L’Adorazione dei Magi di Fede Galizia esposta per la prima volta a Capodimonte


Dopo oltre due secoli l’Adorazione dei Magi di Fede Galizia viene esposta per la prima volta nella Reggia di Capodimonte, restituendo al pubblico un’opera a lungo dimenticata e attribuita a un anonimo fiorentino.

Dopo oltre due secoli di oblio, l’Adorazione dei Magi (1610) di Fede Galizia entra finalmente nelle sale della Reggia di Capodimonte. Pur appartenendo alla collezione Borbone, patrimonio del Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’opera non era mai stata esposta al pubblico nella reggia. L’opera sarà visibile anche durante le festività pasquali, con ingresso gratuito il giorno di Pasqua e apertura straordinaria il Lunedì dell’Angelo, seppure limitata al secondo piano, riaperto per l’occasione dopo i lavori.

"Diamo il benvenuto a Capodimonte alla ’mirabile pittoressa’ Fede Galizia”, dichiara Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, “che raggiunge nel racconto della pittura al femminile le colleghe Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Elisabetta Sirani, Teresa Del Po, Lavinia Fontana, Angelica Kauffmann, Elisabetta Louise Vigee Lebrun, solo per nominare le più celebrate artiste tra Cinquecento e Settecento presenti nelle nostre collezioni, ognuna con una storia straordinaria che è anche sociale e civile e che vogliamo sempre più valorizzare. Ringraziamo la Chiesa di San Pasquale a Chiaia e l’Ordine Francescano (Provincia di San Giovan Giuseppe della Croce dell’Ordine dei Frati minori, ndr) che ha custodito l’opera, identificata solo nel 2021: auspichiamo nuove collaborazioni per le celebrazioni degli 800 anni del Santo Patrono d’Italia".

Eike Schmidt e Alessandra Rullo con l’Adorazione dei Magi di Fede Galizia
Il direttore Schmidt con la capo curatrice Alessandra Rullo al termine dell’allestimento dell’opera.

Fede Galizia, documentata a Milano tra il 1587 e il 1630, è nota per la sua attività come ritrattista e per le nature morte conservate in collezioni italiane e internazionali. Con l’Adorazione dei Magi, l’artista si confronta con la tradizione dei maestri del Cinquecento, richiamando Leonardo da Vinci nella composizione intorno alla Madonna e mostrando riferimenti a Raffaello e Correggio. La presenza della pala nella collezione Borbone offre ai visitatori un tassello di storia dell’arte napoletana tra fine Cinquecento e primi anni del Seicento, arricchendo la lettura delle opere coeve conservate a Capodimonte.

La commissione della pala risale a Baldassare Noirot, mercante fiammingo responsabile della Cappella dei Magi nella Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi a Napoli, edificata nel 1581. Dopo il crollo del soffitto della chiesa nel 1798, le opere furono trasferite a Santa Maria di Monteoliveto per precauzione, evitando i danni del terremoto del 1805 che distrusse anche la Resurrezione di Caravaggio. La pala giunse al Real Museo Borbonico tra il 1816 e il 1821, con la firma ben visibile, un espediente adottato dalle pittrici per affermare la propria identità in un contesto artistico dominato dagli uomini.

Eike Schmidt con l’Adorazione dei Magi di Fede Galizia
Il direttore Schmidt con l’Adorazione dei Magi di Fede Galizia

Nel 1937, con la trasformazione del Museo in sede nazionale, il dipinto fu attribuito a un ignoto fiorentino del XVI secolo e trasferito alla Chiesa di San Giuseppe nel rione Luzzatti. La seconda guerra mondiale comportò la distruzione della chiesa e la dispersione delle opere. Solo nel 2021, grazie a ricerche pubblicate nel catalogo della mostra Fede Galizia Mirabile Pittoressa a Trento e al contributo dello studioso Federico Maria Giani, si è potuto confermare la presenza dell’Adorazione al Convento di San Pasquale a Chiaia, Napoli. L’opera aveva precedentemente aperto il percorso della mostra dedicata alle pittrici del Seicento alle Gallerie d’Italia di Napoli.

Collocata tra le due Annunciazioni di Scipione Pulzone e Francesco Curia, e di fronte all’Adorazione dei Pastori di Santafede, la pala di Galizia evidenzia la varietà artistica prodotta a Napoli e nel Regno nel passaggio tra manierismo e prime influenze caravaggesche. La sua esposizione a Capodimonte consente di osservare il ruolo delle artiste nel Seicento e la loro presenza nelle collezioni più importanti. A Napoli, la produzione di Fede Galizia è testimoniata anche dalla pala d’altare San Carlo in Estasi nella chiesa di San Carlo alle Mortelle.




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