Il 7 maggio 2026 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua terza sede, a Venezia, precisamente sull’Isola di San Giacomo in Paludo, ampliando così la propria presenza nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. E lo farà con un progetto che intreccia esposizioni, performance e installazioni site-specific concepite appositamente per il nuovo spazio lagunare. Dopo la sede di Torino e quella di Guarene, nel Cuneese, la fondazione guidata da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo approda a Venezia con un progetto che segna un ulteriore passaggio nella propria evoluzione istituzionale, rafforzando il ruolo di piattaforma per la produzione e la ricerca artistica contemporanea. L’apertura avviene in concomitanza con la Biennale di Venezia, inserendosi nel calendario della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte e contribuendo al fermento culturale della città.
Il progetto sull’isola di San Giacomo ha avuto una prima anticipazione nell’aprile 2024 con Pinky Pinky ‘Good’: San Giacomo’s Leap into Tomorrow, performance dell’artista e coreografa Eun-Me Ahn curata da Hans Ulrich Obrist. In quell’occasione, tra edifici ancora in fase di restauro e inutilizzati da decenni, l’artista aveva messo in scena un rituale collettivo che evocava la memoria storica del luogo e ne celebrava la rinascita come spazio dedicato all’arte contemporanea. L’isola, abitata nei secoli da comunità monastiche e successivamente da una guarnigione militare in epoca napoleonica, era stata così simbolicamente restituita a una nuova funzione culturale.
Acquistata nel 2018 da Patrizia Sandretto insieme al marito Agostino Re Rebaudengo, l’isola è stata oggetto di un intervento di recupero che ha riguardato in particolare le tre polveriere del presidio militare costruito nel 1810, in seguito alla demolizione dell’antico monastero di San Giacomo Maggiore. Parallelamente, il progetto ha previsto la riqualificazione paesaggistica con la messa a dimora di nuovi alberi, finalizzata a restituire all’isola il suo assetto naturale e a inserirla in una visione di sostenibilità ambientale.
Il nuovo spazio nasce infatti come luogo di produzione, ricerca e sperimentazione, aperto al dialogo tra artisti e caratterizzato da un’impostazione completamente autosostenibile. Il delicato ecosistema lagunare diventa parte integrante del progetto culturale, configurando l’isola come un laboratorio di riflessione ecologica in cui affrontare, attraverso l’arte, temi legati all’ambiente e al cambiamento climatico. Il programma inaugurale si articola in un ampio percorso espositivo che coinvolge artisti internazionali e si sviluppa tra gli spazi interni ed esterni dell’isola. Tra i progetti principali figura Fanfare/Lament, mostra personale di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist. Il progetto combina esposizione e performance, con una componente musicale affidata al compositore Oliver Leith, creando un’esperienza che mette in relazione linguaggi visivi e sonori.
Accanto a questa, la mostra Don’t have hope, be hope! presenta una selezione di opere provenienti dalla collezione della fondazione, offrendo uno sguardo sulle linee di ricerca che ne hanno caratterizzato l’attività negli anni. A completare il programma espositivo, “Isola di San Giacomo 2022–2026, a story in images” raccoglie una serie di fotografie realizzate da Giovanna Silva e Antonio Fortugno, invitati nel 2022 a documentare il processo di trasformazione dell’isola e il restauro delle architetture esistenti.
Il percorso si estende anche agli spazi all’aperto, dove una serie di installazioni diffuse costruisce un dialogo diretto con il paesaggio lagunare. Tra gli interventi presentati figurano GONOGO di Goshka Macuga, Old Tree (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz, Patriarchy = CO₂ del collettivo Claire Fontaine, Nixe di Thomas Schütte, Huff and a Puff di Hugh Hayden e Imagine Alighiero Boetti Came to São Paulo and After Putting Water on His Head Left the Hose and Left di Mario García Torres. Le opere si inseriscono nel contesto naturale dell’isola, attivando un confronto tra pratiche artistiche contemporanee e ambiente.
L’isola di San Giacomo si configura così come un nuovo polo culturale capace di dialogare con il sistema internazionale dell’arte e, allo stesso tempo, di radicarsi nel contesto specifico della laguna veneziana. Il progetto assume un valore simbolico anche per la sua capacità di trasformare un luogo segnato da stratificazioni storiche e periodi di abbandono in uno spazio attivo e produttivo. Da rifugio per naviganti e pellegrini a presidio militare, fino a lungo tempo inutilizzato, l’isola trova oggi una nuova identità come piattaforma culturale contemporanea, in cui memoria, paesaggio e sperimentazione artistica convivono.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.