TEFAF 2026, venduta una natura morta fondamentale di Giacomo Cipper: è l'unica firmata


La Galleria Matteo Salamon cede a un collezionista nord europeo una natura morta firmata e datata 1700 da Giacomo Francesco Cipper. L’opera, proveniente da una collezione privata di Como, sarà esposta in ambito museale, inizialmente in prestito.

Uno dei dipinti fondamentali del catalogo di Giacomo Francesco Cipper (Feldkirch, 1664 – Milano, 1736), la Natura Morta con Piatto di Olive, Piatto di Fichi, Formaggi, Sedani una Bottiglie e Calice, firmata e datata 1700, è stata venduta dalla galleria Matteo Salamon durante l’edizione 2026 della TEFAF a un importante collezionista nord europeo. L’opera, destinata con ogni probabilità a un futuro museale, sarà inizialmente concessa in prestito a un’istituzione, in un percorso che potrebbe stabilizzarsi nel tempo con una permanenza più duratura all’interno di una collezione pubblica.

Il dipinto è un olio su tela di dimensioni contenute, 49,5 per 67,5 centimetri, firmato e datato in basso a destra con la dicitura “Giacomo Francesco Cipper Todesco 1700”. Proveniente da una collezione privata di Como, rappresenta un tassello fondamentale per la ricostruzione del catalogo dell’artista, perché si tratta del più antico lavoro firmato e datato dell’artista che oggi si conosca, e questa circostanza aggiunge elementi significativi per comprendere la sua attività nell’ambito della natura morta. Inoltre, a differenza dei numerosi brani di natura morta inseriti all’interno delle sue composizioni più note, o delle tele attribuitegli su base stilistica, questo dipinto si distingue per essere l’unico del suo genere firmato.

Giacomo Cipper, Natura morta con piatto di olive, piatto di fichi, formaggi, sedani, una bottiglia e calice (1700; olio su tela, 49,5 x 67,5 cm)
Giacomo Cipper, Natura morta con piatto di olive, piatto di fichi, formaggi, sedani, una bottiglia e calice (1700; olio su tela, 49,5 x 67,5 cm)

La presenza della firma, che il maestro appone generalmente su composizioni più articolate e tarde, suggerisce che l’artista abbia affrontato il genere della natura morta in una fase iniziale della sua attività, forse come specialista autonomo, per poi integrare questa competenza nelle sue opere più complesse. In questo senso, il dipinto non rappresenta soltanto un episodio isolato, ma una testimonianza diretta di una fase formativa e sperimentale della sua produzione.

Dal punto di vista stilistico, la tela rivela una notevole ricchezza materica, con una pennellata ancora legata alla tradizione barocca, ma allo stesso tempo caratterizzata da una sintesi compositiva di grande rigore. L’impianto dell’immagine richiama per certi aspetti la natura morta spagnola del Seicento, pur radicandosi in una tradizione lombarda più antica, riconducibile a modelli come quelli di Fede Galizia e Panfilo Nuvolone.

L’analisi critica ha evidenziato ulteriori riferimenti. Lo studioso Giovanni Anzani ha individuato nel dipinto affinità cromatiche e strutturali con le ricerche di Evaristo Baschenis, sottolineando la presenza di una dimensione sospesa e quasi metafisica, costruita attraverso l’uso calibrato della luce e degli elementi compositivi. La scena è organizzata attorno a una semplice tavola di legno coperta da una tovaglia bianca, le cui pieghe sono rese con grande attenzione.

Sopra il piano si dispongono gli oggetti: un piatto di olive, uno di fichi, formaggi, sedani, una bottiglia e un calice. I sedani emergono dal piatto con un effetto di continuità spaziale verso l’osservatore, mentre la luce, proveniente frontalmente da sinistra, illumina gli elementi in primo piano lasciando parzialmente in ombra le olive e la bottiglia sulla destra. I fichi, collocati in una zona intermedia, sono immersi in una penombra che ne accentua la presenza materica.

La firma e la data, collocate con discrezione nella parte inferiore del tavolo, consentono di collocare l’opera nel 1700, a pochi anni dalla prima attestazione documentaria dell’artista a Milano, avvenuta in occasione del matrimonio con Giulia Francesca Galdone, figlia di un notaio. Questo riferimento cronologico rafforza l’ipotesi che la natura morta abbia avuto un ruolo significativo nelle fasi iniziali della sua attività.

La composizione si caratterizza per la sua costruzione eseguita con grande perizia tecnica. La resa del formaggio, dei fichi “quasi cavati dall’ombra” e degli altri elementi evidenzia il virtuosismo dell’artista, ma al tempo stesso contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, accentuata dal fondale scuro di matrice seicentesca. Questa scelta è stata interpretata come un segnale di ritorno a un ordine compositivo più essenziale dopo gli eccessi della natura morta tardo-barocca, combinando effetti luministici di gusto nordico con una disposizione sobria degli elementi.

Il dipinto si distingue anche per il suo carattere autonomo. Non sembra infatti derivare da un motivo ricorrente riutilizzato in altre composizioni più ampie, come accade in diverse opere di Cipper, dove elementi di natura morta vengono assemblati in contesti narrativi differenti. In questo caso, invece, l’invenzione appare concepita come un’unità indipendente, segno di un impegno specifico e mirato.

Sul piano interpretativo, pur in assenza di dati certi sul committente, è possibile individuare alcuni elementi che suggeriscono una lettura simbolica o almeno narrativa. Gli alimenti raffigurati sono semplici e rimandano a un contesto domestico modesto. La bottiglia, chiusa in modo rustico con carta e spago, la forma di formaggio già consumata, il bicchiere vuoto e la scatola aperta contribuiscono a evocare una presenza umana appena allontanata, suggerendo una dimensione quotidiana e concreta.

Questa combinazione di realismo e sospensione conferisce all’opera una particolare intensità, rendendola un documento significativo non solo per la conoscenza di Cipper, ma anche per la comprensione della natura morta tra Seicento e Settecento nell’area padana.

La vendita a TEFAF 2026 e la prospettiva di una futura collocazione museale rappresentano quindi un passaggio importante per la valorizzazione del dipinto, che potrà essere reso accessibile al pubblico e inserito in un contesto di studio più ampio: l’opera era stata protagonista della grande mostra su Cipper organizzata lo scorso anno al Castello del Buonconsiglio di Trento, ma in futuro potrà essere dunque vista in maniera più duratura. In questo senso, l’acquisizione da parte del collezionista che ha comprato quest’opera fondamentale, unita alla scelta di destinarla all’esposizione, contribuisce a rafforzare il ruolo del mercato internazionale nella riscoperta e nella diffusione di opere significative della pittura italiana.




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