David Salle in mostra a Venezia: “addestro l’intelligenza artificiale sul mio archivio visivo”


La pittura e l’IA possono interagire nella creazione di un’opera d’arte? Ne sono la dimostrazione le nuove opere di David Salle, attualmente in mostra, fino al 27 settembre 2026 a Palazzo Cini a Venezia. 

La pittura e l’IA possono interagire nella creazione di un’opera d’arte? Ne sono la dimostrazione concreta le nuove opere di David Salle (Oklahoma, 1952), che nascono dall’incontro tra pittura e intelligenza artificiale, in un dialogo inedito che ridefinisce il rapporto tra gesto umano e processo tecnologico. L’artista utilizza infatti un modello di IA sviluppato e addestrato sui materiali del proprio archivio visivo, trasformando la macchina non in un sostituto dell’autore, ma in un interlocutore creativo capace di destabilizzare, amplificare e rimettere in discussione il linguaggio stesso della pittura. In queste opere, il passato dell’artista viene rielaborato attraverso algoritmi generativi per poi tornare alla mano del pittore, che interviene direttamente sulla superficie. Il risultato è una pittura stratificata, simultanea, dove pittura e tecnologia convivono in una tensione continua tra umano e artificiale.

Le nuove opere di David Salle si presentano quindi come un’indagine radicale sulla natura della pittura, nate dalla volontà dell’artista di introdurre una “forza destabilizzante” nel proprio processo creativo per riuscire, come egli stesso dichiara, a“uscire da se stesso”. Questo corpus di lavori, realizzato tra il 2022 e il 2026, segna una svolta metodologica fondamentale: Salle ha iniziato a sviluppare un modello di intelligenza artificiale personalizzato, addestrato quasi esclusivamente sui contenuti del proprio lavoro passato. L’obiettivo non è delegare il pensiero artistico alla macchina, ma utilizzare l’IA come uno strumento per “svelare e ricalibrare la logica della pittura”. In questo contesto, la macchina agisce come un “partner creativo junior” o un “doppio agente” che si muove tra passato e presente, remixando gli elementi visivi dell’artista in modi inattesi, sorprendenti e talvolta sovversivi.

Il processo di realizzazione di queste opere è un complesso intreccio di tecnologia digitale e artigianalità pittorica. Salle ha dotato l’IA di equivalenti digitali dei valori fondamentali della pittura, insegnandole, ad esempio, come una pennellata possa definire un bordo e contemporaneamente agire come elemento espressivo autonomo. Il punto di partenza concettuale sono i suoi celebri Tapestry Paintings del periodo 1989–1991, una serie basata su arazzi imperiali russi del XVIII secolo che erano, a loro volta, reinterpretazioni di dipinti italiani del XVI e XVII secolo. Attraverso l’IA, queste immagini, già storicamente stratificate, vengono decostruite e riassemblate in “astrazioni fantasmagoriche all-over”. Una volta generati questi nuovi insiemi sintetici, i disegni vengono stampati su tela di lino tramite stampa UV d’archivio. È su questa base tecnologica che Salle interviene manualmente: “corregge, attacca o amplifica ogni pixel stampato con il proprio pennello, introducendo allo stesso tempo un ulteriore strato di immagini dipinte con colori ad alto contrasto e alta luminosità”. Il risultato finale è un campo visivo in cui realtà simulate e realtà dipinte si scontrano e convivono, generando giustapposizioni fluide: nudi, cortigiani, monarchi e cavalieri in armatura emergono accanto a frammenti di pubblicità di moda, pile di tazze da tè e oggetti di natura morta. Questi intrecci consentono a Salle di creare opere che superano tempo e luogo, poiché ogni elemento esiste in una simultanea presenza nel presente. “Tutto nella pittura esiste al presente”, afferma Salle. “I tempi passati della storia dell’arte risuonano attraverso il dipinto anche se sono racchiusi al suo interno”.

Questi lavori sono attualmente protagonisti della mostra Painting in the Present Tense, alla Galleria di Palazzo Cini a Venezia, fino al 27 settembre 2026. In occasione dell’inaugurazione della mostra, ho avuto l’opportunità di rivolgere alcune domande a David Salle, presente a Venezia per l’apertura della sua esposizione.

IB. In che modo utilizza l’intelligenza artificiale nel suo lavoro?

DS. È una questione complessa, non posso darle una risposta semplice. La spiegazione più immediata è che addestro l’intelligenza artificiale sul mio stesso lavoro, sul mio archivio visivo. Poi le chiedo di fare qualcosa di diverso, di portare quelle immagini verso territori inattesi.

L’intelligenza artificiale genera immagini in modo rapidissimo, mentre la pittura richiede tempo. Si può dire che il vero valore della pittura sia, al giorno d’oggi, la lentezza?

Sì, si potrebbe dire anche così. Va bene come interpretazione. Ma per me l’IA non è pittura: l’IA produce immagini, mentre la pittura è un’altra cosa. Certo, anche la pittura produce immagini, ma non si riduce semplicemente alla creazione di immagini. È qui che sta la differenza fondamentale.

Se l’intelligenza artificiale apprende soltanto dal passato - nel suo caso dalle sue opere precedenti - come può aiutarla a creare qualcosa di nuovo e rilevante nel presente?

Perché ciò che fa l’IA è decostruire l’immagine. E l’atto della decostruzione è qualcosa di molto generale. Esiste un’architettura decostruttivista, esiste una letteratura decostruttivista. L’intelligenza artificiale, nel mio lavoro, diventa una macchina capace di decostruire le immagini. Ed è proprio questo il punto centrale.

David Salle, Mime (2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 x 3,8 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Mime (2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 x 3,8 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Workplace (olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Workplace (olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 182,9 x 236,2 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Yellow Shawl (2025-2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 152,4 x 195,6 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
David Salle, Yellow Shawl (2025-2026; olio, acrilico, Flashe e carboncino su stampa UV su lino, 152,4 x 195,6 cm). © David Salle / ARS New York. Su concessione di Thaddaeus Ropac gallery. Foto: John Berens
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio
Allestimenti Painting in the Present Tense, Palazzo Cini. Foto: Celestia Studio

Curata da Luca Massimo Barbero e sostenuta dalla galleria Thaddaeus Ropac, la mostra Painting in the Present Tense rappresenta la prima personale di David Salle nella città lagunare ed è stata concepita in concomitanza con la Biennale Arte 2026. L’esposizione affronta inoltre una delle grandi inquietudini del nostro tempo: il destino della capacità espressiva umana di fronte all’avanzata dell’intelligenza artificiale. Salle propone la pittura come uno spazio realmente malleabile, una sorta di atto di resistenza contro la proliferazione di immagini inautentiche prodotte dall’IA. Cooptare una “tecnologia egemonica” come l’IA diventa per l’artista un modo per sovvertirla, cercando, come l’artista stesso afferma, di “strappare il significato alla direzione verso cui l’intelligenza artificiale lo sta conducendo, riportandolo nelle mani dell’uomo”.

David Salle. Foto: Costas Picadas
David Salle. Foto: Costas Picadas

Nato nel 1952 in Oklahoma, David Salle è oggi una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale. Formatosi al California Institute of the Arts negli anni Settanta, è stato allievo del maestro concettuale John Baldessari. Spesso associato al Postmodernismo, Salle è diventato celebre negli anni Ottanta come esponente di punta della Pictures Generation. La sua carriera è stata segnata da riconoscimenti: la sua prima personale si tenne a Rotterdam nel 1983, seguita soltanto quattro anni dopo da una grande retrospettiva presso il Whitney Museum of American Art. Nel corso dei decenni, il lavoro di Salle è stato celebrato da alcuni dei più importanti musei del mondo, dallo Stedelijk Museum Amsterdam al Guggenheim Museum Bilbao, fino al Castello di Rivoli. Parallelamente, la sua ricerca si è estesa anche alle arti performative: Salle ha collaborato con la coreografa Karole Armitage nella realizzazione di scenografie e costumi presentati in istituzioni prestigiose come il Metropolitan Opera di New York e l’Opéra national de Paris. Nel 1995 ha inoltre esplorato il linguaggio cinematografico dirigendo il film Search and Destroy, prodotto da Martin Scorsese. Accanto all’attività visiva, Salle è anche un prolifico scrittore e critico d’arte. I suoi testi sono apparsi su riviste e testate prestigiose. Famosa la sua raccolta di saggi critici How to See: Looking, Talking, and Thinking about Art. Membro della National Academy of Design, David Salle continua a vivere e lavorare a Brooklyn, confermandosi, con questa mostra veneziana, come un artista capace di proiettare la tradizione pittorica verso nuove frontiere tecnologiche.



Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.




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