Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma viene presentato un nuovo progetto di collaborazione tra istituzione museale e aziende del settore design, articolato su più livelli e destinato a incidere sia sull’allestimento delle sale sia sulle strategie di comunicazione e distribuzione della collezione. L’iniziativa, sostenuta da sponsorizzazioni tecniche e partenariati industriali, si colloca all’interno di un processo di revisione dell’identità espositiva del museo e introduce un dialogo strutturato tra opere d’arte e oggetti di design contemporaneo.
L’impostazione complessiva si fonda sull’idea di riconoscere al design un ruolo autonomo nell’ambito della creatività contemporanea, non limitato alla funzione di supporto ma integrato nel dispositivo espositivo. Le sale museali vengono progressivamente trasformate attraverso l’inserimento di arredi e oggetti progettati da aziende e designer, con l’obiettivo di modificare la percezione degli ambienti e favorire una fruizione che includa la dimensione dell’abitare.
Il nuovo assetto espositivo, ancora in fase di completamento, propone una lettura del design italiano come fenomeno culturale complesso, connesso ai processi di globalizzazione, alla competizione economica e allo sviluppo tecnologico. In tale prospettiva il design viene presentato come pratica che elabora una cultura del progetto capace di mediare tra componenti artistiche e tecniche, delegando la produzione materiale a processi industriali strutturati e diffusi. L’intervento nelle sale introduce oggetti che affiancano le opere d’arte e modificano la relazione tra spazio, spettatore e collezione.
Parallelamente all’allestimento, la direzione del museo ha avviato un percorso di collaborazione con aziende del design per la realizzazione di una linea di merchandising concepita come estensione del lavoro curatoriale. Il progetto prevede la reinterpretazione di opere della collezione attraverso logiche di post-produzione, con l’obiettivo di trasformarle in oggetti destinati alla circolazione commerciale e alla fruizione quotidiana. L’operazione si inserisce in una strategia di cultural branding che mira a ridefinire il ruolo del bookshop, pensato come prosecuzione dello spazio espositivo e non come sua appendice separata.
In questo quadro è stata pubblicata una manifestazione di interesse rivolta a imprese e professionisti del settore design per la progettazione di prodotti a marchio GNAMC. L’intento dichiarato consiste nell’ampliare la relazione tra collezione e pubblico attraverso oggetti che possano agire come mediatori culturali e strumenti di diffusione delle poetiche artistiche.
I primi esiti del progetto, sviluppati in collaborazione con ADI, includono una serie di prodotti già definiti. Tra questi una linea di tableware realizzata da Guzzini, legata alla nuova identità visiva della GNAMC progettata da Lorenzo Marini, una lampada denominata Emilio prodotta da Slamp che traduce in oggetto luminoso la cancellatura di Emilio Isgrò e il progetto Ipporia del designer Wang Yi, realizzato con la Fondazione Zhong Art International, dedicato al segno del Cavallo, associato al 2026 nel calendario cinese.
Con queste prime realizzazioni la GNAMC annuncia la propria presenza al Salone del Mobile 2026, previsto dal 21 al 26 aprile, all’interno del padiglione del Ministero della Cultura. La partecipazione si inserisce nel progetto Made in MiC, finalizzato alla valorizzazione e promozione del Made in Italy attraverso la declinazione dei suoi valori storici, creativi ed economici in ambito museale e produttivo.
Il progetto complessivo coinvolge inoltre numerose aziende che hanno partecipato come sponsor tecnici al nuovo allestimento degli spazi museali, dalle sale espositive alle aree di accoglienza. L’intervento riguarda una serie di ambienti nei quali sono stati inseriti arredi e dispositivi funzionali alla fruizione delle opere e alla comunicazione delle informazioni al pubblico.
Tra le collaborazioni figura AgapeCasa con la riedizione della sedia Clizia di Angelo Mangiarotti, inserita nella Sala Capogrossi Cardazzo, insieme al lavoro di riedizione del brand sui progetti storici del designer. Per Armani/Casa la Sala Klimt è stata ridefinita attraverso rivestimenti tessili e tendaggi, con materiali come seta e filati metallici per la carta da parati Plain della collezione Precious Fibers 2 e il tessuto Canterbury.
Le sale espositive integrano anche dispositivi informativi forniti da Caimi Brevetti, con sistemi totem dedicati alle schede delle opere. Nel Cortile Centrale trova collocazione la Thinking Man’s Chair di Jasper Morrison per Cappellini, mentre la Sala Sironi ospita la sedia Zig Zag di Gerrit Thomas Rietveld nella riedizione di Cassina iMaestri.
Nella Sala Burri è presente la 699 Superleggera di Gio Ponti per Cassina iMaestri, mentre nella Sala De Chirico viene collocata la sedia Göteborg progettata da Erik Gunnar Asplund. La Sala Calder accoglie la seduta Aeternus Eternus II di Philippe Cramer, che lavora su forme scultoree in granito nero dello Zimbabwe.
La Sala Guttuso e la Sala Brandi Rubiu includono il pouf Bangkok del Flexform Design Center. Nel bookshop del museo viene installata la lampada INFINITO di Davide Groppi, mentre la Sala dell’Ercole ospita la sedia Victoria Ghostdi Kartell e la Sala Balzico la sedia Belvedere progettata da Ludovica Serafini e Roberto Palomba per lo stesso marchio.
Ulteriori interventi riguardano la Sala Morandi, con la poltrona D.151.4 di Molteni&C legata a Gio Ponti, e la Sala Fontana con la poltrona SKiN di Jean Nouvel per il medesimo produttore. La Sala Michetti ospita la panca Glenn di Poltrona Frau progettata da Roberto Lazzeroni, mentre la Sala Twombly accoglie la panca Groove di Piero Lissoni per Porro.
La Sala Dorazio include la panca Origata di Nao Tamura per Porro, mentre la Sala Mondrian è caratterizzata dai tessuti Rubelli. L’area ristoro ospita l’installazione luminosa Poppy di Slamp progettata da Marc Sadler, mentre la Sala Arte Povera accoglie la sedia Fenis di Zanotta su progetto di Carlo Mollino.
“La presenza del MiC in un contesto di primo piano per il design italiano rappresenta un’importante innovazione per le pratiche museali, che estendono il loro ambito di attività coinvolgendo direttamente realtà aziendali in collaborazioni originali e fruttuose”, dice Alfonsina Russo, Capo Dipartimento del DiVA - MiC. “I musei si fanno veicolo di conoscenza delle collezioni e dei propri capolavori promuovendo al contempo la cultura del design grazie a progetti con imprese creative operanti in diversi settori produttivi”.
“In una visione multidisciplinare, la dimensione creativa del design può contribuire ad arricchire l’immagine della Galleria, a migliorarne la fruibilità e a diffonderne le icone, instaurando una virtuosa collaborazione con le aziende protagoniste del made-in-Italy”, sostiene Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC.
“ADI - Associazione per il Design Industriale è lieta di collaborare con GNAMC per la realizzazione di prodotti design oriented in questo importante museo dedicato all’arte Modena e Contemporanea”, afferma Andrea Cancellato, Direttore ADI Design Museum – Compasso d’Oro. “La relazione tra arte e design è parte ormai della storia culturale dell’Italia e la creatività italiana può scrivere nuove pagine di valore proprio quando si mette al servizio di un progetto forte e di alta qualità”.
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