Bronzino: pittore e poeta

La nota

2010, Ventunesima puntata

Il Bronzino non fu soltanto uno dei più grandi pittori del Cinquecento: fu anche un fine intellettuale alla corte dei Medici e svolse attività di poeta. Ambra ci propone una sintesi sulla sua pittura, con riferimenti anche ai commenti di Giorgio Vasari, e qualche cenno sulla sua attività letteraria.


Quando nel 1548 Paolo Pino nel suo Dialogo di pittura considerò Bronzino il rappresentante più eccelso di Firenze, ne esaltò ripetutamente le doti disegnative garanti di un manierismo tipicamente fiorentino.

Alla luce del giorno, fra le mura del palazzo granducale, dove lo scintillio dell'oro e dell'argento illuminava gli occhi dei poveri, Bronzino disegnava i delicati lineamenti nobiliari reduce da un Morfeo che abbracciarlo più non voleva.
Foglio, penna ed inchiostro accompagnarono le sue notti insonni quando l'ispirazione sembrava aver la luna nel cuore.
“Io veglio gran parte della notte e poco dormo e sol quel tempo alle mie rime sceglie” quand'egli, a braccetto con la solituudine ed il silenzio, si interrogava: “...che debb’io fare?”.

Con l'indole modesta ed il cuore pieno di rime, Agnolo compose sonetti e canzoni che egli dedicò ad amici, artisti ed esponenti del casato mediceo, fra la stima e l'ammirazione di chi come lui amava l'arte della scrittura.
Con la sorte favorevole al suo fianco, egli visse dove “fioriva maggior copia di belli ed elevati ingegni, che in altri tempi fusse avvenuto giammai” come afferma il Vasari, consapevole anch'egli di aver assaporato le glorie di un'epoca irripetibile.

Deliziato dal profumo dei fiori d'arancio di un matrimonio che segnerà la sua fortuna, Bronzino dipinse il dolce volto di Eleonora in compagnia del figlio “tanto naturali che paiono vivi veramente e che non manchi loro se non lo spirito”.
Così il Vasari descrive i ritratti compiuti da Agnolo alla corte medicea affermando che “era suo proprio ritrarre dal naturale quanto con più diligenza si può immaginare”.

Coerente alle volontà propagandistiche dei Medici, egli fu pittore e poeta radicato ad un petrarchismo antico alternato talvolta alla simpatia e alla licenziossità delle rime bernesche.
E così, fra il riso e le burla, Bronzino non mancò di esternatre, fra una rima e l'altra, le sue più intime impresioni riguardo l'aristocrazia fiorentina, con lo spirito vivace ed ironico di chi possiede l'intelligenza di equilibrare la realtà alla fantasia.

Ambra Grieco








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