Milano, termina il restauro di Palazzo Mercalli, nuova sede dell'Università di Milano


Conclusi i lavori di restauro e adeguamento del complesso di Palazzo Mercalli, nato nel primo Novecento per volere del Cardinale Ferrari. Un intervento basato sulla sottrazione volumetrica e sull’efficienza energetica che restituisce alla città un’abside affrescata scoperta durante il cantiere.

L’Università degli Studi di Milano amplia il proprio radicamento nel tessuto urbano del capoluogo lombardo attraverso il completamento del progetto di restauro, rifunzionalizzazione e adeguamento normativo del complesso storico situato in via Mercalli 23. L’intervento, finalizzato a trasformare l’immobile nella nuova sede amministrativa e didattica dell’ateneo, porta la firma della società di progettazione Politecnica Building for Humans, che ha operato in collaborazione con Studio Valle Progettazioni. L’operazione ha interessato una superficie complessiva di oltre 7.000 metri quadrati, un patrimonio architettonico sottoposto a vincolo di tutela che è stato riconvertito in spazi contemporanei destinati a uffici, aree per la formazione e servizi alla comunità universitaria.

L’edificio originale fu edificato nei primi decenni del ventesimo secolo su iniziativa del Cardinale Ferrari, mantenendo sin dalle origini una spiccata vocazione sociale e formativa. Il progetto contemporaneo ha mirato a preservare tale memoria storica, adattando però la struttura alle esigenze di una moderna istituzione accademica. Politecnica ha curato l’intero iter dell’intervento, occupandosi della progettazione integrale e della direzione lavori, coordinando le componenti architettoniche, strutturali e impiantistiche in un unico disegno organico. La strategia d’intervento adottata si è basata sul principio della conservazione volumetrica: il complesso è stato trasformato lavorando esclusivamente sui volumi esistenti attraverso un processo di sottrazione e integrazione funzionale.

Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio
Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio
Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio
Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio

La metodologia della progettazione per sottrazione ha rappresentato il cardine dell’intera operazione. Palazzo Mercalli, nel corso degli anni, era stato oggetto di numerose trasformazioni interne che ne avevano alterato l’assetto distributivo originale, sovrapponendo strati funzionali spesso discordanti con l’impianto storico. Il nuovo progetto è intervenuto in modo selettivo per eliminare tali stratificazioni, con l’obiettivo di restituire agli ambienti le proporzioni iniziali e stabilire una gerarchia spaziale più chiara. Questo approccio ha permesso di ripensare gli interni per accogliere modalità d’uso flessibili e adattabili, fondamentali per un organismo universitario in continua evoluzione. Un esempio di tale approccio è rintracciabile nella realizzazione dell’archivio interrato sotto la corte interna: scavando nel sottosuolo, i progettisti hanno evitato l’occupazione delle corti con nuovi corpi di fabbrica, preservando il delicato equilibrio tra pieni e vuoti che definisce l’identità dell’edificio.

Un momento cruciale della fase di cantiere è stato rappresentato dal rinvenimento di un’abside affrescata, appartenente all’antica cappella dell’edificio e precedentemente occultata da murature realizzate in epoche successive. La scoperta, avvenuta durante le operazioni di demolizione delle superfetazioni, ha richiesto una variante progettuale immediata. Lo spazio ritrovato è stato integrato nel percorso architettonico complessivo, trasformando un elemento storico imprevisto in una parte attiva dell’esperienza dell’utente. Questa integrazione sottolinea l’approccio scientifico adottato, dove il dato storico emerso viene trattato come un componente dinamico capace di dialogare con la nuova destinazione d’uso.

Sul piano del restauro materico, il complesso di via Mercalli si pone come una testimonianza del tardo Liberty milanese. L’intervento di Politecnica si è concentrato con precisione tecnica sul recupero degli apparati ornamentali, con particolare attenzione alle facciate decorate a graffito e ai dettagli delle superfici. Le operazioni hanno previsto il ripristino degli intonaci, delle incisioni e delle cromie originali, basandosi su analisi stratigrafiche rigorose. Parallelamente, all’interno dell’edificio, sono state recuperate e ricollocate le pavimentazioni storiche in marmette, mentre l’atrio monumentale è stato riportato alla sua qualità materica originaria, eliminando i segni del degrado accumulato nel tempo.

Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio
Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio
Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio
Palazzo Mercalli. Foto: ©Andrea Bosio

Oltre all’aspetto conservativo, il progetto ha affrontato sfide strutturali e tecnologiche rilevanti. L’adeguamento statico e il miglioramento delle prestazioni dell’edificio sono stati perseguiti mediante interventi mirati e poco invasivi, progettati per non alterare la percezione degli spazi storici pur garantendo i massimi standard di sicurezza. La riorganizzazione dei flussi verticali e dei percorsi orizzontali ha radicalmente migliorato l’accessibilità e la leggibilità degli ambienti. Gli uffici amministrativi e le aule didattiche sono stati distribuiti in modo da funzionare in maniera integrata, con ampie aree di supporto. Gli studenti, accedendo dal lato del campus, trovano oggi ambienti caratterizzati da continuità spaziale, dove la successione delle stanze è pensata per favorire l’interazione e la socializzazione. Anche le corti esterne, riqualificate come spazi comuni, partecipano a questa nuova dimensione collettiva dell’edificio.

Un capitolo fondamentale dell’intervento riguarda la sostenibilità ambientale. Palazzo Mercalli è attualmente impegnato nel processo per l’ottenimento della certificazione LEED® Gold. Questo percorso attesta un orientamento progettuale volto all’efficienza energetica, alla gestione responsabile delle risorse idriche e alla qualità dell’aria negli ambienti interni. L’integrazione di criteri prestazionali così avanzati all’interno di un manufatto storico vincolato rappresenta un esempio tecnico di rigenerazione urbana sostenibile, dimostrando come il patrimonio esistente possa essere adeguato ai più moderni requisiti ecologici senza rinunciare al proprio valore testimoniale. Il risultato finale è un organismo edilizio che, pur mantenendo intatta la propria identità novecentesca, risponde pienamente alle normative vigenti in termini di comfort e risparmio energetico.




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