È stato firmato oggi presso il Ministero della Cultura l’atto di acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, un’opera di straordinaria importanza che entrerà a far parte del patrimonio dello Stato italiano. Il dipinto, al termine delle procedure amministrative previste, sarà assegnato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica e confluirà stabilmente nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini. Costo dell’operazione: 30 milioni di euro.
La firma dell’atto si è svolta alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del direttore generale Musei Massimo Osanna, del direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato. L’operazione conclude una lunga trattativa durata oltre un anno e rappresenta uno degli investimenti più rilevanti mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte.
“Dopo oltre un anno di trattative”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli, “annunciamo oggi l’acquisto, da parte del Ministero della Cultura, di uno straordinario capolavoro di Caravaggio, il ‘Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini’. Si tratta di un’opera di eccezionale importanza, attribuita al Maestro da Roberto Longhi, che viene oggi offerta alla piena fruizione del pubblico e della comunità scientifica internazionale, a pochi mesi dalla sua prima esposizione in un museo, avvenuta a Palazzo Barberini. Tale acquisizione, insieme a quella, recente, dell’ ‘Ecce Homo’ di Antonello da Messina, si inserisce in un più ampio progetto di rafforzamento del patrimonio culturale nazionale che il Ministero della Cultura continuerà a portare avanti nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rendere accessibili a studiosi e appassionati alcuni capolavori della storia dell’arte altrimenti destinati al mercato privato. Desidero ringraziare tutte le istituzioni, i funzionari e i tecnici che hanno lavorato con grande competenza e dedizione affinché un risultato di questa rilevanza potesse essere raggiunto”.
L’acquisizione conclusa per la cifra di 30 milioni di euro e si inserisce in una più ampia strategia di rafforzamento del patrimonio culturale nazionale. Giuli ha ricordato che l’operazione si affianca alla recente acquisizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina e che il Ministero della Cultura continuerà nei prossimi mesi a lavorare per rendere accessibili al pubblico e agli studiosi opere di grande rilievo storico-artistico che altrimenti rischierebbero di essere destinate al mercato privato. Il ministro ha inoltre ringraziato le istituzioni, i funzionari e i tecnici coinvolti nel processo che ha portato al completamento dell’operazione.
Sebbene non vi siano prove certe sull’identità dell’effigiato, il dipinto è tradizionalmente ritenuto il ritratto intorno ai trent’anni di monsignor Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII (1623) e grande promotore delle arti, che sin da giovane fu letterato, poeta e collezionista. La prima testimonianza su ritratti fatti da Caravaggio per i Barberini è del biografo e medico senese Giulio Mancini, fonte particolarmente attendibile, sia perché fu un fine intenditore d’arte che aveva conosciuto personalmente il Merisi, sia perché fu il futuro medico di Urbano VIII. Secondo il biografo, Caravaggio “fece ritratti per Barbarino” (Mancini, 1617 - 1621). La notizia è ripresa da Giovan Pietro Bellori (1672) che cita espressamente due opere eseguite per quel committente: “Al cardinale Maffeo Barberini, oltre al ritratto, fece il Sacrificio di Abramo” (oggi alla Galleria degli Uffizi),
La maggior parte degli studiosi ritiene che l’opera sia databile intorno al 1599 circa e che sia stata commissionata a seguito della nomina di monsignor Maffeo a chierico della Camera Apostolica (marzo 1598), tappa fondamentale del cursus honorum curiale per il cardinalato (1606). È questo il momento in cui Caravaggio cominciò “ad ingagliardire gli oscuri”, frase efficace coniata dal Bellori per indicare il momento in cui il pittore iniziò a creare dipinti dai potenti contrasti di luce e di ombra che corrispondono alla cifra stilistica con cui si identifica l’intera opera del maestro. Secondo altri studiosi, il dipinto sarebbe da posticipare al 1603. Al ritratto potrebbero riferirsi i quattro pagamenti ricevuti da Caravaggio tra 1603 e 1604 per l’esecuzione di un quadro commissionato da Maffeo, di cui non viene specificato il soggetto. Il Ritratto si collocherebbe, perciò, nel momento in cui Clemente VIII inviò il prelato come nunzio pontificio a Parigi, alla corte del re di Francia Enrico IV. Sarebbe stato perciò richiesto al pittore dal colto e ambizioso Maffeo prima di intraprendere il delicatissimo viaggio diplomatico, che risulterà decisivo per la sua carriera.
Durante la fase delle trattative, grazie a un accordo con i proprietari, il dipinto era già stato reso visibile al pubblico nelle sale di Palazzo Barberini. L’opera è stata infatti esposta per diversi mesi a partire dal novembre 2024 fino alla conclusione della grande mostra CARAVAGGIO 2025, che ha registrato oltre 450.000 visitatori. In quell’occasione la comunità scientifica e il pubblico hanno avuto la possibilità di osservare da vicino il dipinto, mentre la critica italiana e internazionale ha confermato in modo unanime l’attribuzione a Caravaggio, sottolineandone l’eccezionale valore artistico.
Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini raffigura il futuro papa Urbano VIII, nato nel 1568 e salito al soglio pontificio nel 1623. Nel dipinto il giovane Barberini appare intorno ai trent’anni, rappresentato nella veste di chierico della Camera Apostolica, in una fase cruciale della sua carriera e della sua progressiva ascesa al potere all’interno della curia romana.
L’opera fu resa nota per la prima volta alla comunità scientifica dallo storico dell’arte Roberto Longhi, che nel 1963 pubblicò su “Paragone” il celebre articolo Il vero “Maffeo Barberini” del Caravaggio. Da allora il dipinto è stato ampiamente riconosciuto dalla critica come autografo del Merisi. Longhi individuò nel ritratto uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna, sottolineando come Caravaggio fosse riuscito a introdurre una nuova intensità psicologica nella rappresentazione del soggetto, restituendo la presenza viva del personaggio senza ricorrere a elementi retorici o celebrativi.
Nel ristretto corpus delle opere attribuite con certezza a Caravaggio, che conta circa sessantacinque dipinti conservati in musei e collezioni di tutto il mondo, i ritratti costituiscono una tipologia particolarmente rara. Gli studiosi riconoscono infatti con certezza soltanto tre ritratti realizzati dall’artista. Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini rappresenta dunque una testimonianza eccezionale di questo genere all’interno della produzione del maestro lombardo e offre un contributo fondamentale per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio pittorico tra la fine del XVI secolo e i primi anni del XVII.
All’interno di Palazzo Barberini il dipinto potrà infatti dialogare con altri capolavori di Caravaggio e con una delle raccolte di pittura caravaggesca più importanti al mondo. In particolare entrerà in relazione diretta con la celebre Giuditta che decapita Oloferne, altro capolavoro del maestro acquisito dallo Stato italiano nel 1971. Quell’operazione rappresentò un momento decisivo nella riscoperta moderna di Caravaggio e contribuì in modo determinante a rafforzare la presenza delle sue opere nelle collezioni pubbliche italiane.
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