Biennale di Venezia, il Padiglione del Kirghizistan punterà sul paesaggio e su un antico gioco equestre


Il Padiglione della Repubblica del Kirghizistan alla 61ª Biennale di Venezia, nel Convitto Foscarini, sarà una grande installazione immersiva che si concentrerà sulle grandi opere idro-ingegneristiche e sull’antico gioco equestre del Kok-Boru. 

I paesaggi montuosi del Kirghizistan, con i loro ghiacciai, fiumi e imponenti infrastrutture idrauliche di impronta brutalista, costituiscono il punto di partenza di BELEK, la grande installazione immersiva di Alexey Morosov, presentata dal Padiglione della Repubblica del Kirghizistan alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. La mostra, a cura di Geraldine Leardi, è allestita presso il Convitto Foscarini, nel sestiere di Cannaregio, all’interno dell’ex chiesa di Santa Caterina, edificio storico del XIV secolo e più volte trasformato nel corso dei secoli. L’esposizione occupa circa 600 metri quadrati e si configura come un ambiente immersivo, al cui centro si sviluppa un monumentale video-affresco in dialogo con elementi scultorei, pittorici e sonori. L’architettura stessa dello spazio diventa parte integrante dell’opera, contribuendo a costruire un’esperienza visiva e sensoriale complessa.

Il progetto mette in relazione le immagini delle grandi opere idro-ingegneristiche che, nella seconda metà del Novecento, hanno profondamente trasformato il territorio del Kirghizistan, con la memoria culturale di una civiltà nomade e con l’antico gioco equestre del Kok-Boru. Il padiglione si configura così come un ambiente stratificato, in cui video, scultura, pittura e suono si intrecciano in un’unica esperienza.

Tra arte contemporanea, antropologia, filosofia e tecnologia, Morosov riflette sul tema dell’acqua come risorsa fondamentale per il futuro, ma anche come elemento centrale nella memoria del paesaggio montano che per secoli ha modellato la vita in Asia Centrale. In dialogo con il tema della Biennale Arte 2026, In Minor Keys, il progetto vuole assumere i toni di una meditazione sobria, quasi noir, sull’acqua, sulla memoria e sull’energia culturale di un popolo.

Il titolo BELEK, che in lingua kirghisa significa “dono”, introduce una duplice lettura: da un lato l’acqua come dono primordiale della natura, origine della vita e risorsa essenziale in un contesto montano; dall’altro il patrimonio immateriale del popolo kirghiso, fatto di tradizioni, memoria e pratiche condivise, come eredità trasmessa nel tempo, anch’essa concepita come un dono tra generazioni.

Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü
Alexey Morosov, video-proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok-börü, fotogramma di dettaglio con allenamento di kok-börü

Tra le immagini chiave del progetto emerge il Kok-Boru, antico gioco equestre che nell’opera di Morosov assume un valore che va oltre la dimensione folklorica. Diventa infatti un simbolo antropologico, espressione dello spirito collettivo e della forza dell’azione condivisa. Nella dinamica del gioco si manifesta una particolare sintonia tra uomo e cavallo, che riflette il ritmo del movimento e il respiro stesso del paesaggio montano.

Per l’artista, Belek non rappresenta un ritorno al passato, ma piuttosto un movimento attraverso di esso. “Sono nato e cresciuto in Kirghizistan, un paese plasmato dalla cultura nomade, e io stesso rimango un nomade. Questa esperienza non appartiene alla memoria; opera come una geometria interiore - il fluire dell’acqua e l’eredità degli antenati che vivono nel nostro presente. In questo progetto”, afferma, “tutto il mio percorso artistico si concentra in un unico punto di tensione, dove il dono perde la sua dimensione personale e diventa una forma di responsabilità che non può essere né trasferita né annullata”.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraBELEK di Alexey Morosov
CittàVenezia
SedeConvitto Foscarini
DateDal 06/05/2026 al 22/11/2026
ArtistiAlexey Morosov
CuratoriGeraldine Leardi
TemiArte contemporanea, Biennale di Venezia



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