Alessandria d’Egitto, emersa una villa romana con mosaici, un bagno pubblico e statue marmoree


Un bagno pubblico circolare di età tolemaica, una villa romana decorata con mosaici, statue e reperti legati ai commerci sono emersi dagli scavi di emergenza nel quartiere Moharam Bek di Alessandria d’Egitto. Le scoperte documentano la continuità urbana della città dall’epoca tolemaica a quella bizantina.

Ad Alessandria d’Egitto una missione di archeologia preventiva del Consiglio Supremo delle Antichità, attiva nell’area di Moharam Bek, nel distretto centrale della città, ha portato alla luce un insieme di strutture architettoniche e reperti che contribuiscono alla ricostruzione dello sviluppo urbano dell’antica Alessandria attraverso diverse epoche storiche. L’annuncio è stato diffuso il 2 maggio dal Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano.

Gli scavi hanno restituito evidenze che documentano una continuità di occupazione del sito dall’età tolemaica fino al periodo bizantino. Tra gli elementi più rilevanti compare un bagno pubblico circolare di tipo Tholoi risalente alla tarda epoca tolemaica, insieme ai resti di una villa romana caratterizzata da pavimentazioni musive di differenti tipologie decorative. Le indagini hanno inoltre individuato strutture idriche e numerosi reperti mobili, tra cui statue marmoree di divinità, monete, lucerne, ceramiche e frammenti di anfore con bolli commerciali.

Secondo il ministro del Turismo e delle Antichità Sherif Fathy, la scoperta rappresenta un’aggiunta rilevante al quadro delle ricerche archeologiche condotte ad Alessandria e conferma il ruolo storico della città quale importante centro culturale del mondo antico. Il ministro ha sottolineato che i risultati emersi permettono di ridefinire parte della mappa urbanistica dell’antica Alessandria e testimoniano la prosecuzione delle attività di tutela del patrimonio archeologico egiziano, in particolare attraverso gli scavi di emergenza collegati ai progetti di sviluppo urbano.

I resti del bagno pubblico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
I resti del bagno pubblico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
I resti del bagno pubblico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
I resti del bagno pubblico. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

Il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Hisham El-Leithy, ha spiegato che le indagini hanno restituito una stratificazione archeologica articolata, capace di documentare il susseguirsi delle fasi storiche della città dal periodo tolemaico a quello romano e infine bizantino. Tale continuità, secondo El-Leithy, conferma la persistenza dell’insediamento nell’area per un lungo arco cronologico.

Tra le strutture individuate, particolare rilievo assume il bagno pubblico circolare di tipo Tholoi, riconducibile al tardo periodo tolemaico. Si tratta di una tipologia architettonica nota nel mondo ellenistico, caratterizzata da una pianta circolare e collegata alle pratiche pubbliche del bagno e dell’igiene urbana. Accanto al complesso termale, gli archeologi hanno identificato i resti di una villa romana dotata di pavimenti a mosaico eseguiti con tecniche differenti, elemento che suggerisce un elevato livello di pianificazione architettonica e una committenza di rango elevato.

Mohamed Abdel Badie, responsabile del settore delle Antichità Egizie, ha dichiarato che il sito costituisce un esempio dell’evoluzione dell’architettura residenziale e dei servizi urbani nell’antica Alessandria. Gli scavi hanno infatti restituito anche infrastrutture idrauliche avanzate, tra cui una piccola vasca per il bagno collegata alla villa romana e dotata di un sistema integrato per la gestione dell’acqua. Le pavimentazioni musive rinvenute mostrano inoltre l’impiego di tecniche differenti, tra cui l’Opus Tessellatum e l’Opus Sectile, modalità decorative diffuse nel mondo romano e tardo ellenistico. La presenza di entrambe le tecniche, secondo gli archeologi, riflette la varietà delle influenze artistiche attive ad Alessandria durante il periodo tolemaico e romano.

Pavimentazioni musive di differenti tipologie decorative. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Pavimentazioni musive di differenti tipologie decorative. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Pavimentazioni musive di differenti tipologie decorative. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Pavimentazioni di differenti tipologie decorative. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

Il responsabile dell’amministrazione centrale per le Antichità del Basso Egitto, Hisham Hussein, ha evidenziato come la scoperta contribuisca a colmare una lacuna nella documentazione archeologica del settore sud-orientale dell’antica Alessandria, area che finora aveva ricevuto un’attenzione limitata negli studi storici e topografici. Hussein ha aggiunto che i nuovi dati consentono di riconsiderare le mappe storiche della città, in particolare quelle elaborate da Mahmoud Bey El-Falaki, autore di uno dei primi tentativi scientifici di ricostruzione dell’impianto urbanistico di Alessandria attraverso rilievi astronomici, studi topografici e analisi storiche.

Le nuove evidenze archeologiche indicano inoltre che l’area di Moharam Bek rientrava ancora nel perimetro urbano della città almeno fino all’epoca bizantina. Soltanto in una fase successiva il quartiere avrebbe perso centralità, probabilmente a causa di trasformazioni nella pianificazione urbana e nella distribuzione degli insediamenti.

Tra i reperti mobili recuperati figurano statue marmoree raffiguranti divinità del mondo greco-romano, tra cui Bacco e Asclepio. Gli archeologi hanno inoltre rinvenuto una statua acefala che potrebbe rappresentare Minerva. A questi materiali si aggiungono monete, lucerne, recipienti ceramici e frammenti di anfore contrassegnate da bolli, elementi che documentano l’intensa attività commerciale e culturale della città e i suoi rapporti con il Mediterraneo. I reperti collegati agli scambi commerciali risultano particolarmente importanti per la ricostruzione delle reti economiche di Alessandria nelle varie epoche storiche.

Statue marmoree di divinità. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Statua marmorea di divinità. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Statue marmoree di divinità. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Statua marmorea di divinità. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità
Testa marmorea
Testa marmorea. Foto: Ministero del Turismo e delle Antichità

Ibrahim Mostafa, direttore della missione e responsabile del distretto centrale, ha spiegato che le operazioni di scavo si sono protratte per diversi mesi e hanno prodotto risultati definiti eccezionali dal team di ricerca. Mostafa ha inoltre riferito che sono già iniziate le prime operazioni di restauro preliminare dei reperti, in vista del loro trasferimento ai laboratori specializzati per ulteriori interventi conservativi e di studio. Parallelamente, il Ministero del Turismo e delle Antichità sta valutando la possibilità di esporre alcune delle principali scoperte presso il Museo Greco-Romano di Alessandria, con l’obiettivo di integrare i nuovi materiali nel percorso museale dedicato alla storia della città. Le attività sul campo proseguiranno anche nei prossimi mesi, poiché gli archeologi ritengono che ulteriori indagini possano restituire nuovi dati e altre strutture ancora sepolte nell’area di Moharam Bek.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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