L’arazzo quattrocentesco della Collezione Cini torna a Venezia restaurato e digitalizzato in 3D ad altissima risoluzione


Torna a Venezia restaurato il prezioso arazzo quattrocentesco della Collezione Cini raffigurante L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano. Nel 2022 l’arazzo è stato oggetto della prima campagna di digitalizzazione in 3D e ad altissima risoluzione mai effettuata su un manufatto tessile di tale importanza. 

È tornato sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia il prezioso arazzo quattrocentesco della Collezione Cini raffigurante L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano. Nel 2022 l’arazzo è stato oggetto della prima campagna di acquisizione digitale in 3D e ad altissima risoluzione mai effettuata su un manufatto tessile di tale importanza. Questo intervento ha consentito di documentare con estrema precisione le sue condizioni conservative, offrendo un supporto fondamentale al successivo restauro condotto da Open Care – Servizi per l’Arte.

L’arazzo è stato presentato al pubblico nell’ambito della mostra conclusiva di Restituzioni 2025, ospitata presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026. Restituzioni è il progetto promosso da Intesa Sanpaolo per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico nazionale, sviluppato in collaborazione con il Ministero della Cultura. Avviato nel 1989 e giunto alla sua ventesima edizione, il programma prevede il restauro di opere selezionate su tutto il territorio italiano, con interventi estesi anche all’estero nei Paesi in cui il Gruppo opera.

Di manifattura franco-fiamminga e realizzato in lana e seta su disegno attribuito al Maestro di Coëtivy, il grande arazzo, databile tra il 1470 e il 1480, misura 4,30 per 3,98 metri. Giunto a Venezia da Roma nel 1967, insieme ad altri due importanti manufatti antichi (il complementare Assedio di Gerusalemme e una Scena storica o biblica) fu donato dal diplomatico Leonardo Vitetti a Vittorio Cini. La raccolta di arazzi antichi custodita dalla Fondazione Giorgio Cini comprende diciassette esemplari ed è considerata una delle rarissime, e probabilmente la più significativa, collezioni private di tappezzerie storiche. La scena oggi visibile è incompleta: costituisce infatti la metà destra di un’opera più ampia, la cui parte sinistra è rappresentata dal frammento con Nerone che invia Vespasiano e Tito in Palestina, conservato presso il Musée des Arts Décoratifs de Lyon.

“L’impegno congiunto della Fondazione Giorgio Cini e di Intesa Sanpaolo, con l’accurato intervento di Open Care - Servizi per l’Arte, ha permesso di preservare questo prezioso manufatto, di applicare nuove tecnologie e di aprire inedite piste di ricerca”. ha affermato Renata Codello, Segretaria Generale della Fondazione Giorgio Cini. “La complessa operazione digitale permette di osservare la superficie dell’arazzo da una nuova prospettiva, svelando aspetti sconosciuti o difficilmente comparabili, riguardo sia la struttura tessile che il colore. Ad esempio, esplorando e ingrandendo il retro dell’arazzo, che ha conservato meglio i colori originali, e confrontandolo con il fronte senza dover manipolare e stressare l’opera, è possibile sciogliere alcuni dei dubbi che gli studiosi si sono posti in passato relativamente ad alcune integrazioni realizzate nel corso di precedenti interventi di consolidamento”.

"Il programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo ha rivolto la sua attenzione sin dalla sua prima edizione del 1989 anche alle manifatture tessili, tipologia di opere per le quali le metodologie di intervento nel tempo si sono sviluppate e affinate", ha aggiunto Silvia Foschi, Responsabile Patrimonio Storico Artistico e attività culturali di Intesa Sanpaolo. "Il ritorno a Venezia dell’arazzo L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano – grazie alla collaborazione tra Fondazione Giorgio Cini, Open Care e Intesa Sanpaolo – rappresenta un esito emblematico di ciò che il programma Restituzioni intende realizzare: prendersi cura delle opere del patrimonio artistico del Paese, mettendo in campo le migliori competenze e metodologie e le tecnologie più avanzate, aprendo a nuove possibilità di studio, di divulgazione e di fruizione responsabile da parte del pubblico".

Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini

Nel 2022 l’arazzo è stato oggetto di una sofisticata campagna di digitalizzazione tridimensionale e ad alta definizione, applicata a uno dei pezzi più prestigiosi della raccolta Cini. La rilevazione della superficie ha rappresentato un passaggio cruciale per analizzare lo stato di conservazione e la struttura materiale dell’opera: forma, consistenza e cromia sono state registrate grazie all’integrazione di tecnologie di scansione 3D e 2D senza contatto diretto con il tessuto, sviluppate specificamente per il settore dei beni culturali. L’insieme dei dati raccolti è oggi accessibile a studiosi, specialisti e pubblico, per dare la possibilità di un’osservazione inedita. Le informazioni digitali potranno inoltre essere impiegate in futuro per eventuali riproduzioni in facsimile e per monitorare nel tempo le condizioni dell’arazzo, in vista di nuovi interventi conservativi. "La digitalizzazione 3D e la mappatura analitica dell’arazzo ci hanno permesso di definire un intervento pienamente rispettoso sia nei termini di rispetto verso la sua storia che in termini di materiale. Grazie a questo approccio integrato, abbiamo garantito stabilità e leggibilità all’opera, rendendo possibile una conoscenza più approfondita del manufatto e assicurandone la conservazione nel tempo, ha dichiarato Isabella Villafranca Soissons, Responsabile scientifico del dipartimento di conservazione e restauro di Open Care.

Il restauro, eseguito da Open Care – Servizi per l’Arte di Milano, è stato preceduto da una dettagliata mappatura digitale. Le operazioni sono iniziate con la rimozione dei depositi superficiali su recto e verso tramite aspiratori a potenza regolabile, preparatoria alla fase di lavaggio. È seguita una lunga attività di consolidamento, che ha comportato la revisione di tutti gli stacchi della tessitura. L’intera superficie è stata poi sostenuta con un tessuto in lino, così da restituire stabilità strutturale al manufatto. Nelle aree di maggiore rilievo decorativo e iconografico, come i volti di alcune figure, si è intervenuti con limitate integrazioni di trama, impiegando materiali e tonalità coerenti con l’originale e adottando una tessitura più rada, per migliorare la leggibilità complessiva della scena. L’ultima fase ha previsto la foderatura completa dell’arazzo e la realizzazione di un nuovo sistema di sospensione.

“Questo restauro è stato un lavoro di grande precisione e pazienza, durato due anni”, spiega Milena Gigante, Responsabile del laboratorio di arazzi, tappeti e tessuti di Open Care. “Le poche integrazioni inserite, limitate ai dettagli decorativi essenziali, migliorano la leggibilità della scena, senza alterarne l’autenticità, per restituire una lettura più chiara del manufatto senza mai sovrapporci alla mano dei maestri fiamminghi del Quattrocento”.

Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
Foto: Fondazione Giorgio Cini
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