A Riccione, l’ex Fornace Piva, storico complesso industriale legato allo sviluppo produttivo della città, si prepara a una nuova vita come Museo del Territorio. Il progetto, firmato da Politecnica Building for Humans, segna il completamento degli interventi di recupero delle mura della fornace e della realizzazione della nuova architettura museale al suo interno, in attesa degli allestimenti che definiranno il percorso espositivo e dell’apertura al pubblico prevista per febbraio 2027. L’intervento, selezionato tramite gara pubblica dal Comune di Riccione, mira a restituire alla comunità un luogo simbolo della propria storia industriale, trasformandolo in una nuova infrastruttura culturale e urbana. Il recupero dell’archeologia industriale diventa così occasione per attivare nuove funzioni sociali e culturali, inserendo il complesso in un sistema più ampio di spazi pubblici e connessioni urbane.
Elemento centrale del progetto è l’introduzione, all’interno del perimetro della fornace, di una nuova architettura contemporanea concepita come una struttura leggera e trasparente, definita dai progettisti una “architettura d’aria”. Il nuovo volume si inserisce con discrezione tra le murature storiche, instaurando un dialogo equilibrato tra antico e nuovo, senza sovrapporsi alla memoria del luogo.
Come sottolineato dall’architetto Alessandro Uras, partner di Politecnica, “la sfida era intervenire in un luogo di grande identità senza sovrapporsi alla sua storia. Per questo abbiamo scelto di creare un’architettura contemporanea leggera, trasparente e reversibile, capace di confrontarsi con le tracce della fornace senza cancellarle. Il risultato è uno spazio che conserva la memoria industriale del sito, ma la proietta in una nuova dimensione pubblica, culturale e urbana”.
Anche l’amministrazione comunale ha evidenziato il valore culturale e simbolico dell’intervento. “Non abbiamo voluto solo un contenitore di reperti, ma un’istituzione viva, capace di raccontare la nostra identità attraverso un’offerta culturale dinamica e partecipata”, dichiara Sandra Villa, vicesindaca e assessora alla cultura. “L’idea di un museo ‘trasparente’ riflette la nostra volontà di rendere il patrimonio un bene comune, accessibile e in costante dialogo con la comunità. Con il recupero di questo landmark, arricchito dalla reinterpretazione stilizzata della storica ciminiera, restituiamo a Riccione un punto di riferimento urbano che celebra le proprie radici proiettandole in una dimensione di respiro contemporaneo e internazionale”.
Inserito in un sistema di verde pubblico e percorsi ciclopedonali e in diretto rapporto con l’edificio scolastico adiacente, il nuovo museo si configura come un elemento chiave nel processo di rigenerazione urbana dell’area. La sua presenza vuole contribuire a ridefinire il rapporto tra la città e il paesaggio circostante.
La storia della fornace affonda le sue radici nei primi anni del Novecento. Costruita nel 1908 dall’imprenditore milanese Carlo Andrea Piva lungo le sponde del Rio Melo, rappresentò per decenni uno dei principali motori economici di Riccione. Dotata di un forno Hoffmann, tecnologia avanzata per l’epoca che permetteva la produzione continua di laterizi, la fornace si affermò come una realtà produttiva all’avanguardia nel territorio. Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale l’impianto raggiunse livelli produttivi elevati, mantenendo la propria attività anche durante il conflitto e proseguendo fino agli anni Settanta, quando cessò definitivamente la produzione. Del complesso originario è rimasto oggi il recinto murario, unico elemento superstite, che il progetto ha scelto di preservare e valorizzare.
Il restauro delle murature perimetrali è stato condotto con un approccio archeologico, volto a conservare le superfici senza eliminarne le tracce del tempo. Fori, inserti lignei e segni delle lavorazioni sono stati mantenuti visibili, restituendo la stratificazione storica del manufatto e rafforzando il dialogo con la nuova architettura interna. Un sistema illuminotecnico progettato appositamente valorizza ulteriormente queste superfici, illuminando l’edificio dall’interno verso l’esterno nelle ore serali e restituendo alla città la presenza della fornace come segno riconoscibile nel paesaggio urbano.
All’interno del recinto storico si sviluppa la nuova architettura museale, concepita come una grande teca trasparente. Il progetto si articola su due livelli per una superficie complessiva di circa 1.500 metri quadrati, inseriti in un’area più ampia di circa 2.500 metri quadrati che comprende anche gli spazi esterni e le connessioni con il verde pubblico.
Tra le murature storiche e il nuovo volume è stato introdotto un deambulatorio perimetrale, uno spazio di rispetto che consente di osservare da vicino le facciate antiche e amplia le possibilità di percorrenza, favorendo la relazione tra museo e città.
Elemento simbolico dell’intervento è la reinterpretazione della ciminiera, crollata nel tempo. Attraverso una struttura stilizzata in acciaio che ne ripropone collocazione, altezza e proporzioni originarie, ricostruite grazie alla ricerca storica, viene restituito un segno al paesaggio urbano. Anche in questo caso, un progetto illuminotecnico dedicato ne enfatizza la presenza nelle ore notturne, trasformandola in un nuovo landmark cittadino.
Il museo è stato concepito come uno spazio aperto e flessibile, capace di ospitare una pluralità di funzioni. Al piano terra trovano posto la hall di ingresso a doppia altezza, la reception, la caffetteria, il bookshop, le aule per attività didattiche, i depositi museali vetrati e una grande sala conferenze. Il livello superiore è invece dedicato agli spazi espositivi, progettati come ambienti aperti e riconfigurabili.
La distribuzione verticale è affidata a una scala principale dal carattere leggero e sospeso, distaccata dalle superfici per accentuarne la percezione di leggerezza. Retroilluminata e inserita nella grande hall, diventa un elemento architettonico centrale, contribuendo alla continuità visiva tra i livelli.
L’edificio è stato progettato per accogliere non solo il percorso museale, ma anche attività educative, eventi e iniziative pubbliche, con spazi in grado di funzionare in modo autonomo rispetto al museo stesso.
Dal punto di vista strutturale, l’intervento ha richiesto soluzioni complesse per garantire la stabilità delle murature storiche, prive di copertura all’inizio dei lavori e quindi esposte al rischio di ribaltamento. È stato realizzato un esoscheletro in acciaio che consolida le pareti integrandosi con le aperture originarie, evitando interventi invasivi e preservando la leggibilità architettonica. La nuova struttura è realizzata in acciaio, con solai e copertura in legno lamellare XLAM, una scelta che garantisce elevate prestazioni e risponde ai criteri ambientali del progetto. Le ampie superfici vetrate favoriscono l’illuminazione naturale e rafforzano l’idea di un museo permeabile al contesto. Materiali come cemento e acciaio mantengono una dimensione materica coerente con la memoria industriale del sito, mentre l’adozione di sistemi costruttivi a secco risponde al principio della reversibilità, fondamentale negli interventi su edifici vincolati.
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