Russolo, Impressioni di Bombardamento, shrapnels e granate (1926; olio su tela; Portogruaro, Collezioni comunali)
Luigi Russolo, Impressioni di Bombardamento, shrapnels e granate (1926; olio su tela; Portogruaro, Collezioni comunali)
Luigi Russolo, Aurora Boreale (1938; olio su tela; Collezione privata)
Luigi Russolo, Aurora Boreale (1938; olio su tela; Collezione privata)

Dove vedere le opere di Luigi Russolo

Le opere di Russolo sono presenti in diversi musei di grande importanza, sia nazionali che internazionali. Nella città natale dell’artista, Portogruaro, si trova il dipinto Impressioni di un bombardamento shrapnels e granate (1926), nella collezione comunale. A Venezia, vicina a Portogruaro, è presente Solidità della nebbia (1912) nella prestigiosa Collezione Peggy Guggenheim. Al MART - Museo di arte contemporanea di Trento e Rovereto è conservato il celebre dipinto Profumo (1910). La prima opera di Russolo, Autoritratto con teschi (1909) è custodita nel Museo del Novecento di Milano. Nel nostro paese è possibile vedere anche Lampi (1910) nella GNAM - Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

In Europa, è possibile ammirare due opere di Russolo a Parigi, ovvero Dinamismo di un’automobile (1913) al Centre Pompidou, Muse?e National d’Art Moderne, e La Femme aux Bulles de Savon (1929), nel Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. Sempre in Francia, più precisamente al Muse?e de Grenoble si trova Sintesi plastica dei movimenti di una donna (1912-13). In Svizzera, presso il Kunstmuseum di Basilea, è conservato Compenetrazione, Case+luce+cielo (1912), mentre in Olanda si trova La Rivolta (1911) al Gemeentemuseum de L’Aja. Infine, a Londra nell’Estorick Collection of Modern Italian Art è custodito La musica (1911).

Diverse opere di Russolo sono presenti in collezioni private, tra cui si ricordano Notturno+Scintille di rivolta (1910-11), Chioma (I capelli di Tina) (1910), Ritratto di fanciulla (1921), Aurora Boreale (1938), Riflessi (1944), Notturno (1945), Bach (1946), Beethoven (1946).


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