Concluso il restauro del Volto Santo di Lucca, il celebre crocifisso ligneo policromo risalente al IX secolo e custodito da oltre mille anni nella Cattedrale di San Martino, l’attenzione si è spostata sul tempietto che lo accoglie dal 1484, realizzato dallo scultore e architetto Matteo Civitali (Lucca, 1436 – 1501).
L’intervento, che ha riguardato gli ambienti interni del tempietto dopo il restauro esterno effettuato tra il 2010 e il 2016, ha portato a risultati di grande rilievo. È stata infatti confermata l’esistenza di una precedente cappella medievale, finora nota soltanto attraverso fonti scritte e iconografiche. Il restauro ha permesso di riportare alla luce una pittura murale posta sull’originale supporto lapideo, insieme a tracce della decorazione rinascimentale. Si tratta di elementi appartenenti alla cappella medievale, che Civitali aveva inglobato e conservato all’interno del tempietto rinascimentale.
In particolare, una volta liberata la parete di fondo, sono emersi resti di una pittura murale fino ad ora sconosciuta, a lungo nascosta da depositi di polvere e materiali sedimentati. Oggi è visibile una croce dipinta in tonalità ocra, realizzata ad affresco con finiture a secco, incorniciata da motivi vegetali giallo-bruni e da una decorazione asimmetrica riconducibile a schemi tipici della produzione serica lucchese medievale. Questa croce, cronologicamente precedente al tempietto rinascimentale del Civitali, era concepita come fondale del Volto Santo e presenta dimensioni compatibili con quelle del crocifisso ligneo.
In via eccezionale, l’interno del tempietto, attualmente privo del Volto Santo, ancora esposto nel cantiere di restauro fino al 3 maggio, sarà visibile al pubblico dal 28 marzo al 19 aprile 2026. Considerata l’importanza delle scoperte, l’Ente Chiesa Cattedrale sta valutando soluzioni per renderle visibili anche dopo la ricollocazione del crocifisso. A partire dal 4 maggio inizieranno le operazioni di movimentazione e ricollocamento definitivo del Volto Santo, con conclusione prevista entro giugno 2026.
Il restauro è stato promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, con il cofinanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dell’Opera del Duomo di Lucca, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia e con la direzione scientifica, per quanto riguarda le superfici dipinte, dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Momento decisivo per le indagini è stato il 1° dicembre 2022, quando il Volto Santo è stato temporaneamente rimosso per il restauro. Per la prima volta, probabilmente dai tempi di Civitali, il tempietto è rimasto privo del crocifisso, consentendo un’analisi diretta e approfondita dell’architettura e delle superfici interne. Grazie a metodologie diagnostiche aggiornate, è stato possibile individuare decorazioni finora ignote.
La rimozione di elementi aggiunti in epoca successiva, come lesene, paraste e rivestimenti in velluto, ha rivelato nuove porzioni della superficie muraria. Oltre alla croce dipinta, sono emersi sulle lunette frammenti della decorazione rinascimentale originaria, in gran parte perduta, che erano stati coperti da una più recente ridipintura raffigurante un cielo stellato. Tra questi si riconoscono panneggi e mani che sorreggono cartigli, sui quali sono ancora parzialmente leggibili i nomi di figure dell’Antico Testamento, probabilmente re o profeti.
Gli interventi hanno interessato anche il tamburo della cupola, dove, sotto una decorazione a finti marmi risalente a una fase successiva (1482–1484), la pulitura ha portato alla luce un ciclo pittorico precedente, realizzato poco dopo la costruzione del tempietto da un artista vicino alla cerchia di Civitali. La decorazione presenta una sequenza di candelabre e cherubini arricchiti da lumeggiature dorate applicate a secco, che conferiscono particolare luminosità alle figure. Dal punto di vista architettonico, l’esterno del tempietto conserva sostanzialmente l’aspetto originario voluto da Civitali, mentre l’interno, fino a questo recente restauro, rifletteva soprattutto un allestimento settecentesco, caratterizzato dall’imponente altare progettato da Filippo Juvarra e dall’introduzione di rivestimenti marmorei policromi e paraste lignee intagliate e dorate. La decorazione a cielo stellato della volta è invece più recente, risalente tra XIX e XX secolo.
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