Alighiero Boetti, vita, stile e opere dell'esponente dell'Arte Povera


Alighiero Boetti, tra i principali esponenti dell'Arte Povera, è noto soprattutto per le sue Mappe. La vita, lo stile, le opere principali.

Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994) è stato uno dei principali protagonisti del gruppo dell’Arte Povera e uno degli artisti italiani più apprezzati del secondo Novecento. Ha iniziato a muovere i primi passi nell’arte negli anni Sessanta, molto giovane, dopo aver lasciato gli studi universitari ed aver deciso di seguire le proprie passioni. Ha presto aderito al movimento Arte Povera, per poi riuscire ad avere riconoscimenti internazionali importanti proprio al culmine del successo del collettivo.

Boetti è stato un artista concettuale molto prolifico, che ha utilizzato diverse tecniche per realizzare le sue opere, alcune anche molto manuali come il ricamo oppure il collage. Ha inoltre realizzato più versioni di uno stesso soggetto, producendole in numero piuttosto consistente. Ne sono chiaro esempio le opere legate ai servizi postali, che sono state riprodotte più e più volte dall’artista per ragionare proprio sul concetto di realizzazione meccanica continua. La concettualità alla base delle opere di Boetti sembra non seguire un filone particolare, ma nascere da spunti ideologici di vario tipo che vanno dal riuso di materiali non convenzionali alla geopolitica, dal concetto di duplicazione alla riflessione su se stessi, dalla cultura araba alla geometria.

Molto importante per la biografia e per lo sviluppo artistico di Boetti fu un viaggio in Afghanistan, paese dove l’artista tornò periodicamente per molto tempo fin quando le vicende politiche che portarono all’occupazione del paese alla fine degli anni Settanta non gli impedirono di tornarvi. Gli sono state dedicate numerose mostre, sia in vita che post mortem, nei maggiori musei di tutto il mondo, e un gruppo molto consistente di sue opere fa parte della collezione permanente del MoMA - Museum of Modern Art di New York.

Alighiero Boetti
Alighiero Boetti

La vita di Alighiero Boetti

Alighiero Fabrizio Boetti, discendente di una famiglia di nobili origini (era infatti conte), nacque a Torino il 16 dicembre 1940. Il padre, Corrado Boetti, era un avvocato, mentre la madre, Adelina Marchisio, era una violinista poi diventata ricamatrice. Uno dei suoi antenati, vissuto nel XVIII secolo, era il monaco domenicano Giambattista Boetti, che si faceva chiamare “Profeta Mansur” ed era un missionario particolarmente attivo nelle terre caucasiche. Boetti studiò le arti da autodidatta negli anni Sessanta, dopo aver lasciato l’Università di Economia e Commercio di Torino per seguire le sue passioni che comprendevano letteratura, musica ed arte. In particolare, Boetti apprezzava Paul Klee e Nicolas De Staël e proprio seguendo l’ispirazione di quest’ultimo, intorno ai vent’anni iniziò a cimentarsi con dipinti ad olio di paesaggio. Poco dopo si trasferì a Parigi per studiare e praticare la tecnica dell’incisione, e nel 1962 in occasione di un viaggio a Vallauris con l’intento di acquistare delle ceramiche da portare in Italia e rivenderle, conobbe Annemarie Sauzeau, che due anni più tardi diventò sua moglie.

Un anno importante per la carriera artistica di Boetti fu sicuramente il 1967, in cui esordì con la sua prima mostra personale alla Galleria Christian Stein di Torino e si unì al collettivo Arte Povera, partecipando con loro ad una serie di esposizioni in importanti città italiane, tra cui Genova, Torino e Milano. Proprio tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta raggiunse l’apice della notorietà insieme agli altri artisti di Arte Povera, ed iniziò ad esporre anche all’estero. Grande appassionato di viaggi, nel frattempo Boetti quasi per caso si recò per la prima volta in Afghanistan, nel 1971. Rimase profondamente affascinato dal paese, tanto che vi soggiornò per più di un mese e vi tornò regolarmente almeno due volte l’anno fino al 1979, quando il paese subì l’invasione sovietica e divenne impossibile tornarvi. L’Afghanistan era diventata per lui quasi una seconda patria, e dedicò a questo territorio diverse energie oltre che diverse opere. A Kabul decise di dare vita ad un laboratorio tessile creativo, concettualmente simile alla Factory di Andy Warhol, coinvolgendo alcune giovani ricamatrici del luogo. Inoltre, rilevò un albergo nel quartiere residenziale Sharanaw, dal nome One Hotel.

Curiosamente, nel 1974 portò con sé in uno dei suoi periodici soggiorni nel paese un giovane di nome Francesco Clemente, che farà in seguito parte del gruppo della Transavanguardia e lavorerà fianco a fianco con Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. Nell’autunno del 1972 Boetti si stabilì a Roma ed iniziò a firmare le sue opere come “Alighiero e Boetti”, dando vita ad una sorta di separazione simbolica tra la sua personalità nella vita privata, identificata dal suo nome, e quella nella vita pubblica, rappresentata dal suo cognome. Successivamente, partecipò alla XXXVI Biennale di Venezia e ottenne diversi successi a New York, partecipando alla mostra “De Europa” di John Weber ed inaugurando le prime mostre personali, tenutesi nel 1973 alla galleria Weber e nel 1974 alla galleria Sperone. Si trasferì in città per un lungo periodo ed espose nuovamente alla galleria Weber. I riconoscimenti internazionali continuarono nel 1978 con una grande mostra antologica a lui dedicata, allestita nella Kunsthalle di Basilea.

Il giorno del suo quarantesimo compleanno, nel 1980, Boetti iniziò una collaborazione stabile con il quotidiano “Il manifesto”, realizzando un disegno al giorno pubblicato sul giornale per circa cinque mesi. Negli anni Ottanta continuò la sua intensa attività espositiva in tutto il mondo, partendo dalla partecipazione alla mostra “Identité italienne - L’art en Italie depuis 1959” nel celebre Centro Pompidou di Parigi curata dal critico Germano Celant, proseguendo con la partecipazione ad altre importanti esposizioni, “Documenta” di Kassel nel 1982, la personale “Ammazzare il Tempo” organizzata da Franz Paludetto a Torino nel 1981 e la collettiva “Avanguardia transavanguardia” di Achille Bonito Oliva alle Mura Aureliane a Roma nel 1982.

Gli anni delle grandi mostre internazionali coincisero tuttavia con alcuni episodi poco piacevoli a livello personale, in quanto la salute di Boetti, già compromessa a causa di abitudini poco salutari negli anni Settanta, peggiorò in seguito ad un incidente d’auto avvenuto alle Cinque Terre che gli comportò degli strascichi per alcuni mesi. Inoltre, si separò dalla moglie Annemarie. Tra il 1985 e il 1986 allestì un nuovo studio nei pressi del Pantheon, sempre a Roma. Continuò ad esporre le sue opere molto frequentemente in tutto il mondo, fin quando nel 1993 gli venne diagnosticato un tumore. Morì il 24 aprile del 1994 nella sua abitazione romana. Alla memoria dell’artista vennero dedicate diverse mostre postume, soprattutto negli Stati Uniti.

Alighiero Boetti, Catasta (1966; 34 elementi di eternit, 192 x 100 x 100 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Alighiero Boetti, Catasta (1966; 34 elementi di eternit, 192 x 100 x 100 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Alighiero Boetti, Scala (1966; legno, 111 x 172,5 x 48 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Alighiero Boetti, Scala (1966; legno, 111 x 172,5 x 48 cm; Torino, Fondazione CRT, in comodato presso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea)
Alighiero Boetti, Lampada annuale (1966; legno, metallo, vetro e dispositivo elettrico, 76 x 37 x 37 cm)
Alighiero Boetti, Lampada annuale (1966; legno, metallo, vetro e dispositivo elettrico, 76 x 37 x 37 cm; New York, MoMA)
Alighiero Boetti, Manifesto 1967 (1967; stampa offset, edizione in 800 esemplari di cui 50 firmati e numerati da 1 a 50, 100 x 70 cm)
Alighiero Boetti, Manifesto 1967 (1967; stampa offset, edizione in 800 esemplari di cui 50 firmati e numerati da 1 a 50, 100 x 70 cm)
Alighiero Boetti, Gemelli (1968; stampa fotografica, edizione in 50 esemplari firmati, 15 x 10 cm)
Alighiero Boetti, Gemelli (1968; stampa fotografica, edizione in 50 esemplari firmati, 15 x 10 cm)
Alighiero Boetti, Niente da vedere, niente da nascondere (1969; ferro e vetro, 300 x 400 x 4 cm)
Alighiero Boetti, Niente da vedere, niente da nascondere (1969; ferro e vetro, 300 x 400 x 4 cm)

Lo stile e le opere principali di Alighiero Boetti

La produzione di Alighiero Boetti risulta decisamente poliedrica, sia nelle tecniche utilizzate che spaziano tra il disegno, il riuso, la pittura, la tridimensionalità fino al ricamo, quanto nelle tematiche affrontate, che di base appartengono alla sfera concettuale, ideologica e filosofica ma non si concentrano su un filone particolare, affrontando argomenti a volte molto diversi tra loro.

Le prime opere di Boetti sono datate agli anni Sessanta, e si trattava di disegni eseguiti su carta con inchiostro di china che riproducevano alcune attrezzature per le registrazioni, come microfoni, cineprese e macchine fotografiche. Inoltre, aderendo in pieno ai dettami dell’Arte Povera, sperimentò una serie di materiali diversi come il gesso, il plexiglass, congegni luminosi e persino l’eternit, con l’intento di prendere oggetti e materiali di uso quotidiano e renderli forma d’arte. Seguendo questo concetto, diede vita ad opere tridimensionali come Catasta (una serie di tubi di eternit disposti uno sopra l’altro), Sedia e Scala (realizzate interamente in legno), Ping Pong (due quadretti in vetro e legno con dispositivi elettronici che illuminavano alternativamente la parola “ping” e la parola “pong”) e Lampada annuale (una lampada che si accende una volta all’anno per 11 secondi, in un momento imprecisato, celebrando così non l’avvenimento in se ma la stessa idea dell’accensione), tutte datate al 1966.

Subito dopo realizza Manifesto 1967, nello stesso anno del titolo, una stampa che risulta volutamente ermetica e di non facile interpretazione. La particolarità dell’opera, oltre a presentare dei simboli il cui significato non è mai stato rivelato, è insita nel fatto che presenta un elenco di nomi di artisti vicini a Boetti, restituendo in questo modo una fotografia di una generazione di artisti e nello specifico del movimento Arte Povera. Risalente invece al 1968 è una particolare cartolina che Boetti aveva inviato ad una cinquantina di amici, dal titolo Gemelli, dove sul fronte vi è rappresentato l’artista che tiene per mano un’immagine di se stesso, un effetto ottenuto tramite fotomontaggio, mentre sul retro vi sono scritte diverse frasi ironiche, come ad esempio “De-cantiamoci su”.

Subito dopo realizza alcune opere sul tema della riflessione e della contemplazione, tra cui Niente da vedere, niente da nascondere (1969), una vetrata appoggiata alla parete che invita proprio alla contemplazione, e la serie Cimento dell’armonia e dell’invenzione (1969), un ibrido tra opera e happening in cui Boetti aveva riprodotto su una tela i quadretti dei classici fogli da quaderno con una matita, replicando l’opera 25 volte. Ha inoltre registrato i suoni prodotti mentre realizzava ogni singolo pezzo e cronometrato la durata, infatti la prima opera della serie si intitola 42 ore.

Boetti aveva un grande interesse per la geopolitica, argomento affrontato in diverse opere, soprattutto nelle Mappe, che risultano tra le opere più conosciute dell’artista. Si tratta della riproduzione di un planisfero, sul quale i territori dei vari paesi non vengono definiti con i colori corrispondenti alla morfologia del terreno, come accade nelle vere mappe, bensì con le loro bandiere, ragionando quindi sul senso di nazionalità. La prima Mappa risale al 1968 ed è stata realizzata su carta, mentre nel 1971 Boetti ne produce una nuova versione ricamata, nel corso dei suoi soggiorni in Afghanistan. Negli anni ne realizzerà molte altre, oggi dislocate in diversi musei del mondo. L’artista aggiungeva ad ogni opera anche un testo ricamato a colori composto dalla sua firma, la data, il luogo in cui è stata realizzata, in più poteva a volte essere presente una dedica in lingua italiana, persiana o afghana. Sempre in ambito geopolitico, nel 1970 si dedicò all’impresa di catalogare i fiumi del mondo per lunghezza, coinvolgendo anche la moglie Annemarie nel progetto, che diventerà sette anni dopo un libro d’artista dal titolo Classificando i mille fiumi più lunghi del mondo (1977), edito in 500 esemplari.

Nel 1970 realizza un’altra serie dal titolo Viaggi postali, in cui ri-utilizza delle buste da lettera per applicarvi francobolli di colori e dimensioni diverse come fossero a tutti gli effetti dei colori sulla tela, proponendone numerose combinazioni. A partire dal 1973 Boetti incrementa notevolmente il volume della sua produzione, senza mai rallentare fino alla fine. Spesso affidava la realizzazione pratica delle opere anche ad altre persone, fornendo loro il bozzetto della sua idea. Un esempio è Piccolo, medio, grande del 1974, uno dei lavori che l’artista realizzò con la tecnica del tratteggio facendosi aiutare da due assistenti, chiedendo che fossero un uomo e una donna. Gli assistenti avevano il compito di colorare interamente tre pannelli di carta utilizzando delle penne biro, in questo caso di colore nero (ma in altre opere basate sulla stessa impostazione è stato riconosciuto l’utilizzo di penne ad inchiostro blu, verde e rosso, ovvero le colorazioni disponibili in commercio). Restano visibili l’alfabeto, sul lato sinistro, e delle virgole, e ad un’analisi più approfondita dell’opera si comprende come la posizione delle virgole non sia casuale, ma corrisponda ad una delle lettere dell’alfabeto, e leggendole in sequenza queste rivelano un messaggio che altro non è che il titolo stesso dell’opera.

Diverse opere che ricorrono negli anni, già a partire dagli anni Settanta fino agli anni Novanta, si basano su criteri geometrici e matematici, soprattutto nella composizione dell’opera stessa. Tra queste opere si ricordano Autodisporsi (1975), la cui base è costituita dai fogli a quadretti che Boetti già aveva utilizzato alla fine degli anni ‘60, su cui disegna motivi geometrici; Da uno a dieci (1980), in cui sei quadrati racchiudono numerosi quadretti più piccoli sempre con decorazioni geometriche colorate, più l’aggiunta di mani che indicano con le dita il numero del quadrato corrispondente. Le geometrie tornano infine nel ricamo Alternando da uno a cento e viceversa (1993), in cui un reticolato in bianco e nero è circondato da cornici variopinte in cui si riconoscono linee e frecce.

Le opere datate alla prima metà degli anni Ottanta risultano ricche di scritte realizzate da Boetti con la mano sinistra, richiamando le calligrafie arabe ed orientali. Oltre alla calligrafia, spesso nelle opere di questi anni ricorrono le mani stesse dell’artista, viste dall’alto e spesso intervallate da segni verticali. Una di queste è Per l’amor del cielo del 1986, in cui l’immagine dell’artista (oltre alle mani si riconosce la testa) che tiene tra le mani una matita è replicata sia in alto che in basso sulla tela, inframmezzate da vivaci macchie di colore che si espandono al centro, come riferimento al flusso continuo della vita. Sulla stessa scia anche un’opera conservata nel Centre Pompidou di Parigi, Attratto da improvviso centro (1987), che riprende la medesima composizione di Per l’amor del cielo ma presenta al centro elementi più strutturati ed articolati. Nel frattempo, i lavori a ricamo di Boetti proseguono anche grazie all’aiuto delle donne afghane rifugiate a Peshawar, in Pakistan. Vengono realizzate Mappe aggiornate, scacchiere con lettere colorate e i grandi arazzi dal titolo Tutto, in cui il tessuto viene completamente riempito da silhouette di diversi colori e forme. Nel 1984 presenta il progetto Copertine, ovvero ricalchi a matita delle copertine dei principali magazine di informazione del mondo. Le ultime opere di Boetti sono le serie Extra strong, prodotte con tecniche miste tra cui inchiostro colorato, timbraure e collage su fogli di carta comune per fax.

Alighiero Boetti, Mappa (L'insensata corsa della vita) (1988; ricamo su tessuto, 114 x 220 cm; Firenze, Collezione Casamonti)
Alighiero Boetti, Mappa (L’insensata corsa della vita) (1988; ricamo su tessuto, 114 x 220 cm; Firenze, Collezione Casamonti)
Alighiero Boetti, Viaggi postali (1969-1970; nove buste con francobolli, 11 x 22 cm quelle piccole, 26 x 40 cm quelle grandi; New York, MoMA)
Alighiero Boetti, Viaggi postali (1969-1970; nove buste con francobolli, 11 x 22 cm quelle piccole, 26 x 40 cm quelle grandi; New York, MoMA)
Alighiero Boetti, Piccolo, medio, grande (1977; biro su carta, tre pannelli da 102 x 70 cm ciascuno; Parma, CSAC)
Alighiero Boetti, Piccolo, medio, grande (1977; biro su carta, tre pannelli da 102 x 70 cm ciascuno; Parma, CSAC)
Alighiero Boetti, Da uno a dieci (1980; tecnica mista e acquerello su carta intelata, 10 elementi da 27,9 x 40,9 cm ciascuno)
Alighiero Boetti, Da uno a dieci (1980; tecnica mista e acquerello su carta intelata, 10 elementi da 27,9 x 40,9 cm ciascuno)
Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa (1993; kilim in lana e cotone, 270 x 300 cm)
Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa (1993; kilim in lana e cotone, 270 x 300 cm)
Alighiero Boetti, Per l’amor del cielo (1986; tecnica mista su carta intelata, 150 x 100 cm; Rovereto, Mart)
Alighiero Boetti, Per l’amor del cielo (1986; tecnica mista su carta intelata, 150 x 100 cm; Rovereto, Mart)
Alighiero Boetti, Attratto da improvviso centro (1987; gouache, inchiostro, grafite su carta applicata su tela, 150 x 100 cm; Parigi, Centre Pompidou)
Alighiero Boetti, Attratto da improvviso centro (1987; gouache, inchiostro, grafite su carta applicata su tela, 150 x 100 cm; Parigi, Centre Pompidou)

Dove vedere le opere di Alighiero Boetti

Nei pressi della città natale di Boetti, Torino, e più precisamente nel prestigioso museo del Castello di Rivoli è possibile vedere un gruppo consistente di sue opere costituito da Catasta (1966), Mancorrente m.2 (1966), Scala (1966), Sedia (1966), 8,50 (Zig Zag) (1966), La Bertesca (1967), Galleria dell’Ariete (1977), Tutto (1987). Restando nel nord Italia, nel MART - Museo di Arte moderna e contemporanea di Rovereto e Trento, è custodita l’opera Per l’amor del cielo (1986), mentre nella Fondazione Prada di Milano è presente Mimetico (1967). Al MAMBo - Museo d’Arte Moderna di Bologna sono conservate due opere, Ordine e disordine (1973), Non parto non resto (1984). Nel 1977 Boetti decise di donare al CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma l’opera Piccolo, medio, grande (1974), che è tuttora visitabile in loco. Altre importanti opere sono presenti alla Collezione Casamonti di Firenze.

Uscendo dall’Italia, è possibile trovare opere di Boetti in Svizzera, come il ricamo su tela OGGI UNDICESIMO GIORNO SESTO MESE ANNO MILLENOVECENTOOTTANTANOVE (1989) presso la Fondazione Ghisla di Locarno, mentre nel Migros Museum of Contemporary Art di Zurigo si trovano una Mappa (1983), e diverse opere tutte realizzate nel 1986, ovvero quattro collage, due della serie Esercizi (Newsweek e Time Magazine) e altri due rispettivamente dal titolo Nella Limpida Chiara e Sentieri/Pensieri, infine due variazioni di Ordine e disordine.

A Parigi, nel celebre Centre Pompidou, sono conservate cinque opere: Senza titolo (Verso sud l’ultimo dei paesi abitati è l’Arabia) (1968), Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo (1974), Attratto da improvviso centro (1987) e un’altra versione di Tutto (1987).

Infine, un gran numero di opere è presente nel MoMA - Museum of Modern Art di New York, le più celebri delle quali sono, in ordine cronologico: Viaggi postali (1969-70), Manifesto (1967), Dossier Postale (1969-70), Due mani e una matita (UDIRE TRA LE PAROLE) (1977) e una versione alternativa di Mappa (1989).


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